L’AQUILA – Da Alfonso De Amicis, storico esponente della sinistra di classe aquilana, riceviamo e pubblichiamo la sua riflessione sul Partito democratico e sulla neo segretaria nazionale, Elly Schlein.

Alcune domande come regola consuetudinaria. Che cosa è il Partito democratico? A quale logica obbedisce? Qual è il suo insediamento di classe? Domande del genere, in tempi diversi e meno mortiferi, avrebbero ottenuto udienza, risposte e analisi plausibili. Qualsiasi militante marxista, o genericamente di sinistra, si sarebbe interrogati per avere una comprensione superiore della storia.

La nuova segretaria del Pd, Elly Schlein, non può chiudere un occhio, ignorare le recenti scelte del suo agglomerato elettorale e di potere. Sono diverse le materie, da quelle economiche, a quelle politiche, su lavoro, sanità, trasporti welfare, scuola, i cui provvedimenti hanno fatto precipitare nella povertà generazioni e portato sulla strada della indigenza e della miseria settori consistenti del ceto medio.

Politiche deflattive innervate con la scelta di appoggiare le politiche aggressive e imperialiste della Nato, il tutto senza che prima vi fosse stata una anche minima discussione.

Una posizione che abbraccia l’intero arco incostituzionale. Il Parlamento italiano, in materia di politica estera come su materie in campo economico, h subìto una espropriazione da oltre un decennio. Che ipocrisia, allora, Elly Schlein.

Chi ha tagliato i diritti dei lavoratori, cancellato l’articolo 18, promulgato il Jobs Act, privatizzato la sanità, resa la scuola, come la salute, azienda, rendendola con criteri americani un sistema di crediti e debiti come avessimo nella sua piramide ingegneri gestionali piuttosto che presidi (mentre a questi ultimi si richiede un ruolo aziendale)?

Ci si può “scaldare” quando c’è di mezzo uno scontro con il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ma se si guarda bene a certi personaggi, si capisce che Valditara e simili sono maschere perfette per il finanzismo moderno, cioè della agenda Draghi.

La nuova segretaria, allora, con voce da missionaria, vorrebbe fomentare un antifascismo da passerella mentre appoggia la guerra in Ucraina e quindi si mostra più atlantista della stessa premier, Giorgia Meloni.

Non conosce, Schlein, la lezione di un vecchio militante di punta del Pci come Pietro Secchia, morto giovanissimo in circostanze misteriose. Il rigore analitico di Secchia è noto e può essere riassunto nella frase “l’antifascismo non può essere separato dalla lotta di classe e dalla lotta antimperialista”, dunque privarlo di qualsiasi senso critico.

E ritornando alla guerra, la dinamica bolognese è tutta dentro quel bulimico racconto “C’è un aggredito e un aggressore”, dimenticando come i vari Beppe Severgnini e gran parte di una corrotta intellettualità quanto accaduto dal 2014 con Euromaidan e con l’aggressione alle repubbliche separatiste del Donbass.

Risulta così difficile e ostico per tutto il Pd e per gran parte della sinistra radicale ragionare in termini storici, economici, politici e geostrategici sulla fine dell’Urss e sulle promesse fatte a Michail Gorbačëv dalle cancellerie occidentali. Per costoro è allora inevitabilmente insopportabile ragionare sulla fine del dominio del dollaro come causa strutturale delle frizioni presenti nei diversi punti nevralgici del pianeta. La storia, in tal modo, è ridotta a mera propaganda, a talk show. E dietro certe granitiche convinzioni si nasconde quell’atto di fede sul “mercato e sulle magnifiche sorti e progressive”, l’ultima meta dell’umanità racchiusa nel mondo dell’anglosfera.

Forse, quella che voleva essere la soluzione per ridare ossigeno ad un Pd in declino rischia di essere un piede sul tubo.

Il meccanismo delle primarie “aperte” in cui i passanti pagando due euro possono incidere sul nome del segretario e decidere diversamente dagli iscritti è una anomalia che stavolta ha prodotto una contraddizione che tra non molto esploderà sulle braccia degli apprendisti stregoni. La legittimità di un leader politico non viene scelta dai passanti, né manovrata dall’alto secondo una logica da società dello spettacolo in cui si creano i personaggi in vitro.

Per quanto americanizzata, la società italiana non è ancora del tutto paragonabile a quella statunitense e, soprattutto, non sceglie il passante una dirigenza politica e un suo programma ammesso che il Pd ne abbia avuto uno se non quello della supina osservanza delle direttive atlantiste ed europeiste senza se e senza ma.

A meno che Meloni/Schlein non sia la dicotomia perfetta per il ritorno del grande teatrino bipolarista: da una parte la madre etero, cattolica e conservatrice, dall’altra la bisessuale, progressista e gender fluid, per un dibattito politico già ampiamente monopolizzato da questioni di infima importanza e che continuerà a veder sollevati polveroni infiniti e rumorosissimi, polarizzando l’opinione pubblica da distoglierla completamente dai temi centrali del Paese.

Vengono in mente le parole del sociologo tedesco Wolfgang Streeck: “Il neocapitalismo nella sua fase matura ha sussunto le due storiche forme di rappresentanza democratiche, Conservatorismo e Socialdemocrazia. Esse oggi sono la faccia della stessa medaglia. Il totalitarismo neoliberale non ammette alternative”.

Non sarebbe più costruttivo smettere di cercare varietà migliori e cominciare a pensare seriamente ad alternative ad esso?