L’AQUILA – Il famigerato emendamento alla finanziaria pomposamente rinominato “salva Abruzzo”, che sarà approvato a fine anno dalla Camera dei deputati, dopo l’ok al Senato, cambierà poco o nulla per quello che riguarda la legge di bilancio regionale che arriverà oggi e domani in consiglio regionale, la più complicata negli otto anni a governo dell’Abruzzo da parte del centrodestra di Marco Marsilio, di Fdi.
È stata infatti esclusa dai burocrati della Regione la possibilità di poter avere da subito maggiore ossigeno, più risorse a disposizione – c’è già chi auspica 2o milioni di euro – da utilizzare subito per rimpinguare i vari capitoli di spesa, ed evitare dolorosi tagli, grazie ad un minore accantonamento per far fronte al debito della sanità.
Per ragioni di tempistiche, visto che l’emendamento sarà approvato a Roma nelle stesse ore.
E per una ragione di sostanza: un minore accantonamento, con il governo che non ha messo risorse aggiuntive, sarà concesso eventualmente solo in cambio dell’approvazione entro il termine perentorio del 31 gennaio del Programma operativo per il triennio 2026-2028, ovvero del piano di rientro dettagliato per mettere in sicurezza i conti della sanità, mantenendo efficienza e garanzia dei livelli essenziali di assistenza, e poi si avranno dieci giorni di tempo per recepire le prescrizioni dei ministeri. Ecco perché per il capogruppo del Pd Silvio Paolucci ha definito l’emendamento più prosaicamente “commissaria Abruzzo”, altro insomma che aiuto salvifico del governo amico di Giorgia Meloni, per tirare fuori dalle secche l’Abruzzo di Marsilio a trazione Fdi.
Solo dopo che la Regione avrà fatto i compiti a casa, la norma permetterebbe di sbloccare una parte delle risorse regionali già accantonate, per coprire il debito della sanità nel triennio, debito che nella migliore delle ipotesi ammonterà a 90 milioni di euro per il 2025. Accantonamento imposto dal Tavolo interministeriale di monitoraggio della sanità, composto da 40 milioni che arriveranno dall’aumento dell’addizionale Irpef che scatta a gennaio, più circa 113 milioni per da risparmi in bilancio, anche per coprire il deficit del 2023 e 2024 per circa 26 milioni, a cui si aggiungono i milioni da versare allo Stato per contribuire al Patto di stabilità.
In questo scenario il bilancio regionale che approderà in aula, resterà sostanzialmente quello licenziato dalla giunta regionale, ovvero a dir poco ingessato, o per usare il termine più gettonato nel centrodestra “prudenziale”, con margini di manovra molto risicati.
Insomma, si accantoneranno le cifre previste per far fronte al buco della sanità e poi si vedrà.
Plastica rappresentazione dell’incertezza che regna e l’audizione del direttore del dipartimento Bilancio, Fabrizio Giannangeli, in prima commissione, a cui è stato chiesto un parere tecnico sulla portata, in termini di maggiori margini di manovra dell’emendamento, e Giannangeli ha chiesto tempo per poter approfondire la materia, essendo del resto noto solo da poche ore il testo dell’emendamento. Poi è arrivata la doccia fredda: il bilancio deve per ora restare come è.
Ma non solo, per i tecnici regionali questo emendamento non sarà più di tanto giovamento, oltre a dare un temporaneo respiro ai conti, perché sostanzialmente dilata i tempi con cui l’Abruzzo dovrà comunque appianare il deficit, entro il 2028, in base a quello che la Regione scriverà nel piano operativo aggiornato.
Inoltre c’è chi osserva che eventuali maggiori risorse da spendere per il bilancio ordinario, potrebbero in ogni caso arrivare a luglio, con il consuntivo della spesa delle Asl, nel caso il deficit preventivato risulterà minore. Di fatto il vantaggio dell’emendamento sarebbe solo quello di anticipare questo beneficio di un paio di mesi. Filippo Tronca






