L’AQUILA – “La sanità pubblica in Italia sta male perché è gestita come un’azienda privata. Per salvarla, occorre mettere mano al portafogli dello Stato ed investire in tecnologie e piena occupazione. Altrimenti, anche a causa delle riforme imposte dall’Unione Europa, potrà curarsi soltanto chi avrà soldi ed assicurazioni”.
Il messaggio lanciato da Valerio Franceschini, esperto di Diritto sanitario e fallimentare, tra l’altro collaboratore del blog Scenarieconomici.it, è chiaro e netto.
E il quadro che emerge dalla sua analisi più in generale, ammette, “fa venire i brividi”, mentre anche in Abruzzo chiudono 75 reparti su 245, una enormità, come previsto dal decreto Lorenzin.
“I fronti aperti sono due – spiega Franceschini ad AbruzzoWeb – e su entrambi pesano le tante inesattezze cui purtroppo crede gran parte dell’opinione pubblica, ‘infettata’ dall’ideologia liberista che domina grossa parte dell’informazione e che rende la sanità pubblica facilmente attaccabile, per scelta e non per caso, per cui si tende a considerare il privato migliore, in natura, del pubblico”.
“Il primo – afferma l’esperto – riguarda la gestione della sanità, quindi di tutto ciò che ne fa parte, come un’azienda privata, con la figura del manager in cima. Quasi fosse, anzi, nei fatti lo è, una specie di multinazionale, un marchio pubblicitario, con sempre meno servizi, meno personale, meno investimenti in tecnologia, con reparti ed ospedali che chiudono nel nome della razionalizzazione dei costi, il ‘trucco’ usato per distruggere quel che resta della sanità pubblica e spianare definitivamente la strada al folle modello sanitario degli Stati Uniti d’America qui in Europa”.
“Il secondo – dice ancora Franceschini – è sul ruolo dei medici e della politica nella sanità mista pubblico-privata, con i direttori generali nominati dalla politica, con i posti letto assegnati per motivi politici ai vari capi dipartimento, per non parlare della libera professione intramoenia che permette al medico l’utilizzo delle strutture ospedaliere e degli ambulatori pubblici o privati accreditati. Senza dimenticare le società e le cooperative cui vengono appaltati certi servizi, a costi maggiori pure del 30 per cento con l’aggravante dei bassi salari, rispetto a una soluzione completamente pubblica”.
Ma i fronti, ammette, “più andiamo avanti e più si aprono. La sanità italiana andava aggiustata, salvata, modernizzata con investimenti pubblici forti, a deficit, invece la strada intrapresa negli anni è stata devastante. Si è voluto distruggere le strutture pubbliche per favorire il privato, facendo credere ai cittadini che nell’ospedale ‘di tutti’ le cose vanno male perché è nella natura delle cose, ma non è così. Intanto, le riforme non si fermano perché si deve imporre il modello sanitario statunitense, quello che favorisce i privati e i gruppi assicurativi. In pratica, la sanità elitaria, quella che esclude, quella che non accetta chi non ha i soldi. È già così, se ci si pensa, ma il ‘mostro’ non si è ancora rivelato del tutto”.
Un altro punto su cui Franceschini pone l’accento è la tendenza del sistema italiano a sperperare denaro pubblico anche nel campo sanitario, “una balla enorme, visto che nel nostro Paese si spende molto poco, anzi, troppo poco, per far grande la sanità pubblica. Ed è proprio questo il guaio. Guardiamo alle prestazioni sanitarie tagliate, ecco che spuntano 200 esami da pagare. Ma se non gira un euro, chi è che paga? Solo chi se lo può permettere. Dal privato. Questo meccanismo è perverso e fa il gioco di pochi a scapito dei tanti, cioè di tutti noi”.
“Lo stesso stratagemma viene usato per altri settori – precisa – per cui si ripete all’infinito che il privato è meglio, che bisogna privatizzare, che il pubblico è cattivo e non si può rendere buono. Peccato che, se prendiamo il ‘trittico’ che tanto stimola il dibattito degli italiani, ‘casta-cricca-corruzione’, questi fenomeni esplodono nelle forme più micidiali quando si consegna tutto nelle mani dei privati, in cui il controllo è terribilmente complicato”.
E nel sistema europeo, che prevede per legge il pareggio di bilancio e l’utilizzo di una moneta non sovrana, “si andrà a peggiorare senza possibilità di salvezza”.
Insomma, conclude Franceschini, “o pubblico, o privato. Torniamo a ragionare da cittadini di uno Stato vero, sovrano, cosa che l’Italia non può essere nell’Unione Europea, e investiamo per dare piena occupazione e servizi pubblici ai cittadini. Gli operatori del convenzionato vengano presi e portati nel pubblico, si assuma personale in più, si riportino le grandi tecnologie. E si torni a costruire una sanità pubblica vera. Per tutti”.



