L’AQUILA – “Se Draghi fosse costretto a dimettersi (ma va ripetuto: è un’ipotesi del terzo tipo, il periodo ipotetico dell’impossibilità), Mattarella lo rinvierebbe immediatamente alle Camere, mettendo i partiti di fronte alle loro responsabilità. A quel punto la confusione a cui si assiste in questi giorni cesserebbe tutt’insieme. Ma metti anche che, in un intento suicida, gli stessi responsabili delle dimissioni insistessero per mandare a casa il banchiere, giocandosi la fiducia dell’Europa e i miliardi di aiuti di cui sopra, al Presidente della Repubblica non resterebbe che mettere su un governo elettorale, forse perfino militare, com’è accaduto con il generale Figliuolo per le vaccinazioni. A mali estremi, estremi rimedi. Anche se non è affatto detto che ci si arriverà”.
Lo ha scritto, in un editoriale pubblicato oggi sul quotidiano La Stampa, il giornalista Marcello Sorgi, che del giornale torinese è stato direttore e che ha diretto anche il Tg1. Le parole di Sorgi hanno inevitabilmente prodotto polemiche a non finire. Sui social, in molti hanno attaccato l’editorialista de La Stampa, ma c’è anche chi ha “minimizzato” e provato a spegnere le polemiche definendo “fantasioso” un simile scenario.
Nei giorni scorsi, il direttore de La Stampa, Massimo Giannini, aveva definito “no brain” (“senza cervello”), il docente e giurista Ugo Mattei, per aver partecipato a una manifestazione contro il green pass, definito dallo stesso Mattei, anche sulle pagine di AbruzzoWeb, uno strumento “anticostituzionale”.
Mattei aveva annunciato di aver dato mandato al suo legale di querelare Giannini; strada che invece il docente e giurista ha preferito non praticare, scegliendo, da oggi e per una settimana, di ricordare a Giannini, “con una vela parcheggiata davanti al Suo giornale in modo che sia ben vista dai Suoi giornalisti, che quando si insulta è perché non si hanno argomenti. Abbiamo preferito questa soluzione alla querela per rispetto del tempo dei magistrati e perché crediamo nella libertà di stampa (Art. 21 Cost.) perfino della pessima Stampa, quando lo scontro è politico”.






