L’AQUILA – A diciassette anni dal sisma che il 6 aprile 2009 devastò L’Aquila, causando 309 morti, oltre 1.600 feriti e circa 80mila sfollati, il giornalista di Mediaset Remo Croci affida ai social il ricordo di quelle ore drammatiche vissute sul campo.
“Nella notte buia solo i fari delle auto illuminavano ciò che restava dei palazzi”, scrive il caposervizio di News Mediaset e inviato del programma Quarto grado su Rete 4, ripercorrendo il suo arrivo in città poche ore dopo la tremenda scossa delle 3.32.
“Le persone gridavano i nomi dei propri cari sotto le macerie. Sembrava di essere sul set di un film, ma era tutto maledettamente vero”.
Croci racconta poi di aver raggiunto il capoluogo abruzzese con il proprio operatore e di essersi subito unito ai soccorsi: “Prima ancora di iniziare a girare aiutammo i sopravvissuti a cercare i loro familiari, illuminando le macerie con i nostri faretti”.
“Era impossibile spostare a mani nude quei blocchi di cemento e marmo. Ci provammo comunque, sperando di trovare qualcuno ancora in vita, ma fu inutile”, continua.
Nel racconto emergono anche storie di amicizia e solidarietà, insieme a un episodio che segna la Pasqua del 2009: “Due bambine, ancora sotto shock, si avvicinarono al nostro campo. Riuscimmo a trovare un uovo di cioccolato e a donarglielo. I loro occhi si illuminarono, tornarono a sorridere. Fu un piccolo miracolo, nessuno riuscì a trattenere le lacrime”.
Il giornalista ricorda, inoltre, la paura costante delle repliche: “Furono giorni e notti vissuti con l’incubo delle scosse”, e torna sulle polemiche legate alla prevenzione: “C’erano stati segnali, ma chi li aveva lanciati non fu ascoltato”.
Nel post anche un passaggio critico sulla fase della ricostruzione: “Mentre si scavava a mani nude per salvare vite, c’era chi già immaginava affari d’oro. Nessuno ha mai pagato davvero per questo”.
Accanto al dolore, però, Croci sottolinea i gesti di umanità vissuti in quei giorni: “In mezzo a tanta disperazione ci furono persone straordinarie, pronte ad aiutare senza chiedere nulla in cambio. È questo che non dimenticherò mai”.
“Quella notte all’Aquila accadde qualcosa di orrendo, ma resta il coraggio della sua gente”, conclude.





