TERAMO – “Avevamo timore che, lavorando per un processo di valorizzazione dei rifiuti, parte della magistratura avrebbe potuto collegare quella iniziativa politica all’inchiesta giudiziaria in quel momento in atto”.

Lo ha detto il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, a margine del convegno “Focus Ripresa: la sfida dell’Abruzzo” che si è svolto all’Università di Teramo. Chiodi non ha approfondito gli sviluppi dell’inchiesta “rifiutopoli”, che proprio oggi ha portato al rinvio a giudizio il parlamentare Fabrizio Di Stefano, il consigliere regionale Lanfranco Venturoni, l’imprenditore Rodolfo Di Zio e altri tre imputati, ma si è riferito proprio a quei mesi in cui si dibatteva sul progetto.

“C’era la volontà a quei tempi di consentire anche in Abruzzo la valorizzazione energetica dei rifiuti – ha aggiunto Chiodi – ma abbiamo letto negli atti che il pubblico ministero o il giudice per le indagini preliminari ritenevano che quel tipo di impiantistica sarebbe stata dannosa per i cittadini sul piano della salute e della prospettiva di conservazione ambientale, chiaramente esprimendo una opinione su una questione che la Costituzione riserva a coloro che sono investiti democraticamente delle scelte di governo”.

Per questo il presidente ha precisato che “ritenemmo di non modificare la legge del centrosinistra che nel 2007 subordinò la valorizzazione energetica dei rifiuti al fatto che l’Abruzzo avesse raggiunto il 40% della raccolta differenziata. Oggi questa percentuale sta per essere raggiunta se non addirittura superata – ha ribadito – per cui siamo in contatto con il Cnr per individuare la tipologia più adatta per la valorizzazione energetica dei rifiuti, come accade oggi in Svezia, Norvegia e Germania, Paesi dove si è attentissimi all’ambiente”.

“Vogliamo essere come loro che, per il 50% dei rifiuti utilizzano il riciclo e per l’altro 50% la valorizzazione ambientale, e non come la Bulgaria”, ha concluso.