L’AQUILA – Il diabete continua a crescere all’Aquila e in Italia.
Si stima un aumento dell’8 per cento della popolazione colpita dalla malattia, specialmente tra gli ultrasessantenni. Nel periodo post-sisma aquilano, probabilmente anche per via dello stress, si è registrata un’ulteriore crescita, ma le cause che generano questa malattia sono comunque molteplici.
Il numero di persone che ne soffre è destinato ad aumentare enormemente nei prossimi anni, come stima l’International Diabetes Federetio), specialmente nei Paesi in via di sviluppo, come conseguenza non solo della crescita della popolazione e della durata media della vita, ma soprattutto della mancanza di esercizio fisico e di una corretta alimentazione.
All’Aquila, in particolare, questa malattia è particolarmente studiata.
Nel 1984 è stata fondata, ed è ancora attiva, l’Associazione contro il Diabete L’Aquila Onlus (Adaq), un’associazione aperta a diabetici e non che ha come scopo quello di informare, aggiornare ed educare la popolazione al fine di prevenire l’insorgenza del diabete con le sue possibili complicazione.
“Tutto ciò privilegiando l’attività di educazione sanitaria e di prevenzione”, come spiegato dal presidente dell’Adaq, la dottoressa Romana Cialfi, in un convegno che si è tenuto recentemente nel capoluogo abruzzese sul tema ” Educare per prevenire”.
L’Adas inoltre si è avvalsa spesso della collaborazione del Rotary Club L’Aquila: nel 2011 e 2012, nella campagna di Prevenzione del diabete “New Town Aq – Progetto Dia-Rotary” , ha creato un service sanitario finalizzato allo screening ovvero alla diagnosi precoce e alla prevenzione del diabete: i risultati ottenuti su una popolazione di 720 individui nel 2011 e di 450 nel 2012 hanno rilevato l’ incremento del rischio diabetico nelle persone sradicate dal loro ambiente, case e abitudini.
Anche quest’anno l’Adaq, ancora in collaborazione con il Rotary Club L’Aquila, ha riproposto il progetto, una nuova campagna di prevenzione, screening e diagnosi precoce del diabete, con lo scopo di verificare l’insorgenza della malattia legata all’evento sismico, mettendo a confronto i cittadini tornati ad abitare nelle proprie case e quelli che ancora sono costretti negli alloggi provvisori, fra quali si è confermato l’aumento del rischio diabetico, com’è stato rilevato nelle New Town anche nel 2013.
Un dato d’altra parte rilevato e confermato dalla dottoressa Rossella Iannarelli e dal professore Massimo Casacchia.
Anche gli operatori del reparto di Diabetologia dell’ospedale ‘San Salvatore’ dell’Aquila e i volontari del Comitato Provinciale della Croce Rossa hanno coordinato e partecipato attivamente a queste iniziative. Monica Cannavicci



