L’AQUILA – Scontro Confindustria Chieti – dipendenti regionali.

A far infuriare i dipendenti, in stato di agitazione perché rischiano di perdere il salario accessorio, le dichiarazioni del presidente di Confindustria Chieti, Paolo Primavera, che ha definito vergognose le proteste, chiamando in causa la poca produttività dei dipendenti regionali.

La risposta dei dipendenti, in Regione sono circa 1500, è stata corredata di tabella che fa il conto dei soldi pubblici erogati alle imprese dal 2009 al 2012 dalla Direzione ‘Sviluppo economico’, un totale che ammonta a circa 215 milioni di euro, per mostrare quanto le realtà private vengano tenute in considerazione dal mondo politico, senza che nessuno si lamenti della produttività.

Inoltre, i dipendenti mettono in dubbio la limpidezza delle esternazioni di Primavera sulle quali peserebbe una possibile candidatura alle prossime elezioni regionali, “magari ricambiando favori ricevuti” da qualche politico.

“Dopo i ricorrenti attacchi del solito imprenditore interessato, sicuramente più vicino agli attuali decisori politici che governano la Regione Abruzzo, una minima risposta va data al dottor Primavera – scrivono i dipendenti in una nota – prendendo ad esame alcune (parziali) pubbliche risorse che dal Bilancio regionale confluiscono verso lo ‘sviluppo delle imprese’, che però, negli anni, mai nessuno è riuscito a valutarne ed a vederne i postivi effetti”.

Su questa vicenda pesa la mancata ricollocazione di circa 300 dipendenti degli Enti strumentali soppressi (Arssa, Aptr, Abruzzo Lavoro) rimasti inattivi nella maggior parte dei casi, nonostante la mancanza di personale in diversi settori regionali.

Dure critiche sono state indirizzate al presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, e all’assessore al ramo, Federica Carpineta, incapaci, secondo alcuni esponenti regionali, di mettere mano al problema per trovare una soluzione definitiva. I dipendenti erano stati riassorbiti alcuni anni fa dalla Regione, ma col tempo è venuta a mancare l’ufficializzazione delle economie risparmiate dall’operazione della soppressione degli enti.

Il 50 per cento sarebbe andato a rimpinguare il fondo per il salario accessorio dal quale scaturisce l’indennità di risultato.

La situazione, secondo i sindacati, porta un aggravio di lavoro per una parte del personale, a fronte di un abbassamento della quota legata alla produttività, proprio perché a ‘dividere’ il fondo sono anche gli ex dipendenti delle agenzie soppresse, nonostante non abbiano una collocazione operativa.