L’AQUILA – Mogli, mariti, figli e parenti di assessori e consiglieri assunti in questo o quell’ente, beneficiari di consulenze e incarichi senza dare troppo nell’occhio.
Un andazzo che, almeno in Regione Abruzzo, è destinato a cambiare, come promette la draconiana risoluzione anti-parentopoli con il presidente, Luciano D’Alfonso, primo firmatario nel suo ruolo di consigliere, approvata martedì a chiusura del Consiglio regionale segnato dall’epico scontro tra il presidente e i consiglieri di Forza Italia Paolo Gatti e Gianni Chiodi e dalla mancata elezione della radicale Rita Bernardini a Garante dei detenuti.
Votata a fine seduta anche dal centrodestra, in un ritrovato clima di rappacificazione dopo la tremenda buriana, ma non dal Movimento 5 stelle, la risoluzione impegna la Giunta a disporre una direttiva indirizzata a tutti “gli enti e società partecipate, finanziate o comunque sottoposte a legislazione regionale”, nella quale si fa perentorio divieto, come si legge nel breve testo, “al conferimento di incarichi professionali a qualsiasi titolo, nei confronti del coniuge, dei parenti e degli affini entro il quarto grado di parentela di tutti componenti in consiglio regionale e l’esecutivo”.
Insomma, se si è anche lontani parenti di un consigliere regionale o di un assessore, ci si può scordare di intrattenere relazioni professionali nella galassia degli enti regionali, dove evidentemente, per stessa ammissione del presidente, il fenomeno non è affatto marginale.
Una prima misura, specifica la risoluzione, a cui dovrà far seguito un’apposita norma che disciplini la conferibilità degli incarichi.
Oltre a D’Alfonso, hanno firmato la risoluzione gli assessori Marinella Sclocco e Silvio Paolucci (Pd) e Andrea Gerosolimo (Ac), i consiglieri Sandro Mariani, Camillo D’Alessandro e Alberto Balducci per il Partito democratico, Lucrezio Paolini per l’Italia dei valori, Maurizio Di Nicola per il Centro democratico, Mario Olivieri per Abruzzo civico e Lorenzo Berardinetti per Regione facile.
“È una risoluzione contro la perdita di autonomia della macchina regionale – ha enfatizzato il provvedimento D’Alfonso – a cui farà seguito un testo organico sperando che non venga bombardato dagli emendamenti”.
“Una norma – ha incalzato il presidente – che dovrà riguardare un capodipartimento, un assessore, un consigliere, un dirigente ad alto tasso di influenza. Perché la domanda è la seguente: come si comportano rispetto alle società terze e quarte nel conferimento di incarichi a un revisore dei conti, a un componente di un consiglio di amministrazione, a un collaudatore? Per me la via maestra è di escludere, di determinare l’impedimento”.
Via libera, come detto, dal centrodestra. “Come si fa come a votare contro?”, ha commentato il capogruppo Fi Lorenzo Sospiri, che poi malignamente ha aggiunto, “Io sono single, come anche altri del mio gruppo, e le consorti dei colleghi hanno comunque tutte attività professionali avviate, ci chiediamo allora a chi è rivolta questa norma…”. Insinuando, insomma, che la risoluzione riguardasse esponenti politici regionali del centrosinistra.
D’Alfonso seraficamente ha replicato alla provocazione rendendo noto che “ho a me collegate 374 parentele, vuoi mettere che qualcuno non mi venga a chiedere un posto?” E aggiunge che nella sua Manopello (Pescara), “nei comizi ho detto ai miei concittadini di non votarmi proprio perché li voglio aiutare”.
Il presidente emerito Chiodi, condivendo il testo nelle sue intenzioni, ha proposto però di rendere ancora più incisiva la legge che verrà, estendendo il divieto “anche alle Asl e ai dirigenti regionali”.
Ha espresso invece contrarietà al provvedimento, risolto poi con una semplice astensione, il grillino Domenico Pettinari ha accusato D’Alfonso e la maggioranza di ‘sindrome bipolare’: “Ricordo che un emendamento M5s di identico contenuto alle nuove norme sulle cooperative ce lo avete bocciato”, ha concluso piccato.





