L’AQUILA – C’è anche un pezzo d’Abruzzo al tavolo del Popolo della libertà che si occupa della riforma della legge elettorale.

Nel gruppo di parlamentari chiamati a formulare una proposta per superare l’attuale sistema, il famigerato “Porcellum” che consente ai partiti di nominare i futuri inquilini di Montecitorio e palazzo Madama inserendoli in liste bloccate dove non c’è la possibilità di esprimere la preferenza, ci sono il senatore Andrea Pastore e il deputato Marcello de Angelis.

L’équipe che sta ragionando di maggioritario e proporzionale, modello tedesco o spagnolo, è stata voluta direttamente dal segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano.

Le indicazioni che sono emerse, come anticipa de Angelis ad AbruzzoWeb, “sono sostanzialmente tre: bloccare il meccanismo del ‘nominificio’, la necessità di una legge elettorale che sia preceduta da una rivisitazione dell’assetto costituzionale vigente e la condivisione della riforma con le altre forze politiche”.

“Il dibattito è appena cominciato – spiega il deputato – le proposte sono tante e siamo alla ricerca di una sintesi, sicuramente c’è la volontà di porre un freno alle indicazioni giunte dall’alto, dando più spazio alle espressioni dei territori”.

“Una delle idee discusse è quella di correggere in meglio l’attuale legge o di tornare al ‘Mattarellum’ – aggiunge de Angelis – con collegi uninominali più piccoli per assicurare una maggiore vicinanza del parlamentare all’elettorato di riferimento, magari con dei meccanismi che consentano ai cittadini di dare una sorta di ‘benedizione’ alla candidatura”.

“Per questo motivo – prosegue – abbiamo convenuto sul fatto che la nuova norma elettorale debba avere ‘più padri possibili’ ma se così non dovesse essere, se cioè gli altri partiti dovessero fare resistenza, abbiamo chiesto ai nostri rappresentanti ai tavoli congiunti di sbattere i pugni per richiedere con forza di istituzionalizzare le primarie, che diventerebbero non più un’opzione lasciata alla libera iniziativa delle singole forze politiche ma un sistema di selezione della classe dirigente riconosciuto per legge”.

“Si tratta, in pratica – conclude de Angelis – di ribaltare il metodo seguito finora, con i partiti che decidevano e gli elettori che ‘eseguivano’, rimettendo i cittadini al centro delle scelte e delle decisioni”. (pi.bi.)