ROMA – E’ già tempo di campagna elettorale in vista delle elezioni regionali che riguarderanno Campania, Veneto, Calabria, Toscana, Puglia, Marche e Valle d’Aosta, dopo le elezioni svolte a settembre 2020, rinviate allora in autunno a causa della pandemia.

Oltre 17 milioni di cittadini saranno chiamati alle urne e dunque questa tornata avrà un forte valore politico, come giudizio sul governo nazionale del centrodestra di Giorgia Meloni. Spettatore interessato anche l’Abruzzo, per valutare dove va il vento, e anche sulla tenuta delle coalizioni, in particolare del rapporto conflittuale in particolare tra Lega e Fdi e Fi, come pure dall’altra parte della barricata, per valutare l’efficacia del campo largo, formula ribadita con forza anche in Abruzzo dal segretario regionale del Pd, Daniele Marinelli  e avallata dai pentastellati.

Un duopolio che però in altre regioni già scontenta sia l’area centrista, in particolare Azione di Carlo Calenda che fa fatica a appoggiare candidati pentastellati, che quella di sinistra, di Avs, che ad esempio punta i piedi in Calabria.

C’è poi in gioco nei dem anche la leadership Lelly Schlein, tenuto conto che tutti i candidati del Pd in corsa sono della corrente riformista che fa riferimento a Stefano Bonaccini, come avviene nelle Marche, Toscana e Puglia, e dunque la segretaria nazionale, anche in caso di vittoria netta, potrebbe paradossalmente risultare indebolita.

La Valle d’Aosta è la prima a tornare al voto il 20 e 21 settembre,  a seguire le Marche, il 28 e 29 settembre, subito dopo toccherà alla Calabria, 4 e 6 ottobre e poi alla Toscana, dove si voterà il 12 e 13 ottobre. Entro il 20 novembre si dovrà votare in tutte le altre regioni dove la data non è stata fissata.

VALLE D’AOSTA

Domenica 20 e lunedì 21 settembre i cittadini valdostani sono chiamati alle urne per le elezioni regionali.  Presidente è  Renzo Testolin, membro dell’Union Valdôtaine,

La legge elettorale della Regione non prevede l’elezione diretta del presidente ma solo dei 35 consiglieri regionali. Sarà poi compito di quest’ultimi eleggere il nuovo presidente: entra in carica chi ottiene la metà più uno dei voti.

MARCHE

Nelle Marche ancora in corsa il presidente uscente meloniano Francesco Acquaroli, ex sindaco di Potenza Picena, poi parlamentare con FdI, carica che ha ricoperto fino all’elezione a governatore delle Marche.

A sfidarlo con il campo larghissimo di centrosinistra e M5s, l’ex sindaco di Pesaro, l’europarlamentare del Pd Matteo Ricci.

A complicare la sua corsa l’inchiesta ‘Affidopoli’ in cui la procura vuole fare luce su presunte anomalie e incongruenze nel flusso di denaro grazie al quale l’amministrazione ha realizzato una serie di lavori di intervento su piazze, strade, manufatti pubblici e privati della città. Ricci è stato vicepresidente del Pd tra dicembre 2013 e maggio 2017 , con Matteo Renzi segretario. Dal 2018 al 2024 ha ricoperto il ruolo di presidente della Autonomie locali italiani (Ali)

In corsa anche Democrazia sovrana e popolare (Dsp), con Claudio Bolletta, Lidia Mangani per il Partito Comunista Italiano e Francesco Gerardi, per Forza del Popolo (FdP), partito sovranista “no vax, no euro e no war”.

CALABRIA 

In Calabria le elezioni regionali si terranno in anticipo, il 5 e 6 ottobre 2025, a seguito delle dimissioni del presidente uscente Roberto Occhiuto, formalizzate ad agosto in seguito a un’inchiesta che lo vede indagato per corruzione. L’esponente di Forza Italia, già impegnato in campagna elettorale, si presenterà agli elettori per un nuovo mandato, con il sostegno della coalizione di centrodestra.

Il centrosinistra risponde con Pasquale Tridico, ex presidente dell’Inps, economista ed eurodeputato. Obtorto collo dovrà però adeguarsi, non senza uno scontro interno, Avs,  l’aggregazione che raduna i Verdi di Angelo Bonelli e Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni, che rivendicava a sè la candidatura in Calabria,  puntando sul sindaco di Corigliano Rossano Flavio Stasi o anche su Mimmo Lucano,  l’ex sindaco di Riace ed ora eurodeputato. Dubbi anche in Azione, vista la vicinanza di Tridico a M5s, ma Matteo Renzi ha invitato Carlo Calenda a non abbandonare il campo “per la presenza di M5S e Avs e regalare il centrosinistra alla sinistra radicale e il Paese alla trimurti Meloni, Salvini, Lollobrigida”.

TOSCANA 

La Toscana ha ufficializzato le elezioni per domenica 12 e lunedì 13 ottobre.  In Toscana il Presidente uscente è Eugenio Giani del Partito Democratico. La regione vanta una tradizione di governi di centrosinistra ininterrotta e dopo alcune consultazioni, Giani è stato investito ufficialmente come candidato unitario del Pd e intende correre per un secondo mandato.

