L’AQUILA – Tra i medici che legittimamente effettuano attività “intramoenia”, ossia in strutture pubbliche ma fuori dall’orario di servizio con il pagamento di una tariffa, c’è chi, alla Asl di Pescara, ha effettuato in un giorno 54 visite e nessuna di queste utile a smaltire le liste di attesa.

Il dato è stato rivelato dalla dirigente regionale del settore Maria Crocco in una concitata riunione di pre-Giunta regionale.

Secondo quanto si è appreso, c’è stata anche una segnalazione ai carabinieri del Nas, Nucleo anti sofisticazioni, che si occupano anche di ispezioni sanitarie, con l’intento di aumentare i controlli in tal senso.

Eppure dal maggio 2013 è stato istituito un gruppo di lavoro per mettere a punto un sistema di monitoraggio delle prestazioni e del rendimento dei singoli medici che operano in intramoenia, adottato anche all’Agenzia sanitaria nazionale, ma di cui in Abruzzo si è persa traccia.

A chiedere che venga messo ordine nell’opaco mondo delle visite intramoenia, che hanno effetti negativi sulle liste di attesa, era stato in Consiglio regionale con un’interrogazione il consigliere del Movimento 5 stelle Pietro Smargiassi.

“L’Abruzzo – si legge nel documento – è una delle regioni con la più alta percentuale di servizi intramoenia negli studi privati, cioè al di fuori delle strutture del servizio nazionale sanitario. Tale dato è inversamente proporzionale a quello relativo alla qualità del Servizio sanitario locale offerto, visto che in regioni più virtuose, dove il Servizio sanitario locale è più presente, la percentuale dei servizi intramoenia negli studi privati scende vertiginosamente”.

“E in tali circostanze – sottolinea Smargiassi – il cittadino viene costretto a un maggiore esborso al fine di ottenere qualcosa che, in teoria, gli spetterebbe di diritto: una diagnosi della patologia in tempi clinicamente accettabili”.

E come se non bastasse, Smargiassi evidenzia che la sanità pubblica trae bei benefici dall’intramoenia.

“L’obiettivo della norma, nelle intenzioni, era quello di captare la clientela privata dei dottori all’interno dell’azienda pubblica, la quale avrebbe dovuto provvedere a garantire spazi e personale, in cambio di quota parte del compenso professionale dovuto” mentre “l’istituto dell’intramoenia avrebbe dovuto portare a uno snellimento delle liste d’attesa”, ricorda l’esponente grillino.

“Il problema è, però, che i medici non corrispondono la cifra pattuita alle Asl, anche in virtù del fatto che alcuni distretti non mettono a disposizione dei medici le giuste attrezzature”, conclude.

A incalzare la maggioranza, come in una legge del contrappasso, anche l’ex presidente della Regione e commissario alla sanità, Gianni Chiodi, messo in croce dal Partito democratico in campagna elettorale proprio per le liste di attesa insopportabilmente lunghe, e che smentivano i dati da lui forniti sul miglioramento ottenuto del servizio sanitario in Abruzzo.

In un’interrogazione, Chiodi ha chiesto lumi al suo successore D’Alfonso sull’apertura nei giorno festivi degli ambulatori, disposta proprio per abbattere le liste di attesa.

“Lo scorso primo aprile – spiega l’ex commissario – diedi mandato alle Aziende sanitarie di ampliare l’orario di attività dei servizi ambulatoriali e radiologici nei giorni festivi, prefestivi e di mantenere aperti gli ospedali per almeno due giorni settimanali, anche negli orari serali dalle ore 20 alle 24 per le mammografie, le ecografie, le Tac e le risonanze magnetiche”.

“Per finanziare il servizio stanziammo 6 milioni di euro in più a disposizione delle nostre aziende sanitarie per effettuare nuove assunzioni, dando però assoluta priorità al personale funzionale per la riduzione delle liste di attesa. Molti nulla-osta per l’assunzione di medici, infermieri e tecnici li firmai io prima della fine del mandato”.

E a oggi in Abruzzo le liste di attesa restano lunghe, e gli ambulatori chiusi nelle ore serali e notturne. Filippo Tronca