PESCARA – Solo i sistemi sanitari di nove regioni italiane riescono a garantire i livelli essenziali di assistenza, calcolati con nuovi e più rigorosi parametri. E tra questi non c’è l’Abruzzo, che strappa di poco la sufficienza solo per la prevenzione, ed è invece bocciata  nell’ assistenza distrettuale e l’assistenza ospedaliera. 

Lo attesta il minitoraggio effettuatato dal Ministero della Salute, reso noto da Quotidianosanita.it.

Una doccia fredda, che arriva nei giorni in cui divampa la polemica sui debiti effettivi delle quattro Asl che la maggioranza di centrosinistra avrebbe lasciato in eredità al centrodestra che ha vinto le elezioni del 10 febbraio, e che per il rieletto consigliere Mauro Febbo di Forza Italia ammontano a 60 milioni di euro. Cifre contestate però dall’ex assessore alla sanità del partito democratico Silvio Paolucci, anche lui confermato consigliere.

Lo stesso Paolucci ha più volte ribadito che la Regione è uscita dal commissariamento nel settembre 2016,  riuscendo a razionalizzare la spesa senza incidere sulla qualità del servizio. Come appunto dimostrato dal fatto che a seguito dei monitoraggi del Ministero, l’Abruzzo ha scalato la classifica dei Lea, dai 152 punti del 2013, agli oltre 200 del 2017, collocandosi tra  le prime otto regioni in Italia, e meritandosi la premialità di 70 milioni di euro.

Ora però quadro è cambiato, a seguito del fatto che a  dicembre scorso  la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome ha dato l’ok allo schema di decreto interministeriale che introduce una nuova metodologia di valutazione,  capace di verificare anche aspetti sinora non misurati delle sanità regionali. Tre le categorie prese in cosiderazione dalla nuova griglia: la prevenzione, (copertura vaccinale pediatrica per esavalente e Mpr, controllo animali e alimenti, stili di vita, screening);  l’ assistenza distrettuale (tasso ospedalizzazione adulti per diabete, Bpco e scompenso cardiaco; tasso ospedalizzazione minori per asma e gastroenterite; tempi d’attesa, consumo antibiotici, pazienti trattati in Adi, percentuale re-ricoveri in psichiatria, numero decessi da tumore, anziani non autosufficienti nelle Rsa), e infine la categoria assistenza ospedaliera (tasso ospedalizzazione, interventi tumore maligno al seno, ricoveri a rischio inappropriatezza, proporzione colecistectomie con degenza inferiore ai 3 giorni, over 65 operati di frattura al femore entro 2 giorni, parti cesarei).

La nuova griglia dovrebbe entrare a regime nel 2020, ma già è stata testata una sua prima applicazione, che restituisce un quadro dei Lea  molto più drammatico di quello che risultava con il vecchio metodo di valutazione. 

Superano infatti la sufficienza fissata sopra il 60 punti, in tutti e tre i parametri,  solo il Piemonte, seguito da Lombardia, Provincia autonoma di Trento, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche. 

Entrando nel dettaglio la Lombardia è prima per prevenzione (80,92 punti), seguita da Piemonte, (76,30) e Umbria (73,90).
La Provincia autonoma di Trento eccelle nella classifica dell’assistenza distrettuale (88,49), seguita da Liguria (86,31) e Piemonte (86,19).

Nella categoria assistenza ospedaliera, prima ancora una volta la Provincia  autonoma di Trento (92,40), seguita da Toscana (89,13), ed Emilia Romagna (84,83).

Da notare come tutte queste regioni, seppur con posizioni differenti siano in ogni caso tra le migliori anche secondo la griglia Lea. precedente a quella ora adottata. 

L’Abruzzo  invece strappa di un soffio la sufficienza solo per la prevenzione, con 65, 29 punti, undicesima in Italia.

E’ invece tra le regioni insufficienti per l’assistenza distrettuale, con punteggio 57,12,  in tredicesima posizione, e ancor peggio fa nella classifica dell’assistenza ospedaliera sesta regione peggiore in Italia, con 59,75 punti.

Complessivamente dunque l’ Abruzzo è nel gruppo delle Regioni che “non garantiscono i Lea”,  preceduta da Friuli Venezia Giulia, Lazio, e seguita da Puglia Basilicata, Calabria Sicilia Valle d’Aosta, Provincia autonoma di Bolzano, Molise, Campania e Sardegna.

Per completezza d’informazione, fanaline di coda per la prevenzione  sono la Campania (50,21), la provincia autonoma di Bolzano (49,57), e la Sicilia (48,48).

Per l’assistenza distrettrettuale la Provincia autonoma di Bolzano (36,24), la Sardegna (35,48) e la Campania (29,05).

Per l’assistenza ospedaliera la Calabria (53,35), il Molise (33,38) e la Campania (25,41).