PESCARA – L’Inail chiede al Governo e agli altri enti coinvolti nella vicenda dell’hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), travolto e distrutto da una valanga il 18 gennaio 2017, il rimborso di 2,7 milioni di euro, somma corrispondente alle prestazioni economiche erogate negli ultimi nove anni ai famigliari dei lavoratori morti e all’unico dipendente del resort sopravvissuto e rimasto ferito.
Sulla questione interviene il Comitato Vittime di Rigopiano, che chiarisce come solo i parenti di sei delle vittime siano beneficiari delle prestazioni dell’istituto, mentre i congiunti degli altri cinque sono stati esclusi.
La richiesta dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, riporta il quotidiano ‘il Centro’, è rivolta alla presidenza del Consiglio dei ministri, al ministero dell’Interno, alla Regione Abruzzo, alla Provincia di Pescara e al Comune di Farindola.
L’Inail minaccia battaglia legale e invita gli enti a un eventuale accordo prima di procedere davanti al tribunale per ottenere il risarcimento.
“Si chiede il pagamento in via di surroga, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria e spese per il mio intervento” dichiara la legale dell’Inail, Manuela de Marzo.
Il Comitato Vittime di Rigopiano, chiarisce che quelle prestazioni hanno riguardato solo sei dei lavoratori morti nella tragedia.
Paola Ferretti, componente del direttivo del comitato e madre di Emanuele Bonifazi, 31enne della provincia di Macerata che lavorava come receptionist nel resort dove morirono 29 persone, spiega: “Nel nostro caso quelle prestazioni non sono state riconosciute, perché non siamo famigliari a carico”, sulla base di una serie di parametri simili a quelli per cui vengono erogate le pensioni di reversibilità. Abbiamo solo ottenuto un assegno funerario, vergognoso e offensivo – dice la donna all’Ansa – per un totale di 2.136 euro, che non hanno coperto neanche la metà delle spese funerarie”.
“Da più di nove anni – aggiunge – cerchiamo di evidenziare la carenza normativa di una legge del 1968 che regola il trattamento economico delle morti sul lavoro, sottoponendo la questione a tutte le istituzioni possibili, compresa l’attuale presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ma finora nulla è cambiato. Nessuno si è mai preoccupato di integrare quella norma e sistemare la situazione”.
Nonostante si tratti di una procedura scontata “perché l’Inail si è costituito parte civile facendo presupporre quanto poi accaduto”, il Comitato si definisce “meravigliato dalla tempestività con cui l’istituto si è attivato”, visto che “siamo ancora in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Perugia”.




