CHIETI – “Seguite sempre le vostre passioni!”. Con questa raccomandazione agli studenti del suo vecchio liceo Scientifico, il “Masci” di Chieti, è tornato a casa Concezio Bozzi, professore di fisica dell’Università di Ferrara e collaboratore di Infn e Cern, ospite speciale di un evento organizzato dall’associazione “Amici del Masci”.
Ai ragazzi dello Scientifico, presso l’aula magna della scuola e in una seconda conferenza per la cittadinanza, all’auditorium del Museo delle Scienze biomediche, il professor Bozzi si è presentato, intrattenendo il pubblico con argomenti scientifici e interessanti: un colloquio tra i giovani e la fisica, dove riscoprire il sapere è apparso come un dialogo.
Un’esposizione, in particolare, sul bosone di Higgs, denominato anche “particella di Dio” che permea l’Universo dando massa alle particelle elementari.
Nonostante la giovane età, 46, Bozzi ha collezionato oltre 800 pubblicazioni in riviste internazionali di fisica nonché collaborazioni e partecipazioni a comitati di valore scientifico.
A dispetto di questo, nella chiacchierata con AbruzzoWeb, si mostra come un uomo modesto e umile, che sa fare della propria intelligenza il pozzo del proprio sapere.
Professore di fisica a Ferrara, collaboratore anche al Cern: che effetto fa tornare a Chieti, nella scuola da cui è uscito come semplice studente, e farlo da uomo d’impegno scientifico e culturale?
Mi fa sempre piacere mantenere i contatti con il mio Liceo, e ho sempre accettato volentieri gli inviti che mi sono stati fatti in tutti questi anni. Durante la mia formazione universitaria e nel corso della mia attività di ricerca ho avuto modo di viaggiare molto e di avere quindi contatti con realtà e culture anche molto diverse da quella in cui sono nato e cresciuto. Tornare a Chieti in occasioni come questa per me significa portare indietro queste esperienze e poterle condividere con le persone che conosco, con gli studenti e gli insegnanti del Masci. Ma significa anche ritrovare molte delle persone che sono state alla base della mia formazione, poterci discutere e poter continuare ad apprezzare la solidità delle loro idee e dei loro comportamenti: è sempre una “ lezione” di vita salutare.
Pensa, dunque, che il Masci possa dare una completa formazione?
Certamente sì! Nella mia esperienza come studente, ma anche come visitatore in questa e altre occasioni, ho visto insegnanti che amano il loro lavoro e che, oltre alle indispensabili nozioni di base, cercano di trasmettere agli studenti una forma mentale e un modo di affrontare problemi e situazioni che saranno indispensabili nella loro vita futura.
Come mai la scelta di un argomento? La “particella di Dio” è spiegabile a ragazzi del liceo?
La fisica delle particelle elementari cerca di rispondere a domande che l’umanità si è posta da sempre: di cosa siamo fatti? Come siamo arrivati qui e ora? Quali sono le leggi fondamentali che spiegano il mondo? Non occorre essere scienziati per porsi queste domande, ognuno di noi lo fa! Certamente questa fisica è comprensibile da un punto di vista quantitativo solo dopo anni di studio rigoroso, ma le idee che sono alla base della nostra comprensione del mondo delle particelle sono relativamente semplici e non occorre una preparazione specialistica per apprezzarle: basta solo un po’ di buona volontà e di curiosità scientifica!
Pensa che questa conferenza sia stato un modo valido per trasmettere il sapere scientifico che la riguarda?
Certamente sì, altrimenti non l’avrei fatta! A parte gli scherzi, spero che la conferenza sia stata un’occasione per suscitare curiosità verso le tematiche che ho trattato, e la voglia di approfondirle. Credo che la nostra società debba acquisire maggiore consapevolezza delle possibilità offerte dalla scienza e dal metodo scientifico, e credo che questo vada affrontato incominciando dalle scuole.
Secondo lei nella società di oggi di fisica si parla poco o poco viene rese noto e fornito alla società?
Credo che nella società di oggi, quella italiana in particolare, si parli troppo poco non solo di fisica ma di scienza in generale. Occorre far comprendere al pubblico in generale quanto importanti siano i risultati e le applicazioni della ricerca scientifica nella vita di tutti i giorni. E come risultati ottenuti dalla ricerca pura, che non si pensava potessero avere applicazioni utili, sono stati, sono e saranno utilizzati con successo anche nei campi più impensati. Un esempio: un secolo fa Einstein studiava la natura dello spazio-tempo; oggi possiamo utilizzare Gps e navigatori satellitari per determinare con precisione la nostra posizione solo grazie all’utilizzo della sua teoria della relatività generale! Infine, ritengo che faccia parte dei compiti istituzionali dello scienziato comunicare la scienza e i suoi risultati: lo stato investe fondi per la ricerca pubblica e occorre che i cittadini sappiano come questi fondi vengono impiegati.
La Fisica è più mestiere o passione?
Entrambe le cose. Sono estremamente fortunato di poter lavorare nel
campo che mi appassiona maggiormente. Occorre però fare attenzione: c’è sempre il rischio di farsi prendere la mano e di tralasciare le altre cose importanti della vita!
E lei questo rischio lo corre? Che peso assume, questo mestiere, nella sua vita?
Come dicevo anche prima, il rischio di farsi prendere la mano c’è, e il grande entusiasmo quasi sempre si traduce nel voler fare molte più cose di quanto ragionevolmente sia possibile. Fortunatamente ho una famiglia che comprende (e sopporta) fin troppo!
Ci vuole impegno e dedizione per intraprendere la strada che ha scelto: un mestiere di precisione, di pazienza e capacità, quali i consigli per chi vorrebbe seguire le sue orme?
L’importante è seguire le proprie passioni e non ragionare in base a quello che conviene fare in base alle mode del momento. Occorre metterci anche tanto impegno, lavorare con dedizione e anche saper fare rinunce. Ricordandosi sempre che per poter raggiungere l’obiettivo occorre, come dicono gli americani, “one percent inspiration, ninety-nine percent perspiration”!



