L’AQUILA – “Un sindaco che non poteva non sapere, e che quando è stato da noi per mesi sollecitato proprio sulle questioni dei puntellamenti e della rotazione dei dirigenti, non ha fornito risposte nel merito, ma solo insulti, con quale credibilità si ripresenta ora alla popolazione e al governo?”.
Così il consigliere comunale della lista civica “Appello per L’Aquila” Ettore di Cesare nella conferenza stampa per fare il punto sulla situazione politica dopo il ritiro delle dimissioni da parte del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.
Dopo l’inchiesta della procura aquilana sulle presunte tangenti nella ricostruzione, che per la prima volta ha coinvolto il Comune, Appello per L’Aquila, insieme ai comitati cittadini e all’altro movimento civico, L’Aquila che vogliamo, aveva da subito chiesto l’abbandono definitivo di Cialente con conseguente nuove elezioni.
“Per ‘recuperare l’immagine’ oggi ci si affida a un’operazione debole, di facciata, come quella del vice sindaco magistrato che sostituisce il precedente indagato”, in riferimento alla nomina dell’ex procuratore Nicola Trifuoggi.
“Al di là della qualità della persona, non è in questo modo che si recupera credibilità – ha spiegato ancora Di Cesare – Del resto, anche un azzeramento di Giunta, lo abbiamo già detto, lascerebbe intatto il sistema politico che ha espresso i Lisi e i Riga”.
Per Di Cesare, “non basta una singola figura a rimediare ai guasti prodotti da una cultura politica per la quale è stato normale – parole di Cialente – che un assessore ai Lavori pubblici continuasse anche la sua attività di progettista per la ricostruzione privata. Era necessaria una norma, da noi proposta al Governo e che oggi è legge, per rendere incompatibili queste situazioni che avrebbero potuto generare corruzione e conflitto di interessi?”.
“Ed è mai possibile che di quel che è accaduto in questi giorni si sia parlato ovunque, tranne che in Consiglio comunale?”, ha concluso il consigliere comunale.
LA NOTA COMPLETA
“Ho chiuso definitivamente con la politica, domani vado a lavorare in ospedale”. Massimo Cialente, 12 gennaio.
Uno scatto di orgoglio e dignità, avevamo pensato e scritto, assumersi le evidenti e gigantesche responsabilità politiche di quello che era successo.
Poi, dopo dieci giorni, in assenza di apparenti fatti nuovi, torna al solito sui propri passi, senza dare una motivazione plausibile, e soprattutto politica. Solo populismo e retorica, nessuna risposta. Le parole dette non contano nulla, gli impegni assunti ancora meno.
Al momento delle dimissioni, Cialente aveva affermato che, “in un momento di scontro durissimo col governo, un sindaco può presentarsi con forza solo se ha dietro la città, se è credibile” e aveva ritenuto, ancora sue testuali parole, di non essere più utile, ma di poter diventare un ostacolo per questa città. “Il problema – aveva detto ancora – è recuperare l’immagine della città, agli occhi aquilani e a agli occhi del paese”.
E per “recuperare l’immagine” oggi ci si affida a un’operazione debole, di facciata, come quella del vicesindaco magistrato che sostituisce il precedente indagato. Al di là della qualità della persona, non è in questo modo che si recupera credibilità.
Del resto, anche un azzeramento di Giunta, lo abbiamo già detto, lascerebbe intatto il sistema politico che ha espresso i Lisi e i Riga.
Un sindaco che non poteva non sapere, e che quando è stato da noi per mesi sollecitato proprio sulle questioni dei puntellamenti e della rotazione dei dirigenti, non ha fornito risposte nel merito, ma solo insulti, con quale credibilità si ripresenta ora alla popolazione e al Governo?
Non basta una singola figura a rimediare ai guasti prodotti da una cultura politica per la quale è stato normale – parole di Cialente – che un assessore ai lavori pubblici continuasse anche la sua attività di progettista per la ricostruzione privata. Era necessaria una norma, da noi proposta al Governo e che oggi è legge, per rendere incompatibili queste situazioni che avrebbero potuto generare corruzione e conflitto di interessi?
Oggi si fa leva sulla garanzia della legalità, a guardia della quale si mette un magistrato, mentre finora non si è stati in grado di garantire la trasparenza. Ma la legalità è la cura: interviene quando il male è in atto. La trasparenza è la prevenzione: impedisce l’insorgere della malattia.
Le motivazioni stesse addotte per la nomina del nuovo vice sindaco rappresentano l’implicita ammissione di non essere stati in grado finora di garantire la trasparenza – di cui ci si riempie la bocca – quale prassi amministrativa e cultura politica, che non la si inventa da un giorno all’altro.
