L’AQUILA – Servono quasi duemila persone, in Abruzzo, per far ripartire la scuola: mille docenti e novecento tra tecnici, ausiliari e amministrativi. Il problema, però, è che i fondi destinati alla regione valgono, in tutto, appena sedici milioni. Quanto basta per sottoscrivere 850 contratti a tempo determinato.
La denuncia, come riporta Il Messaggero, arriva da Carlo Frascari, responsabile regionale dello Snals-Confsal, il principale sindacato dei lavoratori della scuola.
Le duemila unità di personale sarebbero quelle necessarie alla luce dell’emergenza coronavirus e sono il frutto delle ricognizioni avviate dalle singole scuole sulla necessità di sdoppiare le classi o fare turnazioni.
Un vero e proprio esercito che andrebbe reclutato dalle graduatorie per le supplenze dalle quali andranno già attinti oltre 500 docenti, quelli necessari a coprire tutte le cattedre.
L’Abruzzo, infatti, ha oltre 1.160 immissioni da fare, ma di queste solo circa 600 sono reperibili. Per le altre, su molte classi di concorso, andranno assunti supplenti a tempo determinato. Insomma, per la scuola abruzzese la ripartenza è ancora nel caos.
“La cosa è assurda è che a 15-20 giorni dalla riapertura stiamo ancora discutendo di cosa fare, a noi pare una cosa fuori dalla logica. Serve chiarezza – incalza Frascari -: non ci si può rincorrere con note, circolari, dichiarazioni che si smentiscono tra loro”.
“La ricognizione fatta dalle scuole – spiega Frascari – ha prodotto una richiesta di personale extra di mille docenti e 900 Ata (personale amministrativo, tecnico e ausiliario), ma le somme destinate all’Abruzzo, circa sedici milioni di euro, sono sufficienti a coprire al massimo 850 contratti a termine. Ovvero meno della metà delle esigenze espresse dagli istituti. Questa è la realtà delle cose”.
“Questo personale extra – dice Frascari – sarebbe tutto supplente perché si tratta di contratti a termine, nemmeno per tutto l’anno, ma fino alla fine delle esigenze. Significa che se ci fosse un nuovo lockdown ci sarebbero i licenziamenti. I Bisognerebbe scorrere le graduatorie delle supplenze, a cui già bisogna attingere per le numerose cattedre, in molte classi di concorso, che non si è riusciti a coprire con il ruolo. Noi abbiamo in Abruzzo 1.160 posti di ruolo, ma si potranno immettere solo poco più di 600 docenti per mancanza di candidati nella graduatorie. Gli altri posti, oltre 500, sono destinati ai supplenti: una carica enorme a cui bisognerà aggiungere i contratti a termine generati dall’emergenza coronavirus. Un problema nel problema”.
Al problema del personale si aggiunge quello dell’edilizia scolastica: sono scarsissimi i fondi messi a disposizione di ogni singolo istituto e, in più, va considerata una ricostruzione post sisma che ancora è praticamente al palo. Dulcis in fundo c’è il tema trasporti. Se il contagio dovesse crescere, come sta accadendo ora, è quasi scontato che sugli autobus saranno ripristinate le distanze previste nell’immediato post-lockdown.
“Se si diversificheranno gli ingressi – dice Frascari – avremo il problema di come trasportare questi studenti, dovendo sostenere il tema del distanziamento che, pare, dovrebbe essere attenuato. Ma se il contagio dovesse aumentare cosa accadrà? La questione del distanziamento si riproporrà. Soprattutto per gli istituti superiori sarà un grande problema”.





