L’AQUILA – “Fermo restando il primato della politica (non della partitica e del becero campanilismo) sulle scelte da operare si assiste increduli ad invasioni di campo della politica che vuole anche assumere un ruolo tecnico, niente di più sbagliato e rovinoso per la nostra città”.

Così il segretario provinciale della Cisl medici dell’Aquila, Pierluigi Cosenza, che in una nota parla dello “scontro che non bene si capisce se tecnico o politico sulla sanità abruzzese ed in particolare su quella aquilana”.

“Il nostro sindacato nei giorni scorsi si è messo a disposizione per costruire luoghi di pubblico confronto, già la scorsa settimana si è svolto un workshop pubblico alla presenza del direttore generale Rinaldo Tordera e del direttore dell’agenzia sanitaria Alfonso Mascitelli il quale ha illustrato ai presenti una articolata bozza sul numero e sulle funzioni delle unità operative complesse concordate tra l’altro anche con i sindacati medici che saranno, con il piano di riorganizzazione alla luce del decreto Lorenzin, attive nella nostra Asl”.

“Alla luce degli ultimi avvenimenti – aggiunge Cosenza – ci sembra prioritario sensibilizzare la cittadinanza tutta verso il futuro sia dell’ospedale che della facoltà di medicina che sono sicuramente il motore economico più importante del nostro territorio anche per l’indotto, considerando che da tempo si assiste ad un confronto esclusivamente giornalistico tra la politica della nostra città e quella regionale, per cui un giorno sembra che vada tutto bene e l’altro si assiste a prese di posizione financo minacciose fra le parti”.

“È così complicato per la politica locale ed almeno per garantire i diritti alla salute dei nostri concittadini comportarsi prima da aquilani in quanto fruitori di un servizio pubblico sanitario e poi da appartenenti ad una maggioranza o ad una opposizione?”.

“Se sarà applicato alla lettera il decreto Lorenzin a L’Aquila per essere un hub di 2° livello mancano alcune specialità fondamentali quali cardiochirurgia e rianimazione cardiochirurgica, chirurgia toracica e chirurgia plastica; viceversa nell’ospedale di Teramo non esiste una terapia intensiva neonatale e la neurochirugia è presente come unità operativa semplice dipartimentale e non complessa (non rispondendo quindi ai requisiti del decreto Lorenzin) ed esegue principalmente solo interventi di neurotraumatologia”.

“È impensabile poter acquisire queste specialità nel nostro ospedale, fra l’altro a discapito di altre realtà sanitarie della nostra regione. L’unica soluzione che ci rimane per avere un hub di 2° livello è ufficializzare un collegamento funzionale con l’ospedale di Teramo che in realtà è gia attivo (alcune patologie le inviamo all’ospedale di Teramo ed altre ci vengono inviate da Teramo)”.

“Questa credo sia l’unica via perseguibile, anche perché se dovesse essere recepito integralmente il decreto Lorenzin, dovremmo rinunciare ad alcune specialità già presenti nel nostro ospedale”, spiega Cosenza.

“Qualcuno poi dovrà spiegare perché per un hub di 2° livello sono accettabili 15 minuti da un ospedale all’altro e non 30 minuti per altre realtà, fermo restando che una singola struttura di 2° livello in regione comporterebbe tempi di trasferimento per le  patologie più gravi e complesse anche superiori alle 2 ore”.

“Da non sottovalutare che dai dati ufficiali l’ospedale de L’Aquila è quello che in regione detiene il primato della mobilità attiva, questa realtà permette di considerare il bacino di utenza maggiore rispetto al puro e semplice calcolo degli abitanti, così come sono da considerare le decine di migliaia di operai impegnati nella ricostruzione”.

“Farneticante sembra l’idea di scambiare sedi ed uffici regionali con attività sanitarie, sicuramente non ci si cura sulle scrivanie”.

“A L’Aquila c’è grande chiacchiericcio sul futuro del nostro ospedale (perché di questo fino ad oggi si parla) mentre a Teramo che oggettivamente dovrebbe avere le nostre stesse perplessità circa il riordino della rete ospedaliera, tutto tace, come mai”, conclude.