L’AQUILA – “All’atto della gara per la concessione, da parte della Regione Abruzzo, della sorgente Santa Croce all’imprenditore Camillo Colella, il documento unico di regolarità contributiva era irregolare”.
È giallo sulla concessione trentennale della sorgente che la Regione ha rinnovato all’imprenditore molisano Colella, proprietario del marchio di livello nazionale e dello stabilimento marsicano, finito di recente ai domiciliari per reati fiscali, misura poi revocata dal tribunale della libertà.
Come ammesso ad AbruzzoWeb da Giovanni Lolli, vice presidente della Giunta regionale con delega alle Attività produttive, “successivamente alla concessione, la Regione si è accorta dell’irregolarità e ha immediatamente contestato il tutto all’azienda, revocando la concessione. Solo molti mesi dopo – svela – l’azienda ha presentato un Durc valido”.
Ma comunque non è chiaro perché la concessione sia stata data per quel lasso di tempo in assenza di una documentazione regolare, tanto che, secondo quanto si apprende, in Regione sarebbe scattata anche un’indagine interna per accertare le responsabilità e fare chiarezza.
Proprio per le carte non in regola, sempre stando alla Regione e allo stesso Lolli, i sigilli allo stabilimento ora sono pronti e il rischio che si apra la strada verso un vero e proprio contenzioso in tribunale è concreto, in un clima molto teso che vede da una parte l’ente, i sindacati e i lavoratori, e dall’altra l’azienda di Colella.
Il caso-Santa Croce è scoppiato nei giorni scorsi con una nota dei segretari regionali della Fai-Cisl Feliciantonio Maurizi e Franco Pescara, nella quale si annunciavano l’epilogo negativo dell’accordo tra Regione e azienda, il sequestro allo stabilimento e le lettere di licenziamento per 75 lavoratori.
Una nota subito smentita dalla stessa Santa Croce: “Lo stabilimento è pienamente operativo e nessun lavoratore è stato licenziato”, la secca risposta dell’azienda che contestualmente ha pure annunciato azioni legali “con riserva di tutti i danni subiti dalla divulgazione di queste notizie assolutamente false”.
“Non è stato siglato alcun accordo – ha inoltre tuonato la Santa Croce nella smentita – e si precisa che i lavoratori beneficeranno del contratto di solidarietà normalmente in essere fino ad aprile 2016. Si precisa a tutti i nostri clienti e fornitori che la diffusione di queste notizie false è un’ulteriore prova del reiterato tentativo da parte di qualcuno di screditare e distruggere l’azienda e l’imprenditore che la guida”.
Tra l’altro, il sindaco di Canistro, Antonio Di Paolo, ha chiesto di “congelare la concessione a Colella”, concessione, secondo il primo cittadino, “ancora provvisoria”, visto che la Regione si era riservata l’aggiudicazione definitiva solo dopo l’esibizione da parte dell’azienda del Durc.
Il sindaco ha pure rivendicato per il suo Comune un riconoscimento economico per lo sfruttamento delle sorgenti e ad aprile scorso ha fatto ricorso al Tar contro la Regione per il bando sulla concessione trentennale, sul quale i giudici amministrativi si esprimeranno proprio oggi.
All’arresto di Colella, Maurizi e Pescara hanno parlato di “perplessità che il nostro sindacato ha espresso, a più riprese, in merito alla concessione trentennale” e di “dubbi manifestati anche di recente riferiti all’intera vertenza, in particolare all’affidamento della concessione, seppure vincolata alla successiva presentazione del Durc e del relativo piano industriale, che deve necessariamente prevedere la salvaguardia degli occupati”.
“Con Colella, Confindustria, sindacati, lavoratori e amministrazione comunale – ha poi affermato Lolli a questo giornale – abbiamo tentato tutte le vie possibili per trovare un accordo sul progetto industriale. I sindacati hanno accettato una proposta di mediazione che prevede la riassunzione di 40 persone e un’offerta di 25 mila euro per chi volesse andare in mobilità singolarmente. Colella, però, non ne vuole sapere”.
“Io ho fatto il possibile – ha assicurato – ci fosse stato l’accordo con il sindacato avrei potuto tentare di agire sulla concessione nonostante la difficoltà della vicenda, ma se da qui alla fine di dicembre non succede nulla, purtroppo, si chiude. Non va dimenticato che le procedure di licenziamento per i dipendenti vanno fatte entro la fine dell’anno per aggrapparsi ai 3 anni di mobilità, perché dal 1° gennaio 2016 scenderanno a 2. E io ho lavorato affinché l’azienda possa rimettersi in piedi, ma ora dipende tutto da Colella”.
“I lavoratori – ha concluso il vice presidente della Regione Abruzzo – sono molto preoccupati, Colella dal canto suo propone soluzioni inaccettabili. Tra l’altro, c’è pure un problema sui tempi di erogazione del trattamento di fine rapporto”.
Tra le ipotesi sul piatto, la Cassa integrazione straordinaria per evento improvviso e imprevisto, che dura 12 mesi per tutti i lavoratori, ma, da quanto appreso, sarebbe vincolata all’impegno della Santa Croce che dovrebbe presentare un piano di gestione dei lavoratori e un piano di rilancio che sarebbe agevolato dal ministero, come confermato da Lolli.



