L’AQUILA – “La sanità abruzzese sta vivendo un momento di crisi, secondo me ravvisabile nella legge del sistema sanitario nazionale, è sempre valida ma ha bisogno di uno svecchiamento e riorganizzazione in linea con i tempi attuali”.
Un sistema sanitario, quello abruzzese, “con tanto da rivedere”, nella parole di Stefano Flamini, chirurgo aquilano, per 17 anni primario dell’unità operativa dell’ospedale “San Salvatore”, e oggi in forza presso la clinica Villa Letizia.
Intervistato da AbruzzoWeb, il professore ha illustrato la sua visione d’insieme sulla realtà della medicina 2.0, tra robotica, fake news, estetica, falsa informazione e il nodo cruciale del rapporto fiduciario tra medico e paziente, allentato e in parte “sfilacciato” dalla tecnologia, che sempre più spesso prende il posto dei rapporti “umani”.
Secondo Flamini l’Abruzzo, per stare al passo con il sistema sanitario nazionale dovrebbe in qualche modo “copiare” alcuni modelli sanitari che ha definito “virtuosi, come in alcune regioni del Nord Italia. I problemi dell’Abruzzo non sono recenti, ma è arrivato il momento di dare una svolta”.
E la sua speranza, anche in vista delle prossime elezioni regionali, “è che ci sia finalmente una politica a servizio dei cittadini e della sanità, che non sia solo finalizzata al potere ma che guardi ai modelli che funzionano davvero cercando di importarli in Abruzzo”.
Una politica per Flamini, “che abbia al primo posto il perseguimento del bene comune, che passa in maniera indissolubile dalla salute delle persone”.
E poi c’è la questione annosa del boom della tecnologia applicata alla medicina, le fake news e il “dottor Google” che tra autodiagnosi e ipocondrie, ha sostituito e messo quasi da parte il rapporto fiduciario che c’era tra medico e paziente, fuorviando, destando confusione, dando in alcuni casi anche notizie infondate.
“A riguardo reputo fondamentale la firma che c’è stata in questi giorni del Patto della Scienza che finalmente ha rimesso in primo piano la scienza come valore universale”, spiega Flamini.
Il testo a cui fa riferimento, il Patto della Scienza, contiene 5 punti, ed è stato lanciato dagli immunologi Roberto Burioni e Guido Silvestri, al momento ha l’appoggio del giornalista di La7 Enrico Mentana, di Guido Silvestri della Emory University e di Mina Welby dell’Associazione “Luca Coscioni”, ripreso anche sul blog di Beppe Grillo.
Nel primo punto, “tutte le forze politiche italiane si impegnano a sostenere la Scienza come valore universale di progresso dell’umanità, che non ha alcun colore politico”. Nel secondo, “nessuna forza politica italiana si presta a sostenere o tollerare in alcun modo forme di pseudoscienza e/o di pseudomedicina che mettono a repentaglio la salute pubblica (negazionismo dell’Aids, anti-vaccinismo, terapie non basate sull’evidenza scientifica)”.
Al terzo, “tutte le forze politiche italiane si impegnano a governare e legiferare in modo tale da fermare l’operato degli pseudoscienziati”, al quarto “tutte le forze politiche italiane s’impegnano a implementare programmi capillari d’informazione sulla Scienza per la popolazione, a partire dalla scuola dell’obbligo” . All’ultimo punto “tutte le forze politiche italiane si impegnano affinché si assicurino alla Scienza adeguati finanziamenti pubblici, a partire da un immediato raddoppio dei fondi ministeriali per la ricerca biomedica di base”.
“Dobbiamo recuperare una buona informazione medico scientifica – rimarca il professore – questa è la sfida attuale prima ancora di ogni altra cosa, recuperare il concetto di fiducia, eliminando il rapporto quasi commerciale e contrattuale che si viene sempre più spesso ad instaurare con il paziente”.
La polemica attuale in Abruzzo, così come nel resto del Paese è la novità della chirurgia robotica e le sue applicazioni in sala operatoria.
Su questo il professor Flamini è chiaro: “nessun robot può sostituire il lavoro di un professionista. Parliamo in ogni caso del futuro e non del presente. Sono macchine e come tali vanno interpretate, su questo argomento circolano tante fake news”.
“È impensabile ritenere che il robot possa sostituire il chirurgo, è uno strumento come l’artroscopio per fare artroscopia, assolutamente validissimo ma deve essere messo in mano a chi sa fare quel lavoro, altrimenti non si va da nessuna parte”.
“Con i miei 40 anni di esperienza alle spalle, reputo quindi che sia solo un ottimo supporto, ad esempio per togliere i micro movimenti del medico come il tremore fisiologico. Non so per ora che tipo di applicazione possa trovare all’Aquila, sono molto lontano oggi dalle politiche e dalle polemiche intorno alla sanità, mi sembrano sterili e intrise di campanilismo che non porta da nessuna parte. Solo con una seria organizzazione e condivisione di intenti si possono realizzare grandi progetti”.
E un’altra fake news che circola nell’ambito operativo del professor Flamini è l’utilizzo del laser per correggere alcune patologie del piede come l’alluce valgo, che affligge moltissime persone, e a riguardo si rincorrono, anche sul web, rimedi più o meno condivisibili.
“Con il laser non si può pensare di curare la maggior parte delle patologie – spiega – brucerebbe l’osso. l tecniche applicabili per l’alluce valgo sono circa 200 e vanno studiate a seconda della persona, dell’anatomia, delle caratteristiche personali”.
E citando un famoso collega francese, “qualche anno fa sentii questa metafora, che mi colpì molto: un buon chirurgo deve agire così come farebbe un quotato coiffeur per signore che studia le acconciature a seconda della testa che ha davanti, le integra nel copro, valorizzando i tratti somatici e minimizzando i difetti. E così vale anche per la chirurgia ortopedica o correttiva, che deve allinearsi alle funzionalità, alla struttura anatomica e soprattutto non bisogna mai fare sul piede interventi estetici”.
Interventi estetici che oggi trovano sempre più applicazione nella stessa chirurgia, che per stare al passo si è aperta alla branca dell’estetica.
“Un campo di lavoro importante e sul quale c’è ancora tanto da studiare, anche se la rotta che ha preso è a mio avviso sbagliata basandosi esclusivamente o quasi sull’immagine della persona. Viviamo in un’epoca in cui le foto viaggiano sui social con la corsa sempre più spasmodica alla perfezione. Una perfezione raggiungibile con i ritocchini, che sono spesso la conseguenza di una poca accettazione di se stessi. Così non funziona, è una deriva dei tempi, l’estetica può risolvere dei problemi, ma va applicata e approcciata con coscienza!”.
Stessa cosa, secondo Flamini vale per l’uso sempre più massiccio e ritenuto “fuori controllo” degli integratori alimentari. “Gli integratori attualmente portano nelle casse di chi li produce un fatturato annuo miliardario, assunti dalla popolazione spesso senza attenzione nemmeno per la composizione”.
“C’è un’agenzia del farmaco che approva i medicinali in Italia, alla quale fare riferimento. Invece adesso ci ritroviamo ad avere una quantità di prodotti ritenuti validi alleati che spesso sovraccaricano l’organismo senza portare alcun beneficio, prescritti in alcuni casi senza discernimento dagli stessi medici”, conclude.






