L’AQUILA – Il giudice per le indagini preliminari dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella ha revocato le misure cautelari dei domiciliari per i quattro arrestati nell’ambito dell’inchiesta “Penelope” coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo.
Senza attendere il verdetto del tribunale del Riesame, il gip ha disposto la misura più lieve dell’obbligo di firma, non ravvisando più, dopo l’interrogatorio dello scorso 8 marzo, le esigenze di custodia cautelare.
I quattro coinvolti sono gli amministratori Gianfranco Iacoboni, 60 anni, sindaco di Magliano de’ Marsi (L’Aquila), e Angelo Iacomini, 46, assessore dello stesso ente ed ex vice sindaco, assistiti dagli avvocati Leonardo Casciere e Antonio Ioannucci; inoltre, gli imprenditori di Massa d’Albe (L’Aquila) Franco Celi (detto Gianfranco), 58, e il fratello Sergio Celi, 54, rappresentati dai legali Antonio Milo e Giancarlo Paris.
L’avvocato Casciere, legale di fiducia dei due amministratori, ha annunciato l’intenzione di ricorrere ugualmente al Riesame perché i suoi assistiti sono “totalmente estranei ai fatti contestati”.
Invece il collega Milo, che assiste gli imprenditori, su questo aspetto si è riservato di decidere.
L’INCHIESTA
L’inchiesta è stata chiamata “Penelope” per l’abilità degli indagati “a fare e disfare corrispondenza ufficiale tra enti e impresa concordandone i contenuti tra mittente e destinatario”.
Numerosi i reati contestati: dalla corruzione alle violazioni ambientali, dal furto all’abuso d’ufficio.
Coinvolte, a vario titolo, 11 persone tra pubblici amministratori, imprenditori e professionisti.
L’indagine ha portato al sequestro di beni per 10 milioni, tra cui una cava nella Marsica, parte di un impianto di calcestruzzo all’Aquila e sei ville a schiera a Carsoli (L’Aquila).





