SULMONA – C’è l’ombra pesante del movente razzista dietro l’agguato di cui è stato vittima del senegalese Sadio Camera, 27 anni, ospite del centro di accoglienza di Pettorano sul Gizio (Sulmona), e attivista dell’associazione Ubuntu, nata a Sulmona a tutela dei diritti dei migranti, ora ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Pescara.
Martedì scorso, mentre tornava al centro di accoglienza, l’uomo è stato affrontato da due persone per poi essere accoltellato alla gola e gettato in un fosso, su una stradina di campagna tra Sulmona e Pettorano. Ripresosi il giorno dopo, Sadio Camera, è riuscito a raggiungere la struttura di Pettorano e da lì è stato stato accompagnato all’ospedale di Sulmona. Secondo il racconto del giovane, che presta servizio civile come volontario presso la “Casa di Riposo S. Chiara”, i due mentre lo aggredivano gli avrebbero detto: “ti insegniamo noi a campare”.
Sulla vicenda sta indagando la squadra anticrimine del commissariato di Sulmona.
La Cgil annuncia nelle prossime ore iniziative pubbliche di mobilitazione, e chiederà un incontro con le istituzioni preposte (Prefettura e Questura), allo scopo di sensibilizzare la società civile ad una maggiore riflessione su quanto accaduto.
Una lettera aperta è stata pubblicata ieri dall’avvocato Chiara Maiorano, presidente dell’associazione Ubuntu: “Scusa per il vile atto compiuto da chi ti ha quasi ammazzato. Scusa per non essere riusciti a difenderti, a proteggerti, a farti sentire al sicuro in un Paese che si dice democratico, ma che ultimamente sembra aver dimenticato la sua storia di emigranti e si comporta come se fossimo in piena Apartheid”, è scritto nella lettera della Maiorano, che poi continua ringraziando il giovane per il suo impegno da attivista politico in Senegal, in prima linea per i diritti umani e la costruzione di un mondo migliore: “Chiunque abbia tentato di toglierti quella forza, è solo un codardo. Grazie per i chilometri macinati ogni giorno in bici da Pettorano a Sulmona per andare a svolgere le attività di assistenza agli anziani nel tuo anno di Servizio civile. Non sei solo Sadio. L’odio non passerà. Ti aspettiamo amico”, conclude la lettera aperta.
Dura la reazione del Partito democratico di Sulmona. “Dopo l’ennesimo episodio di violenza con cui in queste ore la città deve confrontarsi, episodio da ricondursi, stando alle ricostruzioni della stampa, ad aggressione con l’aggravante di odio razziale – si legge nella nota -, non possiamo che esprimere la più ferma condanna. Manifestando al contempo la nostra solidarietà alla giovane vittima, senegalese conosciuto per il suo impegno nel servizio volontario presso la Casa di Riposo S. Chiara. Limpido esempio di laboriosa integrazione che fa giustizia di ogni facile, demagogica discriminazione basata sul colore della pelle. Una città dove ogni anno si celebra Il Sentiero della Libertà, una manifestazione di respiro internazionale a ricordo del coraggio e abnegazione di quanti in tempo di guerra non esitarono ad aprire le loro case per dar rifugio ai prigionieri di guerra sfuggiti dai campi di prigionia nazisti, non può accettare questa deriva razzista. A questo imbarbarimento dei costumi che sembra essere il tratto dominante di questi ultimi anni, il Circolo PD di Sulmona intende opporsi con tutte le sue forze, chiamando a raccolta quanti hanno a cuore le sorti stesse di questa antica e nobile città”.
Interviene anche il segretario nazionale di Rifondazione comunista, il pescarese Maurizio Acerbo.
“Conosciamo i responsabili politici e morali del clima di xenofobia e razzismo che sta avvelenando il Paese, si chiamano Salvini e Meloni. Può darsi che come nel caso del giugno 2018 gli aggressori siano solo dei balordi, ma il clima che legittima e fomenta questo genere di violenze è stato creato da alcune forze politiche e da alcuni giornali che ne condividono e amplificano la propaganda. Auspico la fine di questo clima di barbarie e di violenza inaudita che contrasta con le tradizioni di civiltà e democrazia che solo fino a qualche tempo fa hanno sempre caratterizzato il Paese”, scrive in una nota.
Sulla vicenda è intervenuto anche Pierluigi Iannarelli, segretario circolo Sinistra Italiana dell’Aquila, che in una nota scrive: “Sadio Camara, giovane senegalese di 27 anni, laureato in filosofia, che svolgeva servizio civile nella Valle Peligna è stato accoltellato alla gola e gettato in un fosso, ed ora e’ ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Pescara. Il fatto sarebbe accaduto martedì scorso su una stradina di campagna tra Sulmona e Pettorano. Gli aggressori si sono presentati minacciandolo con frasi del tipo “ti insegniamo noi a campare” per poi passare alle vie di fatto”.
“Ovviamente era solo questione di tempo! La notizia dell’aggressione aggravata ai danni del giovane non ci stupisce affatto; semmai ci rende ancora più consapevoli delle nostre convinzioni più volte manifestate in questi ultimi tempi. La gravità del fatto e l’efferatezza dell’aggressione (prima insultato, poi obbligato a seguire i suoi aguzzini e poi picchiato ed accoltellato) palesa un modo di pensare che ormai nella nostra società è diventato struttura; pensieri e parole di cui i rappresentanti istituzionali, anche di alto livello, si servono quotidianamente per sfruttare una condizione di disagio economico e culturale all’unico scopo di accrescimento del loro potere”, aggiunge.
“È ora di chiedersi, cari cittadini, istituzioni, forze dell’ordine, mondo politico e associativo, siete davvero sicuri che in nome della sicurezza, della difesa dei confini, dell’identità della razza, dobbiamo sacrificare il diritto alla vita di un nostro fratello?
Il mea culpa non può avvenire solo nei giorni deputati dal calendario istituzionale; mille lezioni nelle scuole ai ragazzi sui danni dell’indifferenza sono rese vane da un gesto folle come quello raccontato dalle cronache di oggi – conclude – È tempo di cambiare mentalità, impostazione e approccio al tema dell’immigrazione, perché oltre che essere un fatto naturale e fisiologico, è cosa certificata essere una risorsa necessaria per il futuro del nostro Paese. Va cambiata l’agenda politica, non più odio e populismo, bensì integrazione e temi come lo jus soli, questa è una grande battaglia che la sinistra degna di questo nome dovrebbe portare avanti, al netto dei facili consensi. Riportiamo i temi su un livello di uguaglianza dell’accesso ai diritti, solo così potremo uscire da questo stato di inciviltà”.





