L’AQUILA – Oggi la Cgil scende in piazza per uno sciopero nazionale contro la manovra finanziaria del governo.
In Abruzzo la protesta sfilerà per le vie di Teramo, la città del presidente della Regione, Gianni Chiodi: “una scelta non casuale”, dice ad AbruzzoWeb Gianni Di Cesare, segretario regionale del sindacato.
Cosa rimproverate al governatore?
Chiodi deve tornare a fare il presidente della Regione e smetterla di essere solo un commissario. In modo più chiaro, gli chiediamo di rappresentare di più gli abruzzesi a Roma e di meno il governo all’Aquila.
Il vostro sciopero punta molto l’attenzione sui tagli alle Regioni e agli Enti locali.
Su questa strada il governo deve fare marcia indietro, c’è un accanimento su tutto ciò che è pubblico e che rappresenta il sistema delle regole sulle quali si basa l’unità del Paese ed il suo futuro in termini di coesione sociale.
Il caso dei fondi Fas per l’Abruzzo, da questo punto di vista, è emblematico: il probabile salvataggio del finanziamento è stato salutato come la soluzione di tutti i problemi ma non si dice che, con la manovra nazionale, ne perderemo altri sulla sanità, sul sociale, sui trasporti.
Gli altri punti che non condividete della manovra?
Il fatto che colpisca sempre i soliti: i lavoratori dipendenti. La gente comune non ce la fa più, mentre per garantire la crescita al Paese servirebbe maggiore equità.
Secondo voi chi dovrebbe pagare la crisi?
Gli evasori fiscali, i grandi ricchi, i possessori di grossi patrimoni immobiliari, coloro che hanno fatto rientrare i capitali dall’estero grazie allo scudo fiscale. Noi proponiamo tasse speciali per queste categorie, inoltre chiediamo un aumento dell’Irap per banche e assicurazioni. Infine vanno tagliate la spesa pubblica e gli incentivi alle imprese.
In quanto stimate le entrate della vostra “contro-manovra”?
In 54 miliardi di euro per il 2012 e in 71 per il 2013. Non soltanto soldi per pareggiare il saldo del bilancio statale, quindi, ma anche risorse aggiuntive per sostenere la ripresa su alcuni settori strategici: innovazione, sviluppo locale, green economy, Mezzogiorno e giovani.
Su questa strada, però, gli altri sindacati vi seguono poco. L’unità della triplice è definitivamente tramontata?
Con lo sciopero di maggio avevamo messo in guardia il Paese su quello che poteva succedere e che poi è effettivamente accaduto. Mentre la Cisl e la Uil si sono andate a sedere al tavolo del governo insieme a Confindustria e dicevano che andava tutto bene.
Oggi il segretario nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni, spaccia per grande risultato il mancato aumento dell’Iva, una cosa che, in realtà, non era scritta da nessuna parte.
Secondo voi la crisi mette a rischio anche i fondi per la ricostruzione dell’Aquila?
C’è questa possibilità, d’altra parte non abbiamo nessuna garanzia che i fondi stanziati per il terremoto non siano toccati. Ecco perché, con l’occasione, rilanciamo anche l’idea di una tassa di scopo per L’Aquila e il cratere.






