ROSETO – Pochi altri fazzoletti di spiaggia abruzzese, uno degli ultimi risparmiati dalle colate di cemento, hanno assistito a tanti scontri politici intorno alla sua gestione.

È quella della riserva naturale del Borsacchio di Roseto (Teramo) che dopo ben 10 anni dalla sua istituzione, potrebbe finalmente arrivare ad una gestione ordinaria. Tempeste elettorali permettendo.

A poche settimane dalle elezioni comunali, il sindaco di Roseto Enio Pavone che correrà per il rinnovo con il centrodestra, ha infatti affidato all’architetto Fabrizio De Gregoriis, già presidente del Circolo nautico che gestisce il porto turistico, l’incarico di revisione del Piano di assetto naturalistico (Pan) della Riserva, atteso da tempo immemore, all’avvocato Benigno D’Orazio, ex consigliere regionale della Destra, l’incarico per la redazione del Piano pluriennale di attuazione, e infine all’Associazione di protezione ambientale “Ambiente e/è Vita” l’incarico per la gestione della Riserva naturale.

Di ambiente e/è vita è presidente nazionale Benigno D’Orazio e presidente regionale Maurizio Schiazza.

La mission degli incaricati sarà quella di tutelare, gestire e valorizzare, in modo pianificato e continuativo 1.100 ettari di macchia mediterranea e spiaggia tra i fiumi Tordino e Vomano, uno degli ultimi rifugi per la flora e la fauna altrove sfrattata dall’urbanizzazione spesso selvaggia della costa teramana.

In attesa che i nuovi incaricati a cui sarà affidato il futuro dell’area protetta esibiscano risultati concreti e tangibili, merita di essere ricordata la tormentata storia di una riserva incompiuta, il cui ritardo dell’entrata a regime, è stato calcolato, è costato il mancato arrivo di un milione di euro di finaziamenti per la manutenzione del territorio, 800 mila euro di fondi per l’imprenditoria verde e le attività biocompatibili. Ed una perdita di oltre 100-150 posti di lavoro.

Primo grande ostacolo l’approvazione del Pan la cui redazione fu conferita nel 2007 dal Comune di centrosinistra retto da Franco Di Bonaventura, al professor Gianluigi Nigro.

La sua proposta però non fu adottata dall’amministrazione comunale nell’ottobre 2008 per divergenze interne alla maggioranza. La Giunta regionale di Ottaviano Del Turco decise così nel novembre 2008 di commissariare il Comune affidando la gestione della Riserva alla Provincia di Teramo.

Ma più che un commissariamento si è trattato di un “congelamento” della Riserva.

A impedirne il decollo la vertenza che si è aperta con gli eredi del professor Nigro, scomparso nel febbraio 2012, per le spettanze economiche del lavoro svolto, anche se invano. Procedura che si è conclusa con l’accordo transattivo sottoscritto il 10 dicembre 2015 e in base al quale gli eredi Nigro hanno rinunciato definitivamente all’incarico loro affidato.

Altra partita estenuante è quella della riperimetrazione dei confini della Riserva, chiesta in particolare da operatori turistici e imprenditori edili preoccupati per l’eccesso di vincoli imposti nell’area protetta.

Dopo un braccio di ferro durato anni in Consiglio regionale, la riperimetrazione è stata approvata nel giugno 2012 del centrodestra di Gianni Chiodi, ma anche con il voto di esponenti dell’opposizione di centrosinistra, ed osteggiata dal fronte ambientalista, che ha accusato Regione e Comune di voler consentire “speculazioni edilizie e nuove colate di cemento lungo la costa e non lo sviluppo turistico, ambientale e culturale dei territori”.

Esclusi dal territorio della Riserva 50 dei 1.150 ettari più antropizzati come quelli del quartiere dell’Annunziata di Giulianova, del crinale di contrada Giammartino di Cologna Paese e della zona su cui insistono le strutture turistiche del lungomare nord di Roseto degli Abruzzi.

A seguire il Comune ha approvato il progetto pilota di gestione sulle attività da svolgere all’interno della riserva. E ha nominato il Comitato di gestione. Successivamente è stato affidato al professore Roberto Mascarucci, ordinario di Urbanistica presso la Facoltà di Architettura dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, l’incarico di consulenza scientifica per lo svolgimento dell’attività di revisione del Piano di Assetto Naturalistico della Riserva del Borsacchio, oggetto ancora di contenzioso con gli eredi Nigro.

Per compiere tutti questi passi sono volati via dieci anni.

La scossa il 22 dicembre 2015: arriva il “presunto” secondo commissariamento, da parte della giunta regione di Luciano D’Alfonso.

Nominato commissario l’architetto Fabio Vallarola, attuale direttore dell’Area marina protetta Torre del Cerrano, su proposta dell’assessore ai Parchi, Donato Di Matteo.

La nomina del commissario straordinario si è ritenuta necessaria, si legge nella delibera, “in ragione del fatto che a tutt’oggi né la Provincia di Teramo né il Comune di Roseto hanno provveduto alla piena attuazione dell’articolo 69 della legge finanziaria regionale del 2005” che istituiva la Riserva naturale e indicava una serie di prescrizioni a carico del Comune e della Provincia per l’avvio della gestione.

Tra i compiti che la legge affidava al Comune di Roseto c’era anche l’elaborazione, entro 90 giorni dalla pubblicazione della legge, di un progetto pilota di gestione finalizzato all’occupazione di disoccupati e inoccupati avvalendosi di associazioni di protezione ambientale, di consulenti, di società cooperative, del Corpo Forestale, dell’Università e dell’istituto zooprofilattico “Caporale”.

Mandato di Vallarola, della durata di 24 mesi, quello di “verificare lo stato di attuazione e realizzazione della sistemazione dei cartelli segnaletici perimetrali, l’elaborazione di un progetto pilota di gestione, la definizione dell’organo di gestione della Riserva, provvedere all’affidamento dell’incarico per l’elaborazione del Piano di assetto naturalistico, l’adozione del piano stesso da parte del comune di Roseto ed infine la predisposizione di un programma di attuazione che dovrà indicare modi, tempi e costi”.

La notizia è piombata a Roseto in piena campagna elettorale, e non si è fatta attendere la veemente reazione di Pavone dell’assessore all’ambiente Fabrizio Fornaciari, che in una conferenza stampa di fuoco a gennaio hanno accusato la Regione di entrare a gamba tesa nella partita delle amministrative,  ridimensionando il commissariamento a mero “incarico ricognitivo circa lo stato di attuazione delle attività svolte”, affidato a Vallarola.

Il sospetto è che dietro il commissariamento “improprio” ci sia lo zampino dei competitor di centrosinistra alla carica da sindaco, ovvero Rosaria Ciancaione, sostenuta dal deputato di Scelta Civica Giulio Cesare Sottanelli, e Sabatino Di Girolamo, sostenuto dal deputato del Pd Tommaso Ginoble.

Scagliandosi contro gli “ambiental-qualunquisti nostrani”, Fornaciari ha evidenziato che “in realtà quanto previsto dalla legge istitutiva, e richiamato nella delibera della Regione come presunte omissioni, è stato quasi tutto realizzato proprio dall’amministrazione Pavone”.

“I cartelli sono stati messi – ha detto Fornaciari – il progetto pilota di gestione è stato approvato, il comitato di gestione è stato nominato”.

E ora è arrivato l’ultimo passaggio, ovvero l’affidamento del nuovo Pan e della gestione dell’area protetta. In un momento però poco propizio, ovvero tra i marosi di una campagna elettorale in cui la riserva sarà uno dei terreni di scontro.