L’AQUILA – “Mi pare che per la candidatura alla segreteria del Pd da parte dei sindaci di capoluoghi di Regione sia stata concessa una deroga proprio in occasione delle primarie che hanno indicato Matteo Renzi”.

Risponde così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, a chi gli fa notare l’impossibilità che avrebbe sulla carta di portare la sua candidatura alla segreteria regionale del Pd, nata quasi per gioco e divenuta via via più seria con l’appoggio conclamato anche del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso.

Cialente che, comunque, viste anche le difficoltà di arrivare a una deroga, mette anche un po’ le mani avanti: “Io mi candido se lo decide il partito, non è che voglio farlo a tutti i costi!”, concetto peraltro già espresso in precedenza.

Critico, infine, il primo cittadino, con una risposta del neo presidente abruzzese dell’Associazione nazionale Comuni italiani (Anci), Luciano Lapenna, a un cronista che gli chiedeva se la candidatura cialentiana possa essere una “rivendicazione territoriale”, con il sindaco di Vasto (Chieti) che ha risposto: “È una storia vecchia che non ci fa andare avanti”.

“Non bisogna ragionare in questo modo, se ci si candida a guidare il Pd abruzzese si vuole incidere sulla politica regionale, non territoriale”. (alb.or.)