L’AQUILA – “L’accusa risulta semplicemente demolita da questa sentenza, che a me pare piuttosto una sentenza di assoluzione travestita da sentenza di condanna”.
Lo scrive in una nota l’ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, commentando le motivazioni della Corte d’Appello dell’Aquila della sentenza di secondo grado del processo “Sanitopoli”. Del Turco è stato condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione, il suo reato riqualificato in induzione indebita, la vecchia concussione per induzione modificata dalla legge Severino.
“Il signor Angelini aveva raccontato di essere stato costretto per ben 27 volte a portarmi affannosamente denaro nella mia casa di Collelongo – ricorda – La Corte ha ritenuto insussistenti ben 23 episodi contestati in 18 capi di imputazione”.
“Dunque, di 6,2 milioni di euro che questo signore ha raccontato di avermi consegnato in poco meno di due anni, la Corte di Appello ne salva una quota irrisoria – prosegue l’ex governatore – è superiore alle mie capacità di comprensione come sia anche solo astrattamente possibile selezionare quattro episodi asseritamente corruttivi, tra di loro temporalmente isolati, senza nessuna logica o coerenza rispetto alla attività amministrativa espletata dalla mia Giunta, ritenendoli provati, e, al tempo stesso, giudicati insussistenti gli altri 23, fatta salva comunque la credibilità del mio accusatore”.
Confermando la volontà di proseguire la battaglia, Del Turco annuncia che “di ciò si occuperanno i miei difensori nel ricorso per Cassazione, che si celebrerà a Roma, lontano, per quanto possibile, dalle atmosfere, dagli umori, dai condizionamenti, che hanno pesato come macigni sulla dinamica degli atti processuali”.
L’ex ministro definisce, poi, “ancora più incredibili le strabilianti dichiarazioni di chi ha detto, all’indomani della lettura del dispositivo, che la sentenza avrebbe nella sostanza fatto salvo l’impianto accusatorio, considerate, inoltre, le assoluzioni da tutti gli altri reati di falso e abuso in atti di ufficio per i quali io e la mia Giunta eravamo pure stati condannati in primo grado”.
La speranza per Del Turco è che “il tempo saprà fare il resto, restituendo agli abruzzesi il pezzo di verità che ancora deve essere scritto”.