Ma a smarcarsi potrebbe essere Azione che con Calenda ha tuonato: “Dovremmo accettare un programma redatto da Pd e M5s? Ma siamo matti? Giani ha firmato un accordo con il M5s che prevede assurdità: reddito di cittadinanza regionale, no alle infrastrutture, etc. Nessuno di questi punti è stato discusso con noi”. Più possibilista il toscanissimo Matteo Renzi, in nome di un fronte anti-destra.

Nel centrodestra è invece impasse e non ha ancora ufficializzato il proprio candidato senza dare il via libera ad Alessandro Tomasi, coordinatore toscano di FdI, sindaco di Pistoia, comune che è riuscito a strappare dal 2017 al Pd. La Lega, con il toscano eurodeputato Roberto Vannacci e Fi frenano.

CAMPANIA 

La data non è stata ancora fissata, ma si voterà senz’altro novembre, e sia il centrodestra che il centrosinistra sono in panne.

Il candidato già lanciato, Edmondo Cirielli, viceministro di Fdi, non è gradito a Lega, Fi e Noi Moderati. Una alternativa potrebbe essere quella della civica Giosy Romano, avvocato, un tempo vicino al centrosinistra e ora nominato da Meloni come capo della struttura Zes, che sarebbe gradita anche ad Azione.  Altri nomi sono il rettore dell’Università di Caserta  Giovanni Francesco Nicoletti o quello della Federico II di Napoli Matteo Lorito, e c’è poi l’ipotesi di Mara Carfagna di Noi Moderati.  C’è anche l’ipotesi del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che però, sondaggi alla mano nettamente favorevoli al centrosinistra, pare che non abbia tutta questa voglia di scendere in campo.

Nel centrosinistra, decisivo sarà l’imminente congresso regionale dei dem dopo un commissariamento di due anni, in quanto l’elezione del nuovo segretario regionale è legata a doppio filo con l’ufficializzazione della candidatura dell’esponente M5s Roberto Fico ex presidente della Camera, a governatore, su cui pesano i dubbi del governatore uscente, Vincenzo De Luca, al termine del suo secondo mandato consecutivo e che puntava a una ricandidatura; il Consiglio regionale nel novembre 2023 aveva perfino rimosso il limite dei due mandati per consentirgli di correre una terza volta. Tuttavia, la Corte Costituzionale ha annullato quella legge campana, sbarrando di fatto la strada a De Luca per un terzo mandato.  Con l’elezione a segretario regionale dem del figlio Piero De Luca, potrebbe arrivare il via libera definitivo a Fico.

VENETO

Anche in Veneto la data ufficiale non c’è ancora, con ipotesi probabile di metà novembre. Il Veneto arriva al voto dopo 15 anni di governo di Luca Zaia della Lega, eletto Presidente nel 2010, 2015 e 2020 ma a questo giro non potrà correre,  per limiti di mandato fissati dalla norma nazionale, nonostante abbia un gradimento record del 66%.

E così si sta assistendo ad un braccio d ferro tra  tra Lega e Fratelli d’Italia per la scelta del candidato, con Fdi che spinge per Luca De Carlo, senatore e presidente della Commissione Agricoltura o l’eurodeputata Elena Donazzan, ex assessore regionale. Forza Italia potrebbe puntare sull’ex sindaco di Verona Flavio Tosi, ora europarlamentare forzista, figura moderata. Mentre la Lega, che rivendica con forza il Veneto vuole candidare il giovane vicesegretario del Carroccio, Alberto Stefani. A complicare il quadro è che Zaia intende presentare una lista con il suo nome, che rischia di drenare non pochi voti a tutti e tre i partiti guida del centrodestra.

Il centrosinistra è intanto già in campagna elettorale con Giovanni Manildo, avvocato ed ex sindaco Ps di Treviso. sostenuto dal Partito Democratico e, con ogni probabilità, anche dal Movimento 5 Stelle e altre liste progressiste in un’alleanza ampia. Il suo nome è emerso dopo che era stato ventilato quello del microbiologo e senatore Andrea Crisanti; alla fine la convergenza si è spostata su Manildo.

PUGLIA

Anche in Puglia si voterà probabilmente a metà novembre e la situazione è caotica in entrambi gli schieramenti.

Il residente uscente è Michele Emiliano del Pd, in carica dal 2015 e rieletto nel 202o ha indicato come suo successore Antonio Decaro, ex sindaco di Bari e attuale europarlamentare.

A complicare tutto è però che Decaro ha detto che lui farà un passo indietro se l’ex governatore Nichi Vendola e lo stesso Emiliano si candideranno, con proprie liste che rischiano di indebolire e condizionare pesantemente la eventuale maggioranza di De Caro. Una scusa. per i maligni: perché l’ambizioso europarlamentare ambirebbe alla leadership del Partito Democratico con l’obiettivo di sfidare Giorgia Meloni alle prossime politiche.

Dovesse esserci un passo indietro, al posto di Decaro si fanno i nomi del presidente del consiglio regionale Loredana Capone, del vice di Michele Emiliano e assessore alla Sanità, Raffaele Piemontese e l’ex assessore Alessandro Delli Noci,

Nel centrodestra il nome più accreditato per espugnare il ventennale regno del centrosinistra è l’avvocato penalista e viceministro alla Giustizia del Governo Meloni, Francesco Paolo Sisto. di Forza Italia, altri nomi, anch’essi forzisti sono quelli dei parlamentari Mauro D’Attis    Andrea Caroppo e Vito De Palma.