L’AQUILA – Anestesia loco-regionale, ovvero localizzata attraverso lo studio dei nervi grazie a un ecografo, per avere un effetto più preciso ed efficace e, al tempo stesso, evitare le impattanti “anestesie generali”, aumentando la sicurezza in numerosi tipi di intervento chirurgico.

Questo il tema contenuto in una serie di studi portati avanti all’ospedare San Salvatore dell’Aquila e illustrati alla comunità scientifica con una pubblicazione e un incontro pubblico.

Blocchi nervosi ecoguidati del tronco e della parete addominale: è il titolo del libro, presentato di recente all’Aquila, dai medici Tullio Pozone, Franco Marinangeli e Pierfrancesco Fusco, impegnati da anni sull’argomento.

Il manuale è il risultato di anni di amicizia e collaborazione tra i colleghi e maggiori esperti italiani di queste tecniche e il frutto di ricerche e sperimentazione su varie tecniche innovative nell’ambito dell’anestesia loco-regionale, già applicate anche nell’ospedale aquilano

A conferma del ruolo di primo piano assunto dal nosocomio aquilano sui nuovi orizzonti delle tecniche di anestesia applicate soprattutto alla chirurgia senologica, sempre nelle scorse settimane si è tenuto il primo congresso nazionale, presso il centro di assistenza ex Onpi, con la presenza di circa 130 specialisti della branca provenienti da tutta Italia.

Una novità assoluta, che ha messo insieme, per la prima volta in Italia, chirurghi della senologia e anestesisti.

Anni di studio, effettuati da Franco Marinangeli, 49 anni, laureato all’Aquila in anestesia, specializzato a anche in fisiopatologia e terapia del dolore a Verona.

Attualmente nel capoluogo è direttore della scuola di Anestesia e rianimazione e dai primi di ottobre, inoltre, dell’unità operativa complessa di Anestesia e rianimazione, subentrato a Pozone dopo che quest’ultimo è andato in pensione.

Con Pozone prima e Marinangeli poi ha collaborato e collabora da anni Pierfrancesco Fusco, 46 anni, laureato a Chieti e specializzato in Anestesia e rianimazione e terapia del dolore all’Aquila.

Contattati da AbruzzoWeb, per parlare di questa innovazione, che ha portato alla stesura del libro e al convegno, i due medici hanno voluto raccontare meglio il loro campo di azione e ricerca.

“Parliamo di tecniche che hanno già ampiamente trovato applicazione – spiega Marinangeli – ovviamente poi la procedura viene scelta in sala operatoria tra 3 parti: anestesista, chirurgo e paziente, con la finalità di scegliere la tecnica migliore e che garantisca al tempo stesso la sicurezza del paziente”.

“Aiutati dall’ecografo, si è giunti alla conclusione che, con questo strumento, è possibile concentrarsi sui nervi, anche quelli più piccoli, andando ad anestetizzarli ed evitando, in tal modo, l’anestesia generale che, in alcuni pazienti, potrebbe essere controindicata per la sicurezza”.

Per Fusco, come racconta egli stesso, è stato fondamentale un periodo di permanenza negli Stati Uniti dopo la specializzazione, nel più importante centro ortopedico statunitense, l’Hospital for special surgery di Manhattan che, 12 anni fa, aveva già dato applicazione a questa tipo di anestesia.

“In America sono entrato in contatto con importanti figure di esperti del settore e, successivamente, ho potuto dare seguito a studi, lavori e collaborazione con esperti Italiani, che hanno trovato riscontro nella pratica clinica – racconta – Anestetizzare il nervo interessato, come per esempio nel caso di una frattura che necessita un’operazione, va anche ad alleggerire non solo la condizione del malato, ma snellisce anche i tempi e i decorsi post operatori”.

“Tutto questo è il risultato di studi e sperimentazioni fatte in ambito internazionale su cadaveri che ha meglio permesso di capire dove iniettare gli anestetici locali”, precisa Fusco.

“Il libro nasce proprio come raccolta di quanto fatto in questi anni insieme a un gruppo di esperti nazionali e internazionali – rimarca – che hanno fatto dello studio dell’ anestesia loco regionale quasi una ragione di vita”

“Grazie a questi studi sui cadaveri – spiega invece Marinangeli – abbiamo avuto una seconda evoluzione: esistono innumerevoli nervi nel corpo umano che sono molto piccoli e con l’ecografo si vedono solo i punti dove passano tra le fasce muscolari; per esempio quelli intorno al seno”.

“Con l’anestesia loco-regionale allora – aggiunge Fusco – si riescono a fare degli interventi anche invasivi: mastectomia o quadrantectomia, evitando alle pazienti, già sottoposte allo stress conseguente alla grave patologia tumorale, l’anestesia generale consentendo un rapido recupero e un miglior controllo del dolore postoperatorio”.

Andando oltre il profilo psicologico del paziente, entrambi tengono a sottolineare quanto sia importante e fondamentale limitare l’anestesia totale soprattutto di fronte a importanti patologie: il soggetto gravemente cardiopatico, per esempio, che necessita di un intervento chirurgico potrebbe andare incontro, con l’anestesia generale tradizionale, ad alcuni rischi tangibili che con con la loco-regionale verrebbero a ridursi, “per cui si può adesso, intervenire intervenire chirurgicamente in questi pazienti, senza grosse conseguenze per il paziente, anche davanti ad alcune situazioni così estreme”, spiega ancora Fusco.

Nel capoluogo, presso l’ospedale, si tengono anche corsi ad hoc per anestesisti, seguiti e organizzati dai due medici, e in passato anche dal dottor Pozone, provenienti da tutta Italia. “Siamo già alla diciassettesima edizione – spiegano in conclusione i due medici – e per il prossimo anno, abbiamo già un lunga lista di attesa. Evidentemente la novità che noi abbiamo sollevato, è stata ritenuta attendibile e soprattutto perseguibile”.