L’AQUILA – Per salvare il Popolo della libertà abruzzese tutti devono fare un passo indietro, dai coordinatori regionali al presidente della Regione ai livelli provinciali e comunali, e bisogna inserire qualche elemento di novità.

Questa la ricetta del parlamentare di origine aquilana Marcello De Angelis, che traccia lo scenario un mesetto dopo la debacle del partito alle Amministrative, nelle quali ha avuto picchi negativi anche clamorosi come all’Aquila,dov’è precipitato all’8% quando era al 22% appena due anni fa.

Una “crisi di consenso che segue a una crisi di gestione”, l’accusa.

Partendo dalla caduta della Giunta regionale di Ottaviano Del Turco e dalla successiva vittoria di Gianni Chiodi, De Angelis infatti ricorda che “il Pdl in Abruzzo si è trovato a gestire tutto, non solo la Regione ma anche Province e Comuni storicamente di centrosinistra. Quando si gestisce bene si cresce, quando si gestisce male si decresce – aggiunge – e questi sono dati oggettivi. Quando uno ha gestito tutto, se non raccoglie risultati ha fatto degli errori”.

Per ovviare non si può spazzare via una classe dirigente. “Il ‘tabula rasa’ se non si fa a livello nazionale non si può fare a livello locale”, sottolinea il deputato, che poi fa una metafora legata alla ricostruzione post-terremoto per spiegare la sua visione.

“Alcune case vanno abbattute – spiega – alcune altre, che rappresentano i fiori all’occhiello della città, vanno invece puntellate e magari ricostruite uguali, ma necessariamente va inserito un elemento di novità”.

Chi può essere? “Non credo ai nomi e ai cognomi né alle autocandidature – frena – Bisogna vedere se tutti avranno il senso di responsabilità di fare un passo indietro e rimettersi in circolo per creare qualcosa di nuovo”.

Il riferimento è ai coordinatori regionali Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano? “No, parliamo di ognuno che abbia una rendita di posizione”.

De Angelis affronta anche il momento fluido del Pdl nazionale, che potrebbe cambiare forma e filosofia. “Fino a pochi giorni fa c’era confusione – ammette – con persone non necessariamente titolate a farlo che parlavano con idee confuse dando benzina al gossip giornalistico. L’ufficio di presidenza ha ricompattato tutti quelli che ancora si riconoscono nel Pdl ad andare avanti uniti senza aspettare di essere logorati fino a essere polverizzati”.

In questo quadro, il ruolo di Silvio Berlusconi è destinato a cambiare e “sarà non di abbandonare quello che ha costruito fino a ora ma, anche per una questione anagrafica, di lasciare ad altri la guida. Lasciarla questa volta in senso reale – ammonisce – non stando dietro le quinte ma accompagnando una nuova classe dirigente a prendersi le proprie responsabilitàe a rendersi autonoma rispetto a lui”. Alberto Orsini