L’AQUILA – “Siamo aperti a modifiche organizzative, a proposte concrete”, ma sulla “Asl unica occorre tenere conto che non ha funzionato nelle Marche”. Comunque, “l’assessore Nicoletta Verì è da tempo al lavoro per definire un nuovo assetto delle Asl provinciali”.
Nella conferenza stampa di martedì scorso in cui è stata illustrata la delibera di giunta con l’indigesto aumento dell’addizione Irpef per coprire il debito della sanità, il presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fdi è tornato sul tema scottante della Asl Unica, al posto delle attuali quattro.
A interpretare le sue parole, da una parte ha espresso una perplessità, ma non ha archiviato l’epocale riforma, su cui appunto stanno lavorando gli uffici dell’assessorato, assieme ad altre riforme della governance.
La Asl unica era stata del resto annunciata da Marsilio a inizio legislatura, auspicando il coinvolgimento delle opposizioni, e l’obiettivo era stato confermato a dicembre in audizione dall’assessore Verì.
Ma di cui però non c’è traccia nelle 434 pagine del Documento di programmazione economica e finanziaria della Regione, (Defr), approvato il 28 dicembre, tra i macro-obiettivi per il prossimo triennio. Forse non a caso visto che la Asl unica è osteggiata anche dentro la sua maggioranza, dove già Lega e Fi e Noi moderati puntano i piedi contro l’aumento delle tasse e preparano emendamenti per ridurne l’impatto, con la riduzione da 3,33% al 2,63% per il redditi tra i 28.000 e 50.000 euro, considerata la “classe media” eccessivamente tartassata.
Ad aprire all’Asl unica nell’opposizione del Patto per l’Abruzzo, è stato il professor Luciano D’Amico, creando anche qui non poca irritazione tra i tanti che invece non vogliono sapere.
La grande novità è pero rappresentata dalla presa di posizione di Forza Italia, che oltre al citato emendamento annuncia una offensiva politica in tema di politiche sanitarie che riguardano anche la “riorganizzazione della Asl, in termini numerici e di funzioni”, che in soldoni non significherà Asl unica, ma non le attuali quattro. Da quanto si apprende l’ipotesi a cui gli azzurri stanno lavorando dovrebbe prevedere una Asl L’Aquila e Teramo e una Chieti e Pescara.
E poi ancora, “una vera centralizzazione ad Areacom, la centrale unica di acquisto, di tutte le procedure a evidenza pubblica che ancora oggi troppo spesso le Asl continuano a fare in maniera autonoma”, e anche qui è una implicita critica all’attuale assetto.
La Lega sul tema specifico non si è espressa, ma anche lei come contro bilanciamento dell’aumento delle tasse, comunque da ridurre, oltre che vincolare tutte le maggiori entrate al capitolo sanità, ha annunciato come secondo step “l’elaborazione di un piano industriale a lungo termine, volto a migliorare la qualità dei servizi sanitari, garantire una gestione efficiente delle risorse pubbliche e assicurare che vengano spese bene”.
Del resto, sul tema si sono spaccati già sia il centrodestra, che le opposizioni, per non parlare della resistenza dentro gli stessi ambienti medici ed ospedalieri.
Basti solo immaginare infatti cosa potrebbe accadere nel decidere la sede della Asl unica regionale, a Pescara, dove c’è l’assessorato alla Salute e la direzione dell’Agenzia sanitaria regionale, o L’Aquila, capoluogo di Regione, con Teramo e Chieti escluse a priori.
E infatti proprio per questa ragione, nel piano di riordino della rete ospedaliera approvato a fine 2023, si è deciso di rinviare di tre anni la localizzazione dell’ospedale di secondo livello, quello con tutte le specializzazioni, che in base al vigente decreto Lorenzin, solo Pescara avrebbe i requisiti ed un adeguato bacino di utenza, ma questa ipotesi ha già sollevato la levata di scudi delle classi politiche e degli ambienti medici che rappresentano L’Aquila, Teramo e Chieti. Pertanto si è deciso di non decidere, rinviando tutto al 2027.
Nella maggioranza ad uscire allo scoperto per bocciare la Asl unico è stato anche il presidente della quinta commissione Sanità, Paolo Gatti di Fdi, e nel partito del presidente e anche in Fi e Lega c’è chi la pensa come lui.
Gatti ha ricordato che che con la legislatura di Gianni Chiodi, in tempio di commissariamento le Asl sono state ridotte da 6 a 4, e l’assetto su base provinciale è il migliore per stare vicini ai territorio, tenere insieme efficienza, servizi ai cittadini e costi accettabili.
Certo è che con la Asl Unica, o anche con due Asl, a saltare sarebbero gli attuali quattro direttori generali, probabilmente sostituiti da altrettanti commissari, quattro direttori generali Ferdinando Romano per la Asl provinciale dell’Aquila, Thomas Schael per la Asl provinciale di Chieti, sostituito a marzo da Mauro Palmieri, Maurizio di Giosia per la Asl di Teramo, Vero Michitelli per l’Asl di Pescara.
Gli stessi che in questi mesi sono stati impegnati a portare a termine piani di rientro per 80 milioni circa, rispetto ad un tendenziale di deficit a fine 2024 calcolato a 200 milioni di di euro.
Ebbene i quattro dg sono stati messi sul banco degli imputati, per il buco della sanità anche da Forza itala e Lega, che chiedono maggiore controllo sul loro operato.
Mentre Marsilio nella stessa conferenza di martedì scorso li ha difesi a spada tratta, in quanto, a conti fatti, “le Asl chiuderanno i bilanci con qualche migliaio di euro di avanzo”, “non esistono i 200 milioni di debiti causati da una cattiva gestione”, e che il problema è rappresentato “dai 39 milioni di euro anticipati per le spese del personale, dall’aumento del costo dell’energia, dall’inflazione e da decine di milioni di euro investiti in opera e attrezzature sanitarie”.
Fattori esogeni, insomma, tenendo in debito conto che l’Abruzzo riceve una quota molto inferiore del necessario del Fondo sanitario regionale calcolato dal governo in base alla popolazione, il che penalizza regioni che hanno solo1,3 milioni di abitanti, ma un territorio vastissimo dove garantire i servizi. “Va capito quale è il costo reale della sanità, che in Abruzzo è diverso da quello di Roma, ed è stato un miracolo chiudere con il 2,2% di deficit rispetto al budget complessivo, come facciamo noi, e non c’è nessun profondo rosso come qualcuno dice”, ha detto Marsilio.
Anche qui in dissonanza con buona parte della sua maggioranza che potrebbe spingere alla fusione delle Asl per tagliare la testa al toro e sbarazzarsi di manager per i quali c’è sempre meno fiducia.
Va ricordato infatti che a ottobre, assieme al presidente del Consiglio Lorenzo Sospiri di Forza Italia, Gatti è stato il fautore del diktat della commissione congiunta Sanità e Bilancio, quest’ultima presieduta da Vincenzo D’Incecco capogruppo della Lega, che ha segnato una spaccatura con la Giunta, e con l’assessore Verì.
La risoluzione approvata all’unanimità ha chiesto infatti perentoriamente alla Giunta regionale di “valutare le opportune iniziative”, leggasi commissariamento e tutti a casa, se i quattro manager delle Asl, a fine dicembre avrebbero sforato del 20% l’obiettivo dichiarato nei loro piani di rientro fissato a circa 80 milioni su un tendenziale di 200 milioni. Stabilendo per tutti e quattro l’obbligo anche di ridurre nel 2025 almeno al 70% il disavanzo macinato 2024.





