L’AQUILA – Non è facile descriverti con le parole.

Forse il tuo sorriso impresso sulle centinaia, migliaia di foto fatte insieme può raccontare meglio quanto grande era l’allegria che sprigionavi.

Forse i video delle nostre cene, quando iniziavi a cantare le canzoni a squarciagola, possono dire con più esattezza quanto fosse grande la tua voglia di vivere.

Roberto, ieri non ti abbiamo detto addio, ma arrivederci.

Saresti stato proprio tu a cercare di convincerci che nessuno muore veramente. Se solo avessi potuto, saresti uscito dalla chiesa per sederti sul prato accanto a tutti i tuoi amici, a parlare ore e ore della vita che non finisce ma si trasforma.

Quella vita che non hai mai subito, ma apprezzato e curato. E onorato ogni giorno con la tua curiosità.

Mille idee, mille progetti. Eri sempre desideroso di imparare e conoscere cose nuove. I tuoi interessi a volte ci facevano sorridere perché erano sempre fuori dal comune. Ci stupivi costantemente, non sei mai stato banale.

Le persone non muoiono mai se di loro manteniamo sempre vivo il ricordo. Tu ce ne hai lasciati un’infinità.

L’altra sera, durante la veglia nella basilica di Collemaggio, ci siamo ritrovati davanti la tua bara a raccontare gli episodi più comici che ti hanno visto protagonista. Incredibile sorridere in un’occasione come quella. Tu sei riuscito a fare anche questo, ancora una volta ci hai stupiti.

Eri, e sarai per sempre, il “Bombay” che riusciva a trasformare le interrogazioni di italiano e letteratura latina in sketch comici. Una volta hai tentato di convincerci che il Convivio di Dante parlasse di “una cena lussuriosa”, hai iniziato un tema dicendo che ci trovavamo alle soglie del “trentesimo secolo” e ribattezzato l’autore dei Promessi sposi il “Mangioni”.

Eri anche il Roby delle chiacchierate estive davanti a un buon bicchiere di vino rosso, a parlare di spiritualità e a cercare di definire l’essenza della vita. L’avevi intuito che c’è qualcosa di più e non sei mai stato banale nel raccontarcelo.

Eri sensibile, profondo nei sentimenti. Eri sbadato perché delle cose terrene non ti curavi più di tanto. Erano i sogni a interessarti davvero.

Avevi una singolare percezione della realtà, che a noi appariva stravagante. Ma forse era quella che più si avvicinava all’essenza perché non aveva filtri. Una volta ci hai raccontato di quando è scappato Spartaco, una comunissima lucertola che secondo te era un ramarro tropicale. Ti sfuggì di mano, si fermò sul balcone e si girò a guardarti negli occhi, come per dirti grazie.

Eri speciale.

Anche orgoglioso, mai egoista, generoso e imprevedibile. Non sempre avevi la soluzione ai problemi, ma avevi lo sguardo sicuro di chi poteva comunque aiutarti.

Ci mancherai. E inevitabilmente ci sentiremo per sempre incompleti. Cene, viaggi, scampagnate. Mancherà sempre qualcosa.

Ti immaginiamo con lo zaino in spalla, in giro per le strade di quel mondo che tanto volevi scoprire. Ora sei solo più leggero e il tuo passo più sicuro, perché sai la verità sul fantastico enigma della vita.

E per te che ora non puoi più farlo, noi che rimaniamo qui cercheremo di ridere di più, sperare di più e assaporare più intensamente ogni istante.
 
Cercheremo di vivere di più e più forte.

Per te, Bomby.

Ci vediamo presto.