AVEZZANO – Per la prima volta, dopo anni di denunce penali e civili, ricorsi e dure accuse, la Regione Abruzzo e l’imprenditore molisano Camillo Colella, trovano un’intesa su uno dei tanti contenziosi aperti.
Gli otto milioni di bottiglie di acqua minerale prima sequestrate e poi confiscate dall’ente saranno acquistate al prezzo di 120 mila euro, quattro volte in più del costo originario, dalla Santa Croce spa, società del gruppo Colella, che fino all’anno scorso aveva la concessione per l’utilizzo della sorgente sant’Antonio Sponga, poi revocata dalla stessa Regione con motivazioni impugnate dall’impresa.
L’ingente quantitativo, dopo essere stato imbottigliato e confezionato, è fermo da mesi in custodia giudiziaria nello stabilimento di Canistro di proprietà della Santa Croce.
L’intesa, dopo settimane di trattative, è stata sancita da una delibera della Giunta regionale approvata lo scorso 8 settembre. Nelle prossime ore verrà firmata la transazione e l’imprenditore potrà rimuovere l’acqua piazzandola sul mercato. In tal modo, tornerà in funzione lo stabilimento di Canistro: Colella, proprietario del marchio Santa Croce, dopo la aver perso la concessione e aver trasferito la produzione in Molise, utilizzerà lo spazio industriale come centro logistico.
I legali del gruppo Colella avevano ufficialmente richiesto alla Regione di liberare lo stabilimento, il pagamento del fitto relativo all’occupazione degli ingenti spazi per il ricovero delle bottiglie e lo smaltimento delle stesse.
Secondo quanto si è appreso, la Santa Croce rinuncerà ai contenziosi penali in atto sulla vicenda del sequestro e della confisca.
Ma rimarrà in piedi l’enorme mole di liti giudiziarie scaturito nel corso dell’attività produttiva nella sorgente Sant’Antonio Sponga di Canistro da parte della santa croce che sta ingaggiando una dura battaglia legale, contestando anche l’aggiudicazione provvisoria al gruppo Norda in seguito al bando dello scorso 15 dicembre. Sorgenti che oramai da un anno sversano la preziosa acqua minerale nel fiume.
Almeno la vicenda dell’acqua confiscata si è però risolta il modo bonario, anche se la società di Colella dovrà ricomprare l’acqua ad un costo quadruplo rispetto al valore effettivo, oltretutto tenuto anche conto che la scadenza dell’acqua è fissata nei prossimi mesi. Ragione per la quale si dovranno stringere i tempi per commercializzarla. In compenso Colella potrà finalmente liberare gli spazi del suo stabilimento, necessario al gruppo come base logistica.
A determinare prima il sequestro nel novembre 2016 e poi la confisca nel maggio scorso, il fatto che, secondo la Regione, l’acqua fosse stata captata dalla società, alla scadenza della proroga della concessione della sorgente Sant’Antonio Sponga.
La Santa Croce aveva contestato le modalità del sequestro, in particolare della visita ispettiva di giugno scorso quando, accompagnati dalle forze dell’ordine, funzionari regionali hanno forzato gli ingressi per entrare nello stabilimento.
Secondo i legali della Santa Croce, “la Regione Abruzzo ha adottato comportamenti illegittimi e abusivi, introducendosi senza titolo in una proprietà privata, come è lo stabilimento di Canistro, e disponendo la confisca dei beni, nonostante ci siano ricorsi di opposizione ancora pendenti”.
Sulle modalità del sequestro, il Tribunale di Avezzano ha dato ragione alla Regione, mentre nell’udienza del 19 luglio scorso, il giudice, entrando nel merito della confisca, anch’essa contestata dalla Santa Croce, si è riservato di prendere una decisione in merito anche alla luce della volontà di trovare un accordo bonario sul destino del bene confiscato.
Dopo i primi incontri volti a trovare questo auspicato accordo, a metà agosto la Santa Croce si è nuovamente irrigidita, inviando una diffida, in cui si intimava all’ente regionale di liberare in breve tempo gli amplissimi spazi occupati dall’acqua, chiedendo un canone per il periodo di occupazione del sito industriale privato.
Poi, dopo che la Regione aveva chiesto di anticipare la data del giudizio sulla confisca fissata per il prossimo mese di febbraio, c’e’ stata l’intesa con la questione specifica presa in mano direttamente da direttore generale, Vincenzo Rivera.
Soddisfatta Iris Flacco, dirigente regionale del settore attività estrattive, che intervistata da Infomedianews ha affermato che “negli ultimi incontri con la società avevamo proposto la cifra di 150 mila euro, poi ci siamo accordati sui 120 mila euro. Ora manca solo la sottoscrizione della convenzione”.



