L’AQUILA – Agosto bollente per il mondo della scuola, dopo che il cervellone informatico del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (Miur) ha fatto qualche bizza catapultando in alcuni casi anche a centinaia di chilometri da casa migliaia di insegnanti.
I più sfortunati sono quelli stabilizzati con l’operazione “Buona scuola” varata lo scorso anno dal Governo, 100mila circa. Sindacati sulle barricate e lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi per annullare tutte le operazioni, nonostante nessuno conosca le reali dimensioni del fenomeno.
In Abruzzo, secondo una stima della Cisl pubblicata dal Centro sono 386 quelli che dal primo settembre sono costretti a fare le valigie, più o meno la metà secondo l’Ufficio scolastico regionale, che tuttavia ammette di essere ancora in fase di elaborazione dei dati.
“La situazione è scoraggiante”, dice ad AbruzzoWeb Cinzia Angrilli della Cgil.
“Il quadro regionale è ancora in via di definizione – spiega – ma ci sono errori nelle operazioni di trasferimento dei docenti, il Governo ha rifiutato la nostra richiesta dando indicazione agli Ambiti territoriali scolastici (gli ex provveditorati provinciali agli studi, ndr) di esaminare tutte le richieste di conciliazione”.
I sindacati hanno messo a disposizione i modelli per avviare i contenziosi, con gli Ambiti che valuteranno le istanze dei docenti trasferiti da una provincia all’altra della stessa regione e il Miur quelle degli insegnanti finiti oltre i confini regionali.
“Il problema – chiarisce la Angrilli – nasce dal sistema informatico adottato dal Ministero, che doveva tener conto delle regole del contratto nazionale facendolo convivere con il piano straordinario delle assuzioni (la Buona Scuola, ndr), visto che questo è il primo anno in cui i docenti neo assunti si apprestano a prendere possesso della cattedra per la prima volta”.
Del cervellone, per i sindacati “non ha funzionato nulla, gli errorri sono stati tantissimi, e riconoscere le sconfitte è sempre difficile”.
In trincea ad esaminare le domande, tra gli altri, la dirigente dell’Ambito territoriale Chieti-Pescara, Rita Vitucci, agli ultimi giorni di lavoro prima della pensione.
“Non ricordo di essere mai stata così oberata durante la settimana di Ferragosto come quest’anno”, confessa, spiegando come anche il suo ufficio sia impegnato nella “verifica della possibilità di sanare le difformità di assegnazione di sede”. Una operazione che dovrebbe concludersi entro la fine di agosto per le scuole elementari, solo successivamente si esamineranno le istanze degli insegnanti di medie e superiori.
La Vitucci, che ammette che “qualche defiance nel sistema informatico del Miur c’è stato”, spiega poi come “fino all’anno scorso gli immessi in ruolo erano bloccati per tre anni nella provincia di assegnazione, quest’anno c’è invece la possibilità di muoversi a prescindere dall’anno di immissione in ruolo, e la precedenza data a quelli immessi in ruolo negli anni precedenti all’anno scolastico 2015/2016 causa ulteriori ‘esodi’ soprattutto dal centrosud verso il settentrione”.
Quest’ultimo aspetto ha insomma innescato un effetto domino. E se è vero che qualche centinaia di insegnanti è costretto a fare le valigie, molti torneranno anche nella loro provincia di residenza.
Ieri, intanto, nuova videoconferenza tra i vertici del Miur e degli uffici territoriali per sbrogliare la matassa. Mentre sotto la sede di Pescara manifestavano gli insegnanti di sostegno che si sono visti trasferiti al nord. “Non possiamo assicurare la continuità del singolo docente, ma solo la presenza dell’insegnante”, chiosa la dirigente.





