AVEZZANO – “Continuerò a servire la mia città come ho fatto in questi 3 anni, potevo fare il direttore generale ovunque e invece ho scelto di fare il sindaco perché ho la spinta del ‘civil servant’, il servitore dello Stato”.
Lo afferma ad AbruzzoWeb il sindaco di Avezzano (L’Aquila), Gianni Di Pangrazio, 60 anni, che è anche direttore speciale del dipartimento Risorse, sviluppo e supporto della Provincia dell’Aquila, di cui è stato direttore generale dal 1999 al 2010.
Un ente che è destinato a lasciare, essendo, secondo quanto si è appreso, tra la manciata di dirigenti che approderanno in Regione Abruzzo dopo la riforma che coinvolge 1.424 lavoratori provinciali.
Ma questo passaggio non causerà intoppi alla luce del “caso” di Alfredo Moroni, il dirigente del settore Personale che era anche assessore comunale dell’Aquila e che, su istanza del consigliere regionale Mauro Febbo, presidente della commissione di Vigilanza, è stato dichiarato “abusivo” ovvero incompatibile dall’Autorità nazionale anti corruzione (Anac) con conseguenze ancora da valutare.
“Nel mio caso non c’è incompatibilità – spiega Di Pangrazio – grazie alla legge del 2013 se non c’è prevalenza dell’attività gestionale nel mio incarico posso rimanere a fare il sindaco, e io ora svolgo più un ruolo di supporto non operativo, di collegamento per la stesura delle proposte di legge”.
La cosiddetta legge “salva poltrone” era un codicillo contenuto nel “decreto del Fare” del governo Letta del 2013, che regolava meglio alcuni casi di incompatibilità previsti da una delle norme anti corruzione, il decreto 39 del 2013, che avrebbero potuto inguaiare Di Pangrazio e altri amministratori pubblici abruzzesi e italiani.
“Fino a quando non c’era quella legge sono stato in aspettativa, poi sono tornato a lavoro, ma riducendo la mia attività gestionale per evitare qualsiasi problema”, ricorda Di Pangrazio.
Il primo cittadino marsicano conferma, comunque, il suo trasferimento dalla Provincia, anche se nicchia sulla certezza dell’ipotesi di un approdo in Regione, essendo i dirigenti da trasferire contenuti in un “serbatoio” nazionale da cui, in teoria, tutti gli enti potrebbero pescare, fatta salva, ovviamente, la loro possibilità di scelta.
“Mi hanno messo nella piattaforma nazionale, non so quando e se andro in Regione o in altre parti, perché da lì possono attingere tutti gli enti”, evidenzia.
Di Pangrazio risponde, infine, smentendola, alla possibilità che il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, non voglia avere né lui né la generazione di dipendenti a lui devoti che ha forgiato con 15 anni di lavoro nell’amministrazione provinciale.
“D’Alfonso ha paura di me e dei miei? Non credo, perché mai mi dovrebbe temere? – si chiede – Ho dimostrato di essere un super manager pubblico, stimato da tutti, sul piano tecnico non c’è qualcuno che mi possa temere, ma sono terzo e leale alle amministrazioni con cui lavoro”.





