L’AQUILA – La sanità abruzzese, “raggiunge valori adeguati, entro i parametri di riferimento, per gran parte degli indicatori relativi ai tre livelli di assistenza, prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale e ospedaliera. Non si registrano criticità”.
Potrebbe stonare un giudizio così lusinghiero, nei giorni in cui nel pieno dell’emergenza covid-19 c’è anche chi è morto in ambulanza in attesa di ricovero, come avvenuto fiori l’ospedale di Sulmona solo ieri, e alla luce delle criticità che la macchina dell’assistenza sta registrando, non ultima le difficoltà a fare i tamponi e a vaccinarsi contro l’influenza.
Eppure è questa la pagella del Ministero della Salute che promuove la sanità abruzzese per la qualità dei livelli essenziali di assistenza, i famigerati Lea, contenuta nel “Monitoraggio dell’anno 2018”, pubblicato due giorni fa sul sito istituzionale. La fotografia più aggiornata della performance sanitaria, in base appunto a decine di parametri, elaborati a luglio 2020.
La sanità abruzzese risulta anzi l’ottava migliore in Italia con punteggio 209, in una classifica dove primeggia il Veneto, 224 punti, seguito da Emilia Romagna, 221 e Toscana, 220 punti.
In fondo alla classifica Val d’Aosta, 159 punti, Sardegna, 145, e la Provincia autonoma di Bolzano 142 punti.
Documento oggi importantissimo, perché è anche in base ad esso che il nuovo dpcm anti Covid, del premier Giuseppe Conte ha diviso, non senza polemiche e scontri, le Regioni in tre fasce di rischio.
Se l’Abruzzo è in fascia “gialla”, con le misure meno restrittive, rispetto alle regioni “arancioni” e “rosse” è anche perché, a prescindere dal trend dei contagi, ha un sistema sanitario nella fascia “valore normale”, che rientra cioè nei target e parametri ottimali fissati dal Ministero.
Mentre tra le regioni “rosse”, a causa della fragilità del sistema di assistenza sanitaria, ci sono non a caso la Val d’Aosta, terz’ultima con punteggio lea 159, e la Calabria, quart’ultima, con 162.
Fa riflettere che però buona parte delle regioni, Abruzzo compreso non centrano il target “copertura vaccinale per vaccinazione antinfluenzale nell’anziano over 65 anni”, che rappresenta in queste settimane una priorità assoluta.
Dal documento emerge anche che l’Abruzzo, da quando è uscito dal commissariamento nel 2014, dopo anni anni di lacrime e sangue imposte dal governo centrale per ridurre il devastante debito sanitario, ha visto costantemente crescere il livello dei lea: punteggio 163 del 2014, 182 nel 2015, 189 nel 2016, 202 nel 2017 e infine 209, come scritto, nel 2018. Una crescita iniziata in realtà dal 2012, con commissario ad acta l’ex presidente Gianni Chiodi, di Forza Italia, proseguita con il centrosinistra di Luciano D’Alfonso del Pd, e con l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, dem anche lui
Complessivamente, comunque in tutte le Regioni, si registra un miglioramento del punteggio medio globale di otto punti, dai 191 nel 2017 ai 199 nel 2018. Il miglioramento è più evidente nelle Regioni in piano di rientro (da 168 a 182, 14 punti in più, corrispondenti a un aumento dell’8%) rispetto alle Regioni non in piano di rientro, dove il punteggio medio è passato da 209 a 213 (+2%).
Andando a sfogliare le fitte tabelle emerge che l’Abruzzo è promosso per quel che riguarda le voci “copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi per ciclo base (3 dosi) (polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Hib)”, “percentuale di anziani ≥ 65 anni trattati in ADI”, “intervallo Allarme-Target dei mezzi di soccorso (minuti)”, “numero di posti equivalenti residenziali in strutture che erogano assistenza ai disabili ogni 1.000 residenti” , “proporzione di persone che hanno effettuato test di screening di primo livello, in1 un programma organizzato, per cervice uterina, mammella, colon retto”.
E ancora per “tasso ospedalizzazione standardizzato (per 100.000 ab.) in età adulta (≥ 18 anni)”, “tasso ospedalizzazione standardizzato (per 100.000 ab.) in età adulta (≥ 18 anni) per: complicanze (a breve e lungo termine per diabete), BPCO e scompenso cardiaco”, “numero di posti equivalenti residenziali in strutture che erogano assistenza ai disabili ogni 1.000 residenti”, “controlli delle popolazioni animali per la prevenzione della salute animale ed umana”; “numero prestazioni specialistiche ambulatoriali di risonanza magnetica per 100 residenti”, “numero assistiti presso i Dipartimenti di salute mentale per 1.000 residenti”, “tasso di ospedalizzazione (ordinario e diurno) standardizzato per età per 1.000 residenti”.
Veniamo alle insufficienze: sono giudicate con “scostamento minimo” rispetto ai target, ma pur sempre da migliorare le voci “Tasso ospedalizzazione standardizzato (per 100.000 ab.) in età pediatrica (< 18 anni) per: asma e gastroenterite”, “Copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi per una dose di vaccino contro morbillo, parotite, rosolia (MPR) (%)”, “Numero di posti equivalenti per assistenza agli anziani ≥ 65 anni in strutture residenziali per 1.000 anziani residenti”
Meritano una insufficienza più grave con “scostamento rilevante ma in miglioramento”, le voci “numero di posti per assistenza agli anziani ≥ 65 anni in strutture residenziali per 1.000 anziani residenti”, “percentuale del consumo annuo (espresso in DDD – Dosi Definite Die) dei farmaci appartenenti al PHT”, “percentuale parti cesarei primari in strutture con meno di 1000 parti all’anno” e la citata “copertura vaccinale per vaccinazione antinfluenzale nell’anziano (≥65 anni) (%)”.
Dal prossimo anno, il metodo di valutazione cambierà: entrerà infatti in vigore il nuovo sistema di garanzia dei Lea, approvato due anni fa (dicembre 2018) dalla Conferenza Stato-Regioni.
Il nuovo metodo valuterà distintamente le tre aree di assistenza (prevenzione, attività distrettuale, attività ospedaliera) attribuendo un valore compreso tra 0 e 100.
La garanzia di erogazione dei Lea si intenderà raggiunta quando, per ciascuna area, sarà raggiunto un punteggio pari o superiore a 60: in questo modo, il sistema di valutazione impedirà che le insufficienze in un’area vengano compensate dal buon risultato di un’altra.






