L’AQUILA – Ieri si è svolta la prima udienza di una causa promossa da alcune parti civili contro la Regione Abruzzo e l’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu) dell’Aquila, per un maxi risarcimento complessivo di 6 milioni di euro, nell’ambito del processo civile per il crollo della Casa dello studente, dove morirono 8 ragazzi, a seguito del sisma del 6 aprile 2009

In particolare, si è tenuta la prima causa riguardante la morte del giovane aquilano Davide Centofanti, assistito dagli avvocati Wania Della Vigna e suo marito Guido Felice De Luca, entrambi del Foro di Teramo, per la quale è stato stimato un danno di oltre 2 milioni di euro. 

Nell’udienza, come riporta Il Messaggero, non erano presenti gli imputati condannati in via definita dalla Cassazione. 

Si è dunque proceduto in contumacia nei riguardi di Bernardino Pace, Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone e Pietro Sebastiani, condannati nel 2016 dopo sette anni di udienze con l’accusa di omicidio colposo. 

Il Tribunale civile ha chiesto l’articolazione delle prove da presentare nella prossima udienza fissata a giugno. 

Nel mirino dell’azione risarcitoria ci sono la Regione proprietaria, l’Azienda per il diritto agli studi universitari che la gestiva, i quattro tecnici condannati per i restauri dell’anno 2000, il Miur, le assicurazioni e la Farmaceutica Angelini che fece realizzare il palazzo.