PESCARA – La politica messa in campo dal governo nazionale e soprattutto dal presidente della Regione e commissario per la sanità, Gianni Chiodi, e dal sub-commissario, Giovanna Baraldi, è fallita; è necessario riaprire in tempi rapidi un confronto a livello regionale, perché “si sta creando un disastro dalle conseguenze drammatiche”.

È l’allarme della Cgil Abruzzo che, partendo dai dati della Asl di Pescara, fa una fotografia della attuale sanità regionale.

In particolare, il segretario del sindacato, Paolo Castellucci, e il segretario pensionati della Cgil, Giuliano Colazilli, nel corso di una conferenza stampa hanno sottolineato che i contributi della Regione ed altri enti alla Asl del capoluogo adriatico, nel 2010, sono aumentati di oltre 29 milioni di euro (+5,7 per cento) rispetto al 2008.

A fronte di questo aumento, però, la spesa per il personale in due anni è scesa di quasi dieci milioni di euro, con un indice percentuale che è al di sotto della media nazionale.

Proprio per quanto riguarda il personale, l’attuale pianta organica prevede 3.503 unità, ma la copertura alla fine del 2010 era di 3.012 e la previsione per il 2011 è di 3.160 unità.

“Il precedente direttore della Asl, Balestrino, aveva proposto di portare la pianta organica a 3.732 unità – hanno spiegato -. I dati odierni dimostrano che nella Asl di Pescara non vengono garantiti i servizi essenziali di assistenza”.

Il saldo tra la mobilità attiva e quella passiva della Asl del capoluogo adriatico, inoltre, ha sottolineato il sindacato, è aumentato di 30 volte: nel 2008 il saldo negativo era di 205 mila euro, nel 2010, invece, di oltre sette milioni.

Aumentano anche il costo dei servizi affidati ad esterni (47,3 per cento della spesa totale), l’acquisto di prestazioni da privato e i tempi di attesa, che, in molti casi, superano di gran lunga quelli massimi previsti dal Piano regionale.

“Quello che vogliamo mettere in evidenza sono gli effetti di questa politica rispetto alla qualità della spesa e alla qualità dei servizi” ha detto Castellucci, chiedendosi se “i sacrifici fatti (Irpef all’1,4 per cento e ticket sanitari) sono per mantenere questi risultati, per mantenere gli stessi o peggiori livelli di servizio.

Bisogna prendere atto del fatto che tutto il discorso dell’integrazione sanitaria e del riequilibrio verso il territorio – ha concluso -, in realtà è completamente fallito”.