L’AQUILA – “Qualcosa ancora non quadra. Siamo ora fiduciosi ma, in vista della riproposizione della candidatura, sicuramente andremo con i piedi di piombo”.
A parlare è il presidente del comitato promotore Perdonanza Walter Capezzali che, a due giorni dall’incontro organizzato a Palazzo Fibbioni, all’Aquila, con l’intento di fare chiarezza sulla vicenda legata al rinvio della candidatura della manifestazione per l’iscrizione nella lista dei Beni immateriali dell’Unesco (United nations organization for education, science and culture), si dice “ottimista e fiducioso”.
“A mio avviso – dichiara ad AbruzzoWeb – qualcuno ha voluto mettere i bastoni tra le ruote, non tanto per il rinvio in sè, ma per come sono poi andate effettivamente le cose. Non sono stati solo gli aquilani a rimanere delusi, ma anche il Governo e gli stessi ministeri che si erano occupati del caso”.
E in effetti, tutto era pronto e qualcuno già parlava di successo sicuro. “Sono 3 anni che si sente dire ‘è ufficiale’, ma solo ora possiamo metterci quasi la mano sul fuoco”, aveva non a caso dichiarato lo stesso Capezzali a questo giornale. Ma l’inghippo era dietro l’angolo o, meglio, a Windohoek, in Namibia, dove nel corso della decima sessione del Comitato intergovernativo per la Salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale avvenuta tra il 30 Novembre e il 4 dicembre 2015, la delegazione italiana è stata invitata a ripresentare un nuovo dossier.
L’iter del prossimo ciclo di valutazione si concluderà ora nel novembre del 2017 e sarà entro il 22 gennaio che la commissione Unesco Italia e gli uffici ministeriali competenti, cioè Mibact e Affari Esteri, dovranno valutare la possibilità di una nuova candidatura, che avrà valore solo se l’Italia si presenterà all’appuntamento con un solo evento.
“Da questo punto di vista siamo abbastanza tranquilli – ha sottolineato Capezzali – non solo perché è stato proprio il Comitato ad auspicare la riproposizione, ma anche per il fatto che gli stessi uffici competenti, il segretario generale del Mibact Anna Pasqua Recchia in primis, hanno confermato tutto il loro sostegno”.
Ma come è andata effettivamente in Namibia? Si tratta, in realtà, di una vicenda per alcuni versi ancora poco chiara, la cui trama si è fondamentalmente dipanata nel corso del mese di novembre, quando l’Evaluation Body incaricato di fare le proprie valutazioni, ha mosso due rilievi inediti alla stessa candidatura, resi noti solo qualche giorno prima del summit finale.
Questo quanto emerso anche nel corso dell’incontro organizzato a Palazzo Fibbioni dove, oltre a Capezzali, sono intervenuti anche il professor Francesco Sabatini, primo fautore della proposta di candidatura nel 2010, il vice presidente del comitato promotore Maria Teresa Letta, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente e l’estensore del dossier presentato all’Unesco, il professor Ernesto Di Renzo.
Per la precisione, secondo il Comitato intergovernativo il dossier andava rivisto perché erano passati 3 anni dalla sua presentazione e, nel frattempo, erano state modificate sia procedure che relativa modulistica. Due le obiezioni mosse in questo senso, cioè quelle relative alla presunta scarsa illustrazione dei requisiti R2, sul contributo della Perdonanza al dialogo, alla promozione e al rispetto per la diversità culturale e la creatività umana, e R5, sul procedimento di inventariazione non sufficientemente condiviso con le Comunità detentrici del bene immateriale in questione.
Ma è quello avvenuto nel corso del summit ad avere dell’incredibile: per replicare alle osservazioni mosse sul dossier, la delegazione ha dovuto ricorrere a due Paesi “padrini” tra i 24 membri del Comitato intergovernativo che, al momento della proposta, avevano addirittura mostrato largo consenso alla candidatura: la Turchia e la Grecia i quali, almeno in teoria, avrebbero quindi dovuto aiutare l’Italia a superare le criticità individuate dall’Organo di valutazione.
E se nel caso del criterio R5, la Turchia ha introdotto l’Italia, le ha dato facoltà di parola e il tutto si è chiuso con voto favorevole, al momento della discussione, su R2 è intervenuto il rappresentante del Belgio, il professor Marc Jacobs che, contestando anche il criterio R3, pur non essendo quest’ultimo oggetto della disquisizione, ha messo così in cattiva luce altri aspetti della Perdonanza. L’Italia ha anche provato a replicare, ma al momento del voto la Grecia, altro Paese “padrino” dell’Italia, si è astenuta di punto in bianco.
Viene a questo punto da chiedersi il perché del comportamento del rappresentante belga e per quale motivo la Grecia abbia improvvisamente deciso per l’astensione. Tutte domande a cui, per adesso, è difficile rispondere, ma che sanno tanto di strategia diplomatica degna delle più recondite fantasie di Ian Fleming.
“Un fatto strano – ha ribadito anche lo stesso Walter Capezzali – In ambito Unesco non era mai avvenuta una cosa del genere, il che mi porta ad affermare con la quasi totale certezza che qualcuno ha voluto creare l’incidente di proposito. Per quanto mi riguarda, si tratta ora di procedere con i piedi di piombo e di essere prudenti, evitando, come avvenuto in passato, di gridare vittoria prima di avere effettivamente in mano il riconoscimento”.





