L’AQUILA – È bufera dopo la decisione presa dal consiglio di facoltà di Ingegneria dell’Università dell’Aquila di posticipare di una settimana l’inizio dell’attività didattica in segno di protesta contro i tagli del decreto Gelmini.
Dopo l’annuncio di martedì del preside Pier Ugo Foscolo dell’adesione alla mobilitazione che sta coinvolgendo altri atenei italiani contro la riforma “che non dà sbocchi ai ricercatori”, si fa sentire l’Unione degli universitari, che si dichiara assolutamente contraria alla forma di contestazione, che “crea solo disagi alla didattica in un momento già molto difficile per gli studenti”.
Alle polemiche dell’Udu ha risposto Paola Monaco, rappresentante dei ricercatori di Ingegneria, che ha tenuto a precisare: “avremmo potuto scegliere una linea più dura, ma non lo abbiamo fatto”.
UDU: ”DIRITTI DEGLI STUDENTI CALPESTATI”
“Fermo restando le ragioni dei ricercatori, che comprendiamo e appoggiamo – afferma Alessia Ettorre dell’Udu, rappresentante degli studenti nel senato accademico, nonché studentessa di ingegneria – non si può scegliere una forma di protesta che crea dei disagi alla didattica, e calèesta il diritto allo studio degli studenti, soprattutto in un momento già molto difficile”.
“Oggi come oggi – spiega – raggiungere la sede della facoltà non è facile e questo slittamento di una settimana dell’inizio delle lezioni ha sicuramente creato moltissimo disagi agli studenti che vengono da fuori. Molti infatti si erano già organizzati per l’alloggio, magari appoggiandosi da qualche amico. Numerosi sono i pendolari, che già avevano rinnovato l’abbonamento ai mezzi di trasporto e che quindi hanno perso quei soldi”.
“Andrebbero concordate – conclude Ettorre – delle forme di protesta alternative che prevedano la partecipazione degli studenti: assemblee, cortei, sit-in .
Due anni fa anche noi protestammo contro la legge 133 Gelmini, ma lo abbiamo fatto attraverso forme di contestazione che non hanno intaccato minimamente la didattica e il regolare svolgimento delle lezioni, che sono dei sacrosanti diritti degli studenti”.
RICERCATORI INGEGNERIA: ”AVREMMO POTUTO ADOTTARE LINEA PIU’ DURA”
Alle polemiche degli studenti ha risposto Paola Monaco, rappresentante dei ricercatori della Facoltà di Ingegneria.
“Se avessimo davvero voluto creare disagi alla didattica – ha affermato – avremmo scelto la stessa forma di protesta adottata dai ricercatori di altre facoltà: il rifiuto di tenere corsi. Nella facoltà di Scienze, per esempio, il 100 per cento dei ricercatori mantiene questa linea dura. Invece capiamo le difficoltà che vivono gli studenti e abbiamo scelto lo slittamento delle lezioni”.
Sui corsi tenuti dai ricercatori, Monaco ha tenuto a specificare che “quello che facciamo è puro volontariato. Infatti – ha spiegato – nel nostro ruolo, che ancora non è purtroppo definito, non c’è il riconoscimento del ruolo docente”.
Sui i motivi della protesta, la rappresentante dei ricercatori di Ingegneria ha ribadito di aver “scelto di posticipare di una settimana l’inizio delle lezioni per aderire alla protesta in atto in tutte le Università contro il ddl Gelmini”.
“Comunque – ha concluso – chiariremo le nostre ragioni nell’assemblea che si terrà il 30 settembre nell’aula magna situata nei locali dell’ex Optimes”.
ARTICOLI CORRELATI:





