L’AQUILA – “Nessuno tocchi il personale, compreso quello delle cooperative sociali, per ridurre i debiti delle quattro Asl abruzzesi”.

È l’appello di Carmine Ranieri, segretario della Cgil Abruzzo-Molise, sul tema della sanità regionale abruzzese che dovrà probabilmente subire nuovi e dolorosi tagli a causa del deficit di bilancio di 122 milioni di euro.

“La legge sul riordino prevede dei tagli – afferma Ranieri ad AbruzzoWeb –, ma questo non si deve fare sulla pelle di tutti i lavoratori diretti ed indiretti. Tra l’altro, il personale sanitario è ridotto all’osso checché qualcuno affermi il contrario. E lo vediamo in occasione degli scioperi dove le precettazioni agiscono in maniere molto forte e nel periodo estivo, quando si arriva ad accorpare i reparti per non garantire le ferie al personale. Proprio alla Asl dell’Aquila denunciammo il fatto che diversi operatori sanitari superavano gli orari di lavoro anche previsto dalla legge, cioè si era in una condizione senza riposo”.

“C’è un deficit del 2023 – continua il sindacalista – coperto sostanzialmente attraverso l’aumento del gettito fiscale su Irap e addizionali Irpef, una parte attraverso voci obbligatorie di bilancio che andranno rimesse lì alla prima variazione di bilancio utile. Soltanto una parte deve essere recuperata dalle Asl. Ma siamo preoccupati anche per un tendenziale 2024 che si preannuncia negativo”.

Secondo Ranieri, la “Regione Abruzzo ha due problemi: quello del finanziamento, quindi un tema agganciato a Roma, e quello di un sistema che deve essere reso efficiente, ma non certo su una risorsa fondamentale come il personale. I soldi possono essere risparmiati, ad esempio, andando a tagliare sugli sprechi per la spesa farmaceutica e le consulenze inutili”.

“Un altro tema che noi poniamo sempre riguarda gli appalti che portano più precarietà, stipendi più bassi e meno sicurezza – aggiunge l’esponente della Cgil –. Si poteva procedere internalizzando i servizi, ma la riconfermata assessora alla Salute, Nicoletta Verì, all’inizio della precedente legislatura, disse ad un tavolo sindacale che avrebbe presentato una proposta di legge. Noi tutti fummo d’accordo, ma quella proposta di legge non è mai stata presentata. La stessa Verì ha anche recentemente garantito che non ci saranno tagli al personale, ma pure qui servirà la prova dei fatti con i direttori generali delle Asl”.

“Presidi ospedalieri da chiudere perché troppo piccoli ed inefficienti? La domanda giusta è: nella passata legislatura, perché non è stata fatta alcuna scelta? I presidi ospedalieri si sono impoveriti e sono rimasti con meno personale e meno servizi, producendo solo deficit. Ma anche l’ultima programmazione fatta prima delle elezioni regionali in V Commissione Sanità ha dimostrato che non c’è nulla di concreto. Dal 2017 non riusciamo a mettere in campo un Dea di II livello”, lamenta quindi Ranieri.

“La mancanza di scelte – dice ancora – si paga. Purtroppo, se lascio andare la sanità, la impoverisco e faccio un favore ai privati. Chi se lo può permettere, va dal privato. Senza dimenticare che in questo contesto, la Regione continua a dare fondi ai gruppi della sanità privata, depauperando il servizio pubblico. I progetti degli abbattimenti delle liste d’attesa si sono sempre ‘risolti’ con l’aumento del budget a disposizione delle cliniche private”.

“A livello nazionale, quello che noi chiediamo da tempo è che partendo dalla considerazione che il finanziamento del servizio sanitario nazionale in rapporto al Pil è calato pesantemente, è non impoverire più il sistema sanitario nazionale. Attraverso un maggiore finanziamento del fondo sanitario”, conclude Ranieri.