PESCARA – “Anche con la fine del commissariamento della sanità la nostra Regione è comunque impegnata a rispettare gli obiettivi e le scadenze stabilite dal Piano di riqualificazione pena il ritorno al regime commissariale”.

A parlare è Angelo Muraglia, il capo Dipartimento del settore Sanità della Regione Abruzzo. E se pure nell’algida neutralità tecnica, il suo rilievo assume una forte valenza politica: non pensassero i consiglieri regionali, in particolare quelli di opposizione che già annunciano fuoco e fiamme, di poter decidere chissà cosa in materia sanitaria quando a giorni l’Emiciclo dopo nove anni di tutela governativa tornerà a poter deliberare e discutere di politiche sanitarie, che coprono l’80 per cento del bilancio regionale.

A partire, per l’esattezza dal primo ottobre, allorché decadrà la figura del commissario ad acta, rivestita fino ad oggi dal presidente della regione Luciano D’Alfonso, e ancor prima dal suo predecessore Gianni Chiodi, che a sua volta prese il posto di Gino Redigolo, mandato direttamente da Roma.

La data è stata fissata dallo storico Consiglio dei ministri del 15 settembre, che ha posto fine al commissariamento dell’Abruzzo, prima tra le otto regioni italiane sotto “tutela”, a seguito di efficace ma anche doloroso lavoro di risanamento dei conti durato nove anni, attraverso tre legislature.

In verità manca ancora alla Regione un compito a casa assegnato dal governo da qui al 30 settembre: definire meglio i tetti della spesa per i farmaci, il piano di riorganizzazione del personale in vista della riorganizzazione della rete ospedaliera, e prevedere riserve nei bilanci delle Asl in vista di eventuali esiti negativi dei contenziosi.

Ma a questo punto sono solo dettagli, soprattutto se confrontati a cosa è scritto, ed anzi imposto, nel Piano di riqualificazione, e che Muraglia invita a non dimenticare mai.

“L’Abruzzo – evidenzia Muraglia – ha preso precisi impegni assunti con il Governo e sottoscritti nel 2007, ad avvio commissariamento. È vero che la regione Abruzzo si riappropria delle funzione proprie della programmazione e gestione sanitaria, ma è altrettanto vero che per i prossimi tre anni la strada è tracciata nei dettagli dal Piano di riqualificazione sistema sanitario regionale, dove sono elencati obiettivi, azioni conseguenti e tempistiche, e su quello saremo valutati dal governo nei prossimi anni”.

Nel Piano di riqualificazione, senza scendere troppo nei dettagli tecnici, è scritto nero su bianco che la regione deve entro l’autunno di quest’anno avviare azioni per poter gestire i pazienti cronici a domicilio, limitando il ricorso ai ricoveri ospedalieri. Entro il dicembre 2016 deve rimodulare i tetti dei ricoveri nelle strutture private, aggiornando gli accordi contrattuali e se occorre le tariffe.

Entro il luglio 2017 andranno potenziate le aggregazioni di medicina generale.

A partire dal dicembre 2016 andrà affrontata la sfida forse più delicata e controversa, il riordino della rete ospedaliera, che prevede 7 ospedali di primo livello, di cui 4 sede di discipline di riferimento per reti della patologia complesse, e un unico ospedale di secondo livello, il top, attraverso l’aggregazione funzionale degli ospedali di Chieti e Pescara, e portare a regime i presidi ospedalieri minori con le loro nuove funzioni. Obiettivi da centrare entro il dicembre 2017.

E ancora, entro l’anno andranno introdotti meccanismi utili a prevenire i contenziosi, e a velocizzare il pagamento dei fornitori. Andrà attivata la rete di emergenza urgenza per infarto politrauma e stroke. Andrà avviato il riordino generalizzato nella gestione del personale, introducendo indicatori ben precisi per valutare le performance, tra cui la soddisfazione dei pazienti, parametrare il fabbisogno di personale in ogni singola unità operativa sulla base delle reali necessità, introdurre figure preposte alla migliore comunicazione interna come il “mentor aziendale”, incrementare i percorsi di formazione professionale, aggiornare l’anagrafe unica regionale del personale, aggiornando il curriculum e le competenze di ciascun dipendente.

C’è poi l’obiettivo di accelerare investimenti in infrastrutture e tecnologie, ovvero costruire nuovi ospedali con “layout adeguati”, e sicuri simicamente, utilizzando i 228 milioni già disponibili.

Infine come ovvio, andranno tenuti rigorosamente sotto controllo i conti.

Anche perché, osserva Muraglia, “con la riforma del ministro Marianna Madia anche le Asl avranno l’obbligo del pareggio di bilancio. Insomma non si potranno più fare debiti, a prescindere dal Piano di rientro sottoscritto”.

Il Consiglio regionale, insomma, potrà fare ben poco per venire ad esempio incontro ai territori che vorrebbero salvaguardare reparti e specialità degli ospedali minori che in base al Piano vanno invece cancellati ed accorpati. O inventarsi chissà cosa in materia di politica sanitaria, visto che il Piano è monto dettagliato su ciascun passaggio e obiettivo, valutato anche dal punto di vista della sostenibilità finanziaria.

“Mi auguro che ci sia da parte di tutti la volontà e la capacità – conclude il tecnico Muraglia – di camminare con le nostre gambe, ed evitare di tornare in regime commissariale”. Sottintendendo: lungo il cammino obbligato tracciato dal Governo, in una libertà di fatto ancora commissariata.