La reazione dei partiti di maggioranza in questi giorni è stata quella di difesa del sistema che tutti alimenta e sostenta: non una riflessione su come tutto ciò sia potuto accadere, non un’autocritica. Nulla, solo un’astiosa e pericolosa chiusura autoreferenziale che tiene in ostaggio la città. Come possono queste forze e questa amministrazione invocare ancora credibilità?
Un’amministrazione che ha condannato la città all’isolamento, non avendo nemmeno la capacità di dialogare con le altre istituzioni: l’Università, la Regione, il Governo fino alla Presidenza della Repubblica. Questo è purtroppo il risultato dell’azione politica di Cialente.
Ed è mai possibile che di quel che è accaduto in questi giorni si sia parlato ovunque, tranne che in Consiglio comunale? E che si sia caduti tanto in basso da tollerare da parte di chi ricopre importanti incarichi istituzionali, i toni incivili e persino gli insulti a chi si è addirittura permesso di indignarsi? Questi toni e queste modalità qualificano i personaggi e la loro considerazione delle istituzioni che dovrebbero rappresentare.
Questa vicenda condanna tutti i partiti della maggioranza. Non ci sono scuse né alibi per nessuno.
Ma la reazione non poteva essere altrimenti visto che “la questione morale fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati”.
Troppi gli interessi particolari da difendere, alcuni condivisi con l’opposizione di centrodestra, per giorni silente sulla vicenda, (silenzi che acquistano forse oggi un nuovo significato alla luce delle recentissime notizie sulle inchieste che coinvolgono assessori e consiglieri regionali).
Ripetiamo quello che abbiamo sempre detto: quando le coalizioni vengono formate unicamente sulle spartizioni di potere, la conseguenza non può che essere il saccheggio, il prevalere dell’interesse particolare su quello collettivo.
Il vero fallimento di questa amministrazione sta proprio qui: senza strategia e programmazione basate sull’interesse collettivo per la ricostruzione e per il futuro economico e sociale del nostro territorio, si ricostruisce al più qualche aggregato ma non la città, che non è somma di aggregati.
Non si dà soprattutto una prospettiva al territorio al di là degli aiuti pubblici. Del resto, una classe politica che fallisce nell’ordinaria amministrazione come può essere all’altezza di ricostruire la città?
Serve una nuova stagione politica che metta in campo le migliori energie, che abbia l’autorevolezza e la competenza necessaria per il confronto con le proposte degli organismi internazionali come della comunità locale. Serve il coraggio del cambiamento perché senza non c’è futuro.
Servono un metodo e un processo inclusivi e aperti capaci di attivare tutte le capacità necessarie per vincere la sfida che la storia ci ha posto davanti. Invece ci ritroviamo richiusi in un angusto recinto fatto di incapacità, falso orgoglio territoriale, presunzione, approssimazione e beceri calcoli di convenienze personali e di bande organizzate.
Ma, a ben pensarci, un’amministrazione autodelegittimata e senza un briciolo di credibilità può far comodo a molti. Non certo al nostro futuro. È forse per questo che ci stanno condannando all’indegna farsa del Cialente bis?
INCHIESTA SPESE PAZZE REGIONE: “SCHIODIAMOLI”
Non servono certo le recenti vicende giudiziarie per pretendere le dimissioni del dott. Gianni Chiodi.
Il fallimento è politico e morale: gli arresti di importanti assessori che si sono susseguiti negli anni fanno il paio con il fatto che l’Abruzzo è l’ultima regione del Paese in quanto a capacità di programmazione dei fondi europei in un momento cruciale dove si stanno decidendo le ripartizioni per il periodo 2014-2020.
Un’incapacità imperdonabile che rischia di condannare qualsiasi prospettiva di sviluppo della nostra regione.
Ma la valutazione del governo Chiodi non può prescindere dalla sfida più grande della sua azione politica: la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma.
Non per una visione aquilanocentrica della politica regionale ma perché, oggettivamente, quando il capoluogo di una regione viene distrutto la priorità del governo regionale non può che essere la ricostruzione.
Ebbene Chiodi come commissario della ricostruzione ha fallito clamorosamente e come presidente della Regione in cinque anni non è stato capace nemmeno di varare una legge regionale sulla ricostruzione. Nei precedenti terremoti non era mai successo.
Per questo molti di noi già nel 2011 ne chiesero le dimissioni direttamente sotto la sua abitazione teramana. Per questo oggi rinnoviamo la richiesta: #schiodiamoli.





