ROSETO – Quarto appuntamento con la buona musica e il jazz con il concerto degli “Speakin’ 4” , venerdì 15 aprile a Roseto degli Abruzzi (Teramo).
La particolarità della location sta attirando il pubblico proprio per la totale mancanza della cosiddetta “sacralità” che spesso aleggia intorno al Jazz nostrano .
Il rapporto, diretto ed informale, dei musicisti con il pubblico, che interagisce continuamente, ha creato una situazione molto americana dell’ascolto, spesso questa è la nota particolare di tante registrazioni dal vivo dei dischi storici del jazz. L’idea di presentare così la musica fa “storcere il naso” a molti , ma è quello che questo nuovo pubblico ha accettato con entusiasmo .
Stessa impostazione anche in questo quarto incontro, identica ai primi tre gruppi, ma cambia nuovamente il suono .
“Speakin 4 è una conversazione musicale… è facile, banale, tradurre in questa maniera… è facile quanto essenziale… una conversazione che affronta con la giusta dimensione e, soprattutto, il giusto equilibrio tra i quattro musicisti, le molteplici anime musicali e creative del ventunesimo secolo.
L’approccio maturo di Mauro De Federicis, Roberto Desiderio, Fabrizio Mandolini e Gabriele Pesaresi , ovvero gli “Speakin’4” si riflette nel dare sostanza alla pluralità della formazione, nessuno dei musicisti sovrasta l’altro o ne oscura le espressioni, si riflette nell’attraversare generi e suggestioni con naturalezza disinvolta, creando il filo conduttore del lavoro grazie ad un approccio che mescola, unisce, accoglie, scompone suggestioni e riferimenti.
Conversazione a quattro voci: parlare di argomenti diversi, alternare stati d’animo e intensità del discorso, ridere, condividere, riflettere, con la coerenza di una visione matura e completa.
La visione del gruppo è omogenea, personale, moderna, aperta, europea. Tiene conto delle diverse, moltissime, influenze possibili al giorno d’oggi e mette in luce un punto di vista proprio. Volendo esagerare si potrebbe parlare di una necessità post-moderna costruttiva, di una uscita dai confini dei generi, stretti al punto da diventare ingombranti. di una lettura, quasi necessariamente, personale. È una visione che tiene conto di tradizioni e percorsi, che affronta quanto è stato scritto, pensato, eseguito nel corso degli anni e se ne avvantaggia, in modo costruttivo, come una conversazione matura e completa.






