PESCARA – Rivendevano a negozi e mercati le scarpe, pannolini e altri beni frutto di una raccolta di solidarietà, destinati ai terremotati dell’Aquila.
Dopo tre anni dagli arresti, è arrivata la sentenza sull’inchiesta relativa ai presunti beni sottratti da destinare agli aquilani e in cui sono finiti il presidente e alcuni soci dell’associazione Modavi di Pescara della Protezione civile.
A riportare la notizia è il quotidiano Il Centro.
Tre imputati avevano scelto di patteggiare. Il giudice per l’udienza preliminare di Chieti, Paolo Di Geronimo, ha condannato il socio dell’associazione Daniele Marinelli, residente a Montesilvano, alla pena di un anno e mezzo e due persone accusate di ricettazione, Natalia Legnini e Anna Palma Tatone, rispettivamente alla pena di un mese e mezzo e di un anno e mezzo.
Tra gli altri nomi che sono finiti nell’inchiesta della procura di Chieti, guidata dal pm Rosangela Di Stefano, altri tre sono stati rinviati a giudizio: Dario e Mirko Francano e Franco Faccenda.
Il presidente dell’associazione Franco Giovagnoli e altri due accusati di ricettazione Patrizia Foddai e Nadia Cutracci hanno scelto il rito abbreviato che sarà discusso a novembre.
Le indagini dei carabinieri di Chieti, a cui hanno partecipato anche quelli di Pescara, Montesilvano, Ortona e Lanciano, hanno preso l’avvio da alcuni cittadini di Roccamontepiano che avevano segnalato la presenza nel piccolo centro di un negozio di generi alimentari dove, da un certo periodo di tempo, venivano vendute anche calzature, scarpe e ciabatte probabilmente destinate ai terremotati dell’Aquila.
Il fascicolo è finito in procura e l’accusa avrebbe accertato che in quel negozio venivano venduti i beni raccolti per aiutare i cittadini aquilani colpiti dal sisma del 6 aprile del 2009, raccolti in un capannone sito sempre a Roccamontepiano, gestito da uno dei soci della Modavi.
Per i tre rinviati a giudizio il processo inizierà il 17 novembre.



