L’AQUILA – Arriva una stangata da 717.000 euro sulla Asm, la società comunale aquilana che gestisce il ciclo dei rifiuti: il tribunale dell’Aquila, Sezione imprese, ha accolto la richiesta da parte del Cogesa, la società consortile che gestisce anche la discarica Noce Mattei di Sulmona, di emettere un’ingiunzione di pagamento, entro il 12 dicembre.
A incidere gli adeguamenti tariffari non corrisposti dall’Asm, e che erano stati per molti anni sottodimensionati. Su questa vicenda si era già consumato uno scontro tra l’ex amministratore unico Franco Gerardini sostituito poi da Nicola Sposetti, che ha portato la tariffa per conferire il rifiuti alla discarica di Sulmona dalle 110 euro a tonnellata, tariffe in vigore dal 2018 alle più congrue 145 euro a tonnellata, dal 2023.
Questo in particolare anche perché come spiegato da Gerardini, i rifiuti indifferenziati che arrivano dall’Aquila sono di pessima qualità, composti al 40% dall’organico putrescente che è il principe reale responsabile del miasmi della discarica, e impone un surplus di trattamento al Cogesa per l’inertizzazione.
Del resto l’accordo di ristrutturazione dei debiti e il relativo piano di risanamento, omologato dal Tribunale nel mese di marzo, prevede che la società riscuota 7.379.653 euro entro il 2025 e tanti sono i comuni debitori a cui ora a cui ora il Cogesa dopo anni di gestione allegre ha cominciato a battere cassa.
Sulmona ad esempio deve pagare di arretrati 776 mila euro, Scoppito 268.000 euro, Vittorito 212.000 euro, Castel di Sangro 141.000 euro, Corfino 124.000 euro.
Sullo sfondo anche un incarico legale a due professionisti per un costo di 280.000 euro, assegnato e poi revocato da Sposetti, che però ha spiegato un una nota che motivo dell’incarico risiedeva “solo ed esclusivamente nell’esigenza di assicurare una rapido ed effettiva riscossione dei crediti nell’interesse esclusivo della società: i due professionisti mi avevano garantito che avrebbero intrapreso l’azione legale entro due settimane dal conferimento dell’incarico. Ciò al solo fine di mettere in campo tempestivamente un’azione che da tempo si appalesa come doverosa. Voglio chiarire, inoltre, che la scelta di individuare due professionisti esterni pur regolarmente iscritti all’Albo dei fornitori e delle gare telematiche aziendale, ma non appartenenti al territorio peligno, è stata dettata dalla ragione di evitare anche solo il minimo imbarazzo tra un professionista locale ed un qualsivoglia debitore, considerato che trattasi, per la maggior parte dei casi, di pubbliche amministrazioni e per importi rilevanti”.
“Ribadisco, comunque, che non ho assolutamente alcun problema a revocare in autotutela la delibera e seguire il suggerimento, pervenuto dalla gran parte dei soci, di adottare una procedura ad evidenza pubblica che garantisca il massimo della trasparenza nella individuazione dei professionisti, procedura che avrei evitato in considerazione del fatto che potrebbe essere portata a termine in un lasso di tempo non inferiore a 60-90 giorni. Tempo che certamente rallenterà l’attuazione del piano di rientro omologato dal Tribunale”, ha aggiunto Sposetti.






