L’AQUILA – Potrebbe esserci un futuro da allenatore per Carlo Festuccia, rugbysta aquilano e della Nazionale, cresciuto tra le file neroverdi e oggi tallonatore dei London Wasps, dopo aver spinto in mischia con la formazione d’oltralpe del Racing Metro 92, e quelle dei Crociati Parma e delle Zebre.
Domani i londinesi scenderanno in campo alle 15 locali contro il Northampton, entrando nel vivo della nuova stagione.
L’aquilano, che sta per diventare papà per la prima volta di una bambina che nascerà tra pochi giorni, ha intrapreso da poco con il suo compagno di squadra ai Wasps e concittadino Andrea Masi l’esperienza di allenatore della squadra degli Staines, che milita nella settima categoria inglese.
“Mi trovo bene nei panni d’allenatore, anche se ancora non mi ci vedo in queste vesti e non so ancora quale sarà il mio futuro – afferma ad AbruzzoWeb – Il mio contratto ha la possibilità di essere rinnovato per un altro anno alla scadenza, in base alla mia condizione fisica. È ancora presto per pensare a un fine carriera, mi sento bene e ho una buona forma”.
Se da un punto di vista professionale ci saranno ancora tante spinte in mischia per Festuccia prima di ritirarsi dal rugby giocato, la sua vita privata avrà invece una svolta a brevissimo con l’arrivo della piccola Carlotta.
“Sono molto emozionato per la nascita di mia figlia – ammette – Tra poco si inizierà a ragionare in tre nella nostra vita. Mia moglie Barbara mi ha seguito a Londra e vive con me”.
Da dove arriva la scelta di un’esperienza come allenatore?
Il nostro amico Ty Sterry, ex ct dell’Overmach Parma, Colorno e L’Aquila, che oggi lavora per la Federazione Inglese ha dato inizio a questa mia avventura insieme ad Adrea (Masi, ndr). Io sono allenatore degli avanti e Andrea dei tre quarti. È una squadra di ragazzi che giocano per piacere, hanno tutti un altro lavoro e la sera vengono in campo a giocare a rugby che è la loro passione.
Dopo Parigi, Londra. Tornerai in Italia?
Ci ho pensato a lungo prima di accettare la proposta. Alla fine sulla mia decisione hanno influito molto le pressioni di Masi, mio caro amico e compagno di squadra, che gioca con i Wasps dal 2012. Per il momento non penso al mio ritorno in Italia, vivo la mia vita qui e poi si vedrà. Se proprio dovessi decidere di rimanere all’estero, mi piacerebbe tornare a vivere a Parigi.
Come ti trovi a Londra e con il rugby inglese?
Molto bene. Ormai mi sono ambientato. La città è molto bella, ma preferisco Parigi perché è meno caotica e molto più vivibile. Per quanto riguarda il rugby, trovo che quello inglese sia superiore al francese dal punto di vista dell’organizzazione: è molto più fisico e veloce, mentre quello d’oltralpe ha un ritmo più basso e dà più importanza a mischie, touche e calci.
Una carriera quasi di pari passo con Masi. All’Aquila, poi in Nazionale e a Parigi ed ora a Londra.
Abbiamo condiviso tanto. L’esperienza di Parigi è stata bellissima. Avevo 27 anni quando sono arrivato in squadra. Con me c’era Andrea Lo Cicero, poi è arrivato Andrea Masi e infine anche Mirko Bergamasco e Santiago Dellapè. Era una squadra che puntava in alto: dalla seconda divisione è salita in top 14 e oggi è annoverata tra le più forti d’Europa. È anche merito nostro se la squadra è arrivata dov’è.
Dopo Parigi il ritorno in Italia non è andato così bene…
A Parigi avevo problemi con uno degli allenatori e dopo averci pensato a lungo ho deciso di tornare in Italia, a Parma, perché il ct Jaques Brunel mi voleva in Nazionale. Poi, purtroppo, non è andata come mi era stato detto e alla fine ho scelto di ripartire per l’estero. I London Wasps sono arrivati in un periodo di forte demotivazione per me e oggi posso dire di essere soddisfatto professionalmente, contento di aver superato quel brutto momento. A Parma con le Zebre non vincevamo le partite, ci allenavamo tanto e non si vinceva mai. Ho vinto una scommessa con me stesso ritrovando la voglia di giocare. Sono sceso in campo da titolare per un anno a Londra, in una squadra dove ti devi sudare tutto, perché nessuno ti regala niente.
Che ricordi hai del rugby giocato all’Aquila?
Ricordi bellissimi. Ho vissuto l’epoca dello sviluppo dall’amatoriale al professionismo e sono capitato a cavallo tra le due ere. Oggi L’Aquila la seguo dai racconti dei miei amici Maurizio Zaffiri e Gigi Milani. Ho letto della nuova società e faccio un grande in bocca al lupo alla squadra per il ritorno in Eccellenza.
Hai fatto visita alla squadra nel giorno prima della finale con i Lyons che l’ha riportata in Eccellenza, l’anno scorso.
Sì. Sono andato allo stadio di Parma e ho parlato con i giocatori cercando di motivarli più possibile, con consigli tecnici. La finale è stata giocata il giorno del mio matrimonio, il 31 maggio, e quindi non avrei potuto esserci!



