L’AQUILA – Il settore farmaceutico, in Italia come in Abruzzo, è un modello di successo a rischio.
È quanto emerso dal convegno che si è tenuto questa mattina all’Aquila in occasione dei 125 anni del gruppo Menarini, presente nel capoluogo abruzzese dal 1993. Nel corso dell’evento è stato presentato studio sul “Valore strategico della produzione farmaceutica” dal direttore generale del Censis, Giuseppe Roma.
Il dato più eclatante emerso dall’indagine è quello relativo alla spesa farmaceutica che, negli ultimi dieci anni, in Italia è diminuita del 5 per cento; la spesa sanitaria, invece, è aumentata del 52 per cento.
Nell’illustrazione dei dati Roma ha dichiarato che “il sistema delle fabbriche rischia di saltare”, mostrando ai presenti le slide dell’indagine in cui vengono messe in luce le criticità del sistema industriale-farmaceutico che “comunque rimane uno dei settori di punta dell’industria del Paese”.
Lo stabilmento Menarini del capoluogo abruzzese, dove si è tenuto il convegno, è il più grande del gruppo in termini di produzione; vi lavorano 106 dipendenti, a cui si aggiunge un indotto di circa 120 persone.
La tavola rotonda è stata coordinata dal giornalista aquilano Bruno Vespa, e vi ha partecipato anche il commissario per la sanità abruzzese e presidente della Regione, Gianni Chiodi, che ha sottolineato come in Abruzzo “la spesa farmaceutica dal 2008 sia cresciuta del 2,7 per cento”.
Il direttore generale della Menarini-manufacturing, Carlo Colombini, ha dichiarato: “Il settore è di successo. Governo e Regione dovrebbero, a fronte del contenimento della spesa farmaceutica, prestare attenzione alle conseguenze che potrebbero esserci sotto il profilo occupazionale. Iniziamo a sentire scricchiolii, nonostante il nostro comparto mostri ancora segni positivi. Ma il rischio crisi c’è e va prevenuto”.
All’incontro ha preso parte anche il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che ha parlato della messa a punto di “un piano di sviluppo con il polo farmaceutico che coinvolga anche le facoltà di Biotecnologia, Biologia e Medicina dell’Università dell’Aquila”.
DIRETTORE CENSIS: “RIDURRE SPESA TUTELANDO IL COMPARTO”
Dall’indagine condotta dal Censis e illustrata dal direttore generale del centro studi, Giuseppe Roma, emerge che il settore farmaceutico è uno dei comparti italiani più all’avanguardia, a medio-alta intensità tecnologica, e che rispetto agli altri è stato il più reattivo davanti alla crisi. A oggi in Italia ci sono 345 imprese e 66.700 persone occupate nel settore in totale.
Accanto a questo, però, l’indagine ha evidenziato come molti sono i fattori che mettono a rischio la sua competitività e che di conseguenza mettono a repentaglio, in primis, il sistema delle fabbriche in Italia.
“Il contesto italiano appare piuttosto sfavorevole a qualsiasi forma di sviluppo del settore farmaceutico”, ha spiegato il direttore Roma riportando il dato della riduzione del 5 per cento, negli ultimi dieci anni, della spesa pubblica legata ai farmaci mentre la spesa sanitaria è cresciuta di oltre il 50 per cento, quasi esclusivamente nella componente della spesa ospedaliera.
“Dobbiamo indirizzare i provvedimenti – ha sottolineato Roma – per far rilanciare lo sviluppo laddove già c’è una virtuosità, come nel comparto farmaceutico. Questo è un settore iperattivo, è la fonte della ricchezza di questo paese a cui stiamo tagliando progressivamente le gambe”.
Insieme alla riduzione di risorse pubbliche destinate alla spesa farmaceutiche, Roma ha evidenziato altre criticità che incidono già oggi e incideranno in futuro sulle prospettive del farmaceutico italiano: “la scarsa attenzione delle politiche pubbliche nei confronti dei prodotti innovativi generati dagli investimenti in ricerca messi in campo dalle principali case farmaceutiche italiane; la flessione progressiva dei prezzi unitari dei farmaci italiani, un ambiente finanziario, in Italia, poco competitivo se messo a confronto con lo standard del servizio rinvenibile in altri paesi industrializzati e, soprattutto, nelle economie emergenti. Tutto questo non aiuta l’industria farmaceutica italiana nel rafforzamento del proprio processo di internazionalizzazione”.
“Gli stabilimenti farmaceutici – ha concluso – sono un bacino di occupazione e di competenze di assoluto rilievo a cui il Paese non può e non deve rinunciare ed è per tali motivi che occorrerebbe riflettere su una serie di misure che ne possano favorire il rafforzamento e l’ulteriore sviluppo. In particolare, occorrere trovare al più presto il giusto equilibrio tra la sostenibilità dei processi di razionalizzazione della spesa pubblica e la sostenibilità dell’industria manifatturiera italiana”.
CHIODI: “TREND POSITIVO PER SPESA FARMACEUTICA REGIONALE”
Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, anche in veste di commissario ad acta per la Sanità, ha ricordato che l’Abruzzo è una delle cinque regione italiane che spende di più in farmaci, con un trend cresciuto dal 2008 del 2,7 per cento.
“Se abbiamo un bilancio di 2 miliardi e 800 milioni di euro – ha puntualizzato – ben 2 miliardi e mezzo purtroppo vanno a coprire le spese sanitarie, intendendo sia quelle ospedaliere che farmaceutiche. Il margine da destinare alla crescita, dunque, è molto limitato”.
Chiodi ha anche ricordato che dal suo insediamento si è riusciti a raggiungere un equilibrio nei conti della sanità, “importantissimo quanto inaspettato per una regione che solo nel 2005 aveva prodotto 450 milioni di euro di disavanzo”.
Ha citato poi, come best practice, al fine di razionalizzare la spesa farmaceutica, il metodo dell’accentramento delle forniture, attraverso gare al ribasso che consentono di raggiungere notevoli economie di scala.
“Ci troviamo tra l’incudine e il martello – ha riconosciuto poi nel corso del dibattito, moderato dal giornalista Bruno Vespa – Contenere i costi dei medicinali, consentendo, nel contempo, all’industria farmaceutica di essere sempre più presente e incisiva sul territorio”.
“In questo senso – ha fatto notare – stiamo portando avanti una convinta battaglia contro l’inappropriatezza anche prescrittiva dei farmaci (sia come durata che come dosaggio) e forte è l’attenzione degli Uffici commissariali preposti ai costi della farmaceutica”.
Chiodi ha assicurato che per far crescere il settore, trainante per l’economia abruzzese, ma soprattutto aquilana, con i suoi cinque insediamenti farmaceutici (165 i siti produttivi in Italia), occorrono risorse “avendo già volontà ed idee”. E ha suggerito di “concentrare gli scarsi fondi a disposizione per lo sviluppo in poche, definite, politiche strategiche che, abbandonando il mero assistenzialismo di settori non competitivi, si concentrino, invece, su produzioni d’eccellenza in grado di conquistare i mercati internazionali; come appunto la farmaceutica”.
MENARINI L’AQUILA: “SALVAGUARDARE STABILIMENTO CON SANA GESTIONE SPESA PUBBLICA”
La produzione farmaceutica stimata per lo stabilimento di Menarini L’Aquila nel 2011 è di 71 milioni di pezzi e 1,25 miliardi di compresse di cui il 70 per cento è destinato al mercato italiano e il 30 per cento al mercato estero.
Si tratta del sito produttivo italiano più grande del gruppo Menarini, che all’indomani del sisma del 6 aprile 2009 si è riattivata in tempi record.
“In due settimane ci siamo rimessi in piedi”, ha ricordato Il direttore generale della Menarini-manufacturing, Carlo Colombini, che ha poi rivolto ai politici in platea un appello, in linea con quanto emerso dallo studio Censis.
“È necessaria – ha detto – una sana gestione della spesa farmaceutica, che sappia trovare un equilibrio tra la riduzione della spesa e la difesa degli stabilimenti. Il settore è di successo. Governo e Regione dovrebbero, a fronte del contenimento della spesa farmaceutica, prestare attenzione alle conseguenze che potrebbero esserci sotto il profilo occupazionale. Iniziamo a sentire scricchiolii nonostante il nostro comparto mostri ancora segni positivi. Ma il rischio crisi c’è e va prevenuto”.
DOMPÈ: “RISCHIO DELOCALIZZAZIONE “
Sergio Dompé, presidente della Dompé farmaceutici, dove lavorano circa 200 dipendenti e che divide con la Menarini lo stabilimento a Campo di Pile da 18 anni, si è detto “orgoglioso di aver contribuito alla rinascita del capoluogo dopo il terremoto di due anni e mezzo fa con la nostra industria. Molto c’è ancora da fare”.
Anche secondo lui questo il modello di successo del settore “è a rischio perché se non vengono attuate delle mirate politiche a sostegno del comparto, potremo essere costretti a spostare le produzioni in paesi che hanno costi più bassi. Le politiche regionali e nazionali devono continuare a sostenere i nuovi i vecchi insediamenti e non penalizzare il settore”.
FARMINDUSTRIA: “PRODUZIONE FARMACO ECCELLENZA ITALIANA”
Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, dati del Censis alla mano, ha voluto ribadire un concetto essenziale: “Si esca dal pregiudizio di considerare il farmaco come un costo, responsabile primario della spesa sanitaria pubblica quando, in realtà, ne rappresenta soltanto il 16 per cento”. Questa percentuale, ha spiegato, racchiude un valore industriale significativo che è rappresentato da 12,5 miliardi di euro ovvero il valore del settore in termini di tasse, stipendi, contributi, ecc., a fronte di ricavi per l’industria di 12,3 miliardi di euro derivanti dalla spesa farmaceutica pubblica totale.
“La produzione del farmaco – concluso Scaccabarozzi- pari a 25 miliardi di euro, 14 dei quali verso l’export, è un’eccellenza italiana, importante per la crescita del Paese”.
Bruno Costi, presidente del Club dell’Economia, ha dichiarato che “Il settore farmaceutico, più di ogni altro settore del manifatturiero, produce ricchezza, ricerca, occupazione grazie alle eccellenze italiane. Se il Paese intende davvero uscire dalla crisi e riattivare la crescita economica deve ripartire da qui ma deve offrire al settore un contesto fiscale, legislativo, istituzionale che favorisca il suo sviluppo anziché frenarlo”.
Sergio Gigli, segretario nazionale Femca Cisl, al termine della tavola rotonda “Vorremmo attenzione intorno a questo settore che non ha mai notoriamente avuto problemi in termini occupazionali perché considerato settore ‘salvaguardato’. In realtà oggi la crisi ha fatto sì che i tagli lineari abbiano inciso pesantemente sull’industria farmaceutica, e di conseguenza ha ridotto personale e se non verrà attuata un’inversione di tendenza potrebbero esserci ulteriori serie ripercussioni negative sugli addetti.






