L’AQUILA – Il calderone agnesino è stracolmo, (quasi) tutti gli aquilani sono felici e contenti di celebrare l’ennesima notte delle malelingue in onore della protettrice Sant’Agnese.

Però… Però c’è una voce fuori dal coro. E che voce.

Il professor Walter Cavaleri, storico e intellettuale aquilano, con Sant’Agnese ha chiuso da un po’ di tempo.

“Da qualche anno una tradizione popolare senza dubbio genuina – commenta con un filo di fiera amarezza il professore – viene spacciata per un momento culturale di alto livello, un motivo di vanto per la nostra città. Addirittura, si parla di Sant’Agnese come una tradizione che stimolerebbe la libertà di parola, lo spirito di comunità, la ribellione contro il potere costituito. Non è affatto così. Chi l’ha resa un ‘marchio’ da esportare dovrebbe rendersi conto del danno che arreca alla nostra città”.

“Sant’Agnese è un vero momento della cultura popolare ma che non ha nulla a che vedere con tutto questo circo”, precisa il prof, da poco in pensione.

“Le ragazze che lavoravano nelle case borghesi si incontravano la sera nel convento agnesino e ne raccontavano i fatti privati: quali sarebbero le virtù culturali?”, si chiede Cavalieri. “Trasformarla in una leggenda costruita a posteriori che ha fatto dell’Aquila la capitale della maldicenza – aggiunge l’intellettuale – può solo far danno alla nostra città. Lo spirito critico e la libertà di parola non rientrano nel ‘pianeta maldicenza’. Il diverimento malevolo altro non è che un atteggiamento popolare, non colto”.

Le bastonate il prof le riserva inevitabilmente a chi vorrebbe inserire Sant’Agnese nella lunga lista dei programmi dell’Aquila capitale della cultura 2019.

“Sarebbe scandaloso oltre che velleitario – va giù duro Cavalieri – perché L’Aquila ha un estremo bisogno di aggrapparsi alle sue molte eccellenze. La festa delle malelingue, lo sottolineo ancora una volta, non è un’eccellenza aquilana. Eppure, da qualche anno si sperpera denaro pubblico per convegni e celebrazioni che coinvolgono personaggi illustri, l’ultimo in ordine di tempo il vescovo di Chieti Bruno Forte“.

“La città ha molto da dire – conclude lo storico – ma deve esprimersi nei terreni e nelle sedi più opportuni, non farsi trascinare da Sant’Agnese. Io la celebravo senza alcuna velleità, senza alcuna pretesa di civismo. Da alcuni anni non lo faccio più, mi infastidisce questo taglio poco veritiero e assolutamente dannoso per tutti noi. La politica e le istituzioni facciano il possibile per stimolare il meglio della comunità”.