PESCARA – Ridurre gli enti per moltiplicare le poltrone immediatamente disponibili.
Questa la strategia che la nuova maggioranza di centrosinistra in Regione potrebbe mettere in campo sin dalle prime battute della legislatura, ovvero ridurre le Asl abruzzesi da quattro a due, con il conseguente azzeramento dei vertici in carica, e la nomina di quelli nuovi.
Sempre che il governo non introduca ancora prima modifiche nelle modalità di nomina (politica) dei manager Asl.
Per il governo regionale di Luciano D’Alfonso, la riduzione al minimo indispensabile del numero delle Asl rappresenterebbe il compimento di una riforma attesa da anni, che consentirà non solo di razionalizzare il sistema sanitario gravato ancora da forti debiti, ma di risparmiare immediatamente due stipendi da 113 mila euro lordi più premi dei direttori generali, più quattro stipendi da circa 90 mila euro lordi dei due direttori sanitari e dei due direttori amministrativi, a cui si aggiungono altri risparmi dovuti all’accorpamento di vari servizi e funzioni.
Si discute in questi giorni se sia meglio accorpare la Asl di Avezzano-L’Aquila-Sulmona con quella di Chieti-Lanciano-Vasto, oppure con quella di Teramo.
Ci sarebbe però un altro vantaggio di non poco conto: quello di poter azzerare in pochi mesi, e senza rischi di contenziosi e conflitti, i direttori generali in carica, nominati dal centrodestra dell’ex governatore Gianni Chiodi, secondo i canoni dello spoil system.
Il direttore generale della Asl Avezzano-L’Aquila- Sulmona, Giancarlo Silveri, e quello della Asl di Chieti-Lanciano-Vasto,Giorgio Zavattaro, sono stati nominati nel gennaio 2013; Paolo Rolleri, direttore generale della Asl di Teramo, ha firmato il contratto nel novembre 2013, Claudio D’Amario direttore generale della Asl di Pescara, nel gennaio 2012.
I loro contratti hanno la durata di 5 anni e non possono essere trasformati in carta straccia.
Vero è che possono costituire motivi di risoluzione del contratto la bocciatura nella verifica da effettuare dopo 18 mesi dal conferimento dell’incarico, come anche l’accertamento di un “grave disavanzo” o le “violazioni delle leggi e del principio di buon andamento di imparzialità dell’amministrazione”.
Ma i manager in carica sono pronti a dimostrare, carte e conti alla mano, di aver svolto al meglio il loro lavoro e di aver centrato gli obiettivi aziendali.
A tal proposito D’Amario, il più anziano di carica, la prova del fuoco della verifica l’ha superata davanti alla Giunta regionale nel novembre 2013, e con voti alti. Per questo ha meritato un premio in denaro di oltre 20 mila euro.
Tirando le somme, comunque, se i direttori non decideranno di fare un passo indietro, forti di un curriculum di tutto rispetto che dovrebbe senz’altro evitare loro la disoccupazione, la soluzione più probabile, per la nuova Giunta, sarà quella di azzerare le quattro Asl e, con esse, i contratti dei vertici, per farne nascere due di nuovo ‘conio’.
La strategia allo studio potrebbe però trovare un ostacolo nella rivoluzione annunciata dal ministro competente Beatrice Lorenzin.
Con il disegno di legge delega della riforma della Pubblica amministrazione, di recente approvato dal Consiglio dei ministri, è stata infatti introdotta una selezione unica nazionale per i direttori generali delle Asl.
Potranno essere nominati soltanto coloro che, all’esito di una selezione pubblica nazionale, saranno iscritti in un elenco tenuto dal ministero della Salute e aggiornato con cadenza biennale.
“I direttori – spiega lo stesso ministero – dovranno possedere titoli professionali specifici, avere frequentato uno specifico corso universitario di formazione in gestione sanitaria. E ancora, dovranno garantire obiettivi di gestione, i livelli essenziali di assistenza, l’equilibrio di bilancio e i risultati del programma nazionale valutazione esiti”.
Gli idonei verranno iscritti nell’elenco pubblico tenuto dalla Regione. Le commissioni di concorso saranno composte da esperti di qualificate istituzioni scientifiche. Coloro che non raggiungeranno gli obiettivi prefissati verranno cancellati dall’elenco e non potranno essere rinominati.
In attesa della rivoluzione, che potrebbe non essere imminente nella sua concreta applicazione, sul tavolo degli strateghi abruzzesi dello spoil system a fare gola non sono solo i due incarichi da direttore generale, che loro volta nominano i direttori sanitari e i direttori amministrativi, nomine, si legge nei loro contratti di “carattere fiduciario” e “revocabili”.
C’è infatti anche e soprattutto la possibilità di gestire un budget enorme, da centinaia e centinaia di milioni di euro, seppure nelle more dell’obbligo di risanamento e riduzione del debito sanitario.
La posta in gioco è, insomma, quella di poter gestire appalti, forniture e assunzioni, il conferimento di incarichi esterni, e tal proposito per consulenze nel 2013 nella Asl di Chieti-Lanciano-Vasto sono stati spesi oltre 1,5 milioni di euro, nella Asl di Teramo oltre 500 mila, nella Asl di Pescara 145 mila, nella Asl di Avezzano-L’Aquila- Sulmona quasi 200 mila.
Infine c’è la partita della nomina dei primari, che in Abruzzo, come nel resto d’Italia, sono troppo spesso scelti non per la competenza ma per l’appartenenza politica.
Ma anche qui il ministro Lorenzin ha confermato, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, che i dirigenti delle unità saranno a breve nominati con criteri più oggettivi e trasparenti, e la loro selezione dovrà essere effettuata da una commissione composta dal direttore sanitario e da tre direttori di struttura complessa nella medesima disciplina dell’incarico da conferire, individuati tramite sorteggio da un elenco nazionale.






