PESCARA – Guerra mediatica tra accusa dell’epoca e difesa dopo la conclusione (con coda) del processo di Cassazione sulla “sanitopoli” abruzzese.
A innescare lo scontro è stato Nicola Trifuoggi, oggi vice sindaco dell’Aquila, nel 2008 procuratore della Repubblica di Pescara, esultando perché “il passaggio di denaro c’è stato, e questo conferma la correttezza del processo”.
“L’ex procuratore di Pescara, dott. Trifuoggi, esulta per la sentenza della Corte di Cassazione nei confronti di Ottaviano Del Turco. In fondo, lo apprezzo: sapersi accontentare di poco una virtù”, ha replicato in una nota il legale dell’ex governatore dell’Abruzzo, l’avvocato Giandomenico Caiazza.
“La Giustizia italiana, e le connesse risorse pubbliche necessarie, sono state impegnate per anni di processi e migliaia di pagine di verbali a occuparsi delle strabilianti prove sul falso ideologico nella prima cartolarizzazione; su abusi di ufficio per budget provvisori manipolati, emendamenti legislativi segretamente modificati, documenti indebitamente sottratti alla legittima conoscenza pubblica, ispezioni sanitarie illegittime, ed una congerie di altre simili fandonie”, è sbottato Caiazza.
“Tutto questo – ha aggiunto ancora il legale – al fine di prendere per ben 21 volte denaro da Angelini, per oltre 6 milioni di euro, dei quali nessuno ha saputo fornire prova nemmeno per un centesimo”.
Sottolineando le sentenze della Corte di Appello e della Cassazione, Caiazza ha ricordato che “residuano, galleggiando incomprensibilmente in quel mare di assurdità, tre dazioni di denaro che Del Turco avrebbe richiesto e ottenuto Dio sola sa perché”.
“Il dott. Trifuoggi – ha concluso – ci si lancia sopra, brandendole per cantare vittoria. È il degno finale di questa tragica farsa”.
In tutto questo si è infilato il parlamentare Daniele Capezzone, già segretario dei Radicali e ora parlamentare di Forza Italia.
“Chi risarcirà Ottaviano Del Turco per il male subìto, per le umiliazioni, per il ‘trattamento’ politico e mediatico? Nove anni di calvario… A sinistra e non solo, in tanti dovrebbero riflettere a lungo”, ha commentato.
Apriti cielo. Trifuoggi è tornato a parlare. “Ora chi risarcirà i cittadini abruzzesi?”, si è chiesto polemicamente replicando a Capezzone sul “mancato risarcimento a Del Turco”.
“È stato condannato definitivamente per quella che prima della legge Severino si chiamava concussione – ha proseguito l’ex pm titolare del processo contro l’ex governatore – povera anima di Dio, sento che nessuno è stato condannato, mentre mi chiedo alla luce della condanna definitiva di Del Turco chi risarcirà l’intero popolo abruzzese dei danni fatti alla sanità regionale”.
“Sento anche che c’è gente che si accontenta del fatto che è caduto il reato di associazione per delinquere: ma quello non era il reato più grave, visto che è un reato che prevede 5 anni, mentre per le tangenti la pena massima è a 8 anni – ha rimarcato – Quindi la concussione è evidente e definitivamente accertata”.
“Presunte tangenti? – si è chiesto Trifuoggi – No, chiariamolo una volta per tutte: sono tangenti. E per quanto riguarda le prescrizioni siamo di fronte ad un’ulteriore sconfitta della giustizia”.
E in soccorso a Trifuoggi è arrivato anche un altro ex pm del processo di primo grado a Del Turco, Giuseppe Bellelli, oggi capo della Procura a Sulmona, che assieme al collega Trifuoggi e Giampiero Di Florio, ha tenuto l’accusa.
“Sono tangenti. La Cassazione ha stabilito che Ottaviano Del Turco ha preso 850 mila euro di tangenti. È una sentenza definitiva. Se va bene a loro sminuire, si accontentino pure – è sbottato – È poco 850 mila euro? Contenti loro. Certo è che la Cassazione ha mantenuto il reato più grave, quindi la sentenza è definitiva e Del Turco è colpevole”.
“La vera vittima è il cittadino abruzzese che fa la fila negli ospedali”, ha concluso.
Trifuoggi ha aggiunto anche che “da questa sentenza emerge la verità di fatti gravissimi e definitivi. Non se ne parli più. Sono tangenti. Ora il processo proseguirà a Perugia in maniera evidente – ha continuato – perché se hai preso quattro anni per cinque reati e te ne cade uno quella pena va ricalcolata”.
“Ma vorrei dire una cosa all’avvocato Caiazza, il difensore di Del Turco. La verità dei fatti non è più in discussione, e con quell’inchiesta abbiamo impedito a un sistema criminale di proseguire il suo lavoro. Si adegui anche lui”.




