SCANNO – Ormai è una tecnica consolidata quella dell’orso marsicano, invece di affrontare le recinzioni sceglie il punto del pollaio più vicino al terrapieno e si lancia sul tetto.

Una volta dentro è facile immaginare il seguito, cioè preda tutto ciò che trova.

A farne le spese, stavolta, un contadino di Scanno (L’Aquila) che ha il pollaio a ridosso dell’omonimo lago, in fascia di protezione esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Una decina i polli razziati, ma il danno principale è costituito dalla rottura di una falda del tetto, per un totale di 6 metri di lunghezza e 2 di larghezza.

“Non vorrei dover commentare qualcosa di molto più grave – spiega il consigliere comunale di Scanno, Eustachio Gentile – poiché ho l’impressione che il problema si stia sottovalutando”.

“Basti pensare al figlio dell’orsa Gemma che in più di qualche occasione – conclude Gentile – si è recato nella pineta mentre i bambini dell’asilo stavano giocando”.

L’appelloè chiaramente rivolto all’ente Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e al Corpo forestale dello Stato, affinché rafforzino la sorveglianza in prossimità dei centri abitati.
 

PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE: ORSO TRA ABITANTI NON E’ UNA NOTIZIA

PESCASSEROLI – Sempre più spesso appaiono comunicati che, occupandosi di fatti molti dei quali del tutto naturali, riguardanti l’orso bruno marsicano, inducono i media a scrivere, sovente, cose inesatte e a dare notizie a volte non rispondenti alla verità.

Ad esempio, la notizia che un orso si è avvicinato a una frazione di Campoli Appennino, non dovrebbe essere una notizia, visto che la popolazione di orsi marsicani da sempre utilizza quei territori.

Non si tratta, come sostengono alcuni pseudo ricercatori, di animali ormai  “domestici”, che scendono a valle perché “non trovano più risorse alimentari nel territorio del Parco”. 

Molto più semplicemente si tratta del normale uso del territorio da parte  di animali che esplorano abitualmente parecchie centinaia di chilometri quadrati, incontrando giocoforza attività umane, infrastrutture, residenze.

Altra questione è quella di qualche esemplare cosiddetto “problematico”.


Questi episodi, che sicuramente vanno attentamente seguiti, denotano – al contrario di quanti ritengono che solo con il catastrofismo si possa fare notizia – una tendenza della popolazione ad espandere il proprio territorio: si ricorda al proposito che negli ultimi 3 anni  sono state segnalate almeno 22 nascite di nuovi piccoli, a testimonianza della vitalità della popolazione di orsi.


A parte le ricerche in corso, testimoniano come le risorse alimentari a disposizione dell’orso siano più che sufficienti, l’Ente  ha comunque ripreso, anche se in misura modesta per mancata risposta da parte degli agricoltori interessati, la campagna alimentare e la piantumazione di alberi da frutta in zone strategiche per la presenza del plantigrado. 

Risulta comunque abbastanza chiaro che quando qualche esemplare ha a disposizione risorse “domestiche” di facile reperibilità tende ad approfittarne.


L’Orso, storicamente,  si è sempre avvicinato ai centri abitati. Poi,  avvistare qualche esemplare al di fuori degli stretti confini del Parco non può che essere di buon auspicio per il futuro della specie.


Quanto al sostegno alle attività agricole e di allevamento, mai come ora il Parco è stato vicino alle categorie interessate, spesso incoraggiando e incentivando le attività e la realizzazione di strutture produttive, allo scopo di sviluppare, in modo compatibile queste attività, dando loro la precedenza rispetto ad altri settori.

In questo caso, quindi, sono i fatti  che parlano, e non valgono le chiacchiere di chi crede di essere, non si sa a quale titolo, il depositario del sapere assoluto.

Sul piano più strettamente scientifico verrà presto dato riscontro, confutando nel merito tutto quando di inesatto e, a volte, volutamente strumentale, è circolato e continua a circolare nei comunicati e siti di associazioni più o meno fantomatiche.