L’AQUILA – Un danno erariale da oltre 2 milioni di euro e un possibile contenzioso con la Camera di commercio di Pescara.

Si complica la vicenda della sede della Regione in piazza Unione nella città adriatica, il palazzo che ospita alcuni uffici di Giunta e Consiglio, che presenta delle criticità dal punto di vista antisismico, comprato per 5,8 milioni con un blitz natalizio nel 2006 e costato fino a oggi in totale 9,5 milioni a causa delle ingenti spese aggiuntive per l’adeguamento.

Già nell’ottobre 2012, prima ancora che arrivassero i due report dell’Enea che mettevano in luce i difetti strutturali dell’immobile, tanto da costringere l’Ufficio di presidenza dell’Emiciclo a chiudere l’auditorium De Cecco da circa 400 posti, era partita la prima comunicazione alla Corte dei conti firmata da Paolo Costanzi, direttore del settore Attività amministrativa dell’ente, e da Vincenzo Mazzotta, dirigente del servizio Tecnico.

Secondo i due si evidenziava “la concreta impossibilità di poter utilizzare” parte dell’edificio “per le finalità a cui era destinato”, a meno di non voler procedere ad adeguamenti strutturali, in seguito quantificati in circa 2,1 milioni, “che comporterebbero oneri che eccedono il valore del fabbricato così come determinato dall’Agenzia del demanio (9.440.000 euro, ndr)” e “un danno derivante da un eccesso di risorse utili per il completo utilizzo dell’immobile, che non si sarebbe mai verificato se la sommatoria degli oneri sostenuti per l’acquisto, per la manutenzione straordinaria necessaria a renderlo utilizzabile e per l’adeguamento strutturale fosse stata tale da rimanere nel limite del valore stimato”.

I 2,1 milioni necessari per mettere in regola l’auditorium, tra l’altro, sono già stati individuati nelle pieghe dei conti della Regione, ma nessuno si azzarda a dare il via libera alla spesa data la complessità della situazione e il rischio paventato di incorrere nella scure della magistratura contabile.

A integrazione di quella segnalazione ne sono seguite altre due: una nel marzo 2013 e una pochi giorni fa, in entrambi i casi in concomitanza con l’arrivo dei report dell’Enea di cui AbruzzoWeb ha parlato nelle puntate precedenti dedicate alla sede di piazza Unione.

Nella seconda, Costanzi e Mazzotta fanno rilevare che “qualora le verifiche fossero state condotte all’atto dell’acquisto” il maggior onere finanziario necessario per la messa a norma delle strutture “avrebbe potuto essere probabilmente decurtato al prezzo pattuito”.

RISCHIO CONTENZIOSO CON CAMERA DI COMMERCIO

Per questo, nel frattempo, sempre i due dirigenti regionali avevano scritto alla Camera di commercio di Pescara per evidenziare che “l’immobile difetterebbe delle caratteristiche necessarie per assolvere alla sua destinazione d’uso o, quanto meno, presenta vizi di natura tale da diminuirne in modo apprezzabile il valore”.

Un escamotage per bloccare i termini di decorrenza dei tempi entro i quali la Regione può avviare un’azione risarcitoria, ipotesi presa in considerazione dallo stesso Ufficio di presidenza del Consiglio nella delibera del 13 febbraio scorso, con la quale è stata confermata l’interdizione al pubblico della sala De Cecco e invitata l’Avvocatura regionale a valutare la possibilità di un’azione “estimatoria finalizzata alla riduzione del prezzo al fine di recuperare le risorse occorrenti per l’adeguamento e il completo utilizzo dell’immobile in ogni sua parte”.

In pratica un atto propedeutico all’avvio del contenzioso con l’ente camerale, anche se i piani alti della Regione, all’epoca, sapevano perfettamente che l’immobile non era conforme alle leggi sulla vulnerabilità sismica.

LA RELAZIONE DEL 2006: “NON È A NORMA”

Le avvisaglie di ciò, infatti, erano contenute nella verifica della congruità economica stilata dal nucleo tecnico di valutazione composto da tre ingegneri dipendenti della Regione (Pierfranco Colangeli, Carlo Giovani e Riccardo Elio Terzini), incaricati di effettuare una ricognizione sullo stato dell’edificio dall’Ufficio di presidenza dell’Emiciclo prima di procedere alla compravendita.

Una relazione in cui si parlava di carenze strutturali, di lesioni sulla facciata e all’attacco dei pilastri di ingresso, di pavimenti fatti con materiali cancerogeni, di presenza di barriere architettoniche e di assenza di posti auto, frutto di un sopralluogo effettuato il 18 dicembre 2006.

IL BLITZ DI NATALE PER L’ACQUISTO

Nonostante tale quadro dai contorni disastrosi, l’Ufficio di presidenza, con una solerzia quantomeno anomala nella storia della pubblica amministrazione, decideva solo 10 giorni dopo di procedere all’acquisto. In linea con la ferrea volontà politica dell’allora presidente del Consiglio, Marino Roselli (Margherita e poi Partito democratico), di fare in fretta e dotare Pescara di una sede “doppione” dell’Emiciclo.

Per capire meglio, è bene dettagliare i tempi. La relazione di Colangeli, Giovani e Terzini arriva sul tavolo dell’Up il 22 dicembre 2006, un venerdì, contando i successivi quattro giorni festivi (il fine settimana più Natale e Santo Stefano), l’organismo delibera dopo sole 48 effettive di autorizzare “la trattativa e l’acquisto”.

Una trattativa lampo, visto che il giorno successivo, il 29 dicembre, l’atto viene siglato davanti a un notaio di Pescara e nella stessa data è impegnata la somma di 5.361.182,14 euro sul bilancio regionale e liquidata una parte cospicua pari a circa 4,5 milioni in favore della Camera di commercio, allora presieduta da Ezio Ardizzi